Vespa fa lo scorpione, Piroso imita Riotta. In Rai over 58 a rischio
marco | 16 gennaio 2008
Da un po’ di tempo a questa parte Bruno Vespa è diventato di un’aggressività sorprendente per un professionista della sua levatura. Non risparmia più nessuno. Sarà perché gli hanno tolto una puntata la settimana per far spazio a Dante (tra l’altro Benigni se lo sogna l’ascolto di Porta a Porta), sarà perché Berlusconi lo vorrebbe candidare, sarà perché non ne può più di affrontare sempre gli stessi problemi politici che non trovano soluzione, sta di fatto che Vespa è diventato più aggressivo e severo nei confronti degli ospiti, politici e non.
L’altra sera ha finito per bacchettare pure i sacerdoti perché sulla questione dei rifiuti di Napoli la Chiesa ha ecceduto. Lo vediamo incalzare l’interlocutore, scuotere il politico, sbugiardarlo in certe occasioni. Bravo Vespa, ancora una volta ha capito per primo cosa vuole il telespettatore, che non ne può più dei girotondi senza fine, quando i soldi dello stipendio non bastano più nemmeno per finire la terza settimana. Nella puntata dei rifiuti di lunedì sera merita un plauso particolare anche il verde Bonelli che si è dovuro arrampicare sugli specchi come gatto Silvestro per difendere Pecoraro Scanio. La puntata di Porta a Porta ha seccamente sconfitto il ritorno del Costanzo Show: più di 7 punti di distacco. Eppure l’anchorman coi baffi affrontava il tema del comune senso del pudore. Nulla a che vedere coi rifiuti di Vespa.
PIROSO IN CAMICIA. Lunedì scorso è ricominciato Niente di personale, programma de La7 condotto da Antonello Piroso.
Mentre Riotta rimette la giacca a Tv7, Piroso è ripartito in camicia, con tanto di maniche rimboccate. Durante il suo prologo-omelia, singolare l’accostamento fatto da Piroso: ha accostato Giovanni XXIII a D’Alema. Niente male. Nessuno ci era mai riuscito. L’ascolto è stato buono (3,12% di share). Tra gli ospiti il grande Francesco De Gregori e Afef, moglie di Tronchetti Provera, ex editore di La7. Bravo Piroso, la riconoscenza non va occultata.
RIOTTA E MIKE. Molto singolare (e divertente) anche il siparietto tra Gianni Riotta e Mike Bongiorno durante Tv7 di venerdì scorso. Ecco alcuni passaggi della conversazione. Riotta a Mike: “Ora lavori in tv minori… Berlusconi grazie a te ha creato un impero”.
E Mike: “Ma dai, che se divento senatore a vita potrei darti una mano… La mia tv preferita? Non so se si può dire ma è Sky”. E ancora: “Sì, sono d’accordo, il primo canale della Rai dovrebbe rinunciare alla pubblicità”. Riotta: “Anche il Papa alle 20 guarda il Tg1 e Mike cosa guarda?”. La risposta di Bongiorno: “Il Tg1 della notte perché vado a letto tardi. I miei tg preferiti sono quelli delle 14, il regionale e poi le notizie del Tg3. Poi anche il Tg1”.
Dopo il gustoso siparietto ci sorge spontanea la fatidica domanda: a Mediaset si saranno chiesti perché Mike non guarda il Tg5? Poco importa tanto in casa del Biscione si sono consolati con la vittoria di Mentana che col suo Matrix ha strapazzato il Tv7 di Riotta: 24,76% di share contro 9,50%, con più del doppio di telespettatori.
ASCOLTI, CANALE 5 SUPER. Il Padrino di Michele Placido ha conquistato la domenica e il lunedì sera, feudi d’ascolto che per tutta la stagione hanno visto primeggiare RaiUno. Tuttavia, la rete ammiraglia della Rai si è riportata a casa il sabato sera. Uscita di scena Antonella Clerici, RaiUno è tornata al successo, grazie all’infaticabile Carlo Conti e ai Migliori anni. Tutto facile domenica in pre-serata anche per Baudo contro Amadeus.
TORNA SCOTTI E IL TG5 RECUPERA. E’ bastato rivedere Gerry Scotti nel pre-serale di Canale 5 per consentire al Tg5 di Clemente Mimun di accorciare le distanze dal Tg1 di Riotta. Non più 10 punti di distacco, ma 4. Il Tg5 consolida il suo successo alle 13 nei confronti del Tg2: più di 6 i punti di distacco.
RAI, OVER 58 A RISCHIO. Si aspetta da un momento all’altro in Rai l’elenco dei dipendenti, quelli più costosi, che hanno compiuto 58 anni, che sono pensionabili e che possono essere contattati per lasciare viale Mazzini. Secondo indiscrezioni è già cominciata anche la sfida alle poltrone del nuovo cda, rinnovabile a maggio. Udeur, Italia dei Valori e Verdi chiedono un incarico di prestigio in Rai, altrimenti Prodi dovrà cedere qualcosa all’Enel o all’Eni. Ma non sarà facile contro lo strapotere che hanno Pd e Udc all’interno di viale Mazzini.





