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Achille Totaro (An): "Giuda non abita al senato, meglio perdere la pensione che votare Prodi"

marco | 24 gennaio 2008

Uscito il 24 gennaio 2008Achille Totaro è nato a Firenze il 24 settembre 1965. Eletto senatore nelle liste di Alleanza Nazionale.
Domanda. Lei è uno dei 35 senatori della Cdl che perderebbero il diritto alla pensione se si andasse alle elezioni, come si sente?
Risposta. Condivido che la politica molto spesso sia una schifezza, ma non esageriamo. È anche fatta di passione, di impegno. Io ho iniziato a 14 anni, erano tutti comunisti nel liceo di Scandicci che frequentavo, ero l’unico di destra, militavo prima in Fronte della gioventù, poi nel Fuan, nell’Msi. Quindi ne ho vissute di situazioni difficili, poi con l’andare del tempo sono arrivato fino a fare il senatore. Il mio impegno è rimasto sempre lo stesso, di quando andavo ad attaccare manifesti, tra l’altro mi porto appresso anche gli strascischi di allora, perfino un processo, per me la politica è un impegno militante. Il problema della pensione non me lo pongo proprio.
D. Quindi è pronto a tornare alla sua professione…
R. Certo. Prima di andare in aspettativa ho fatto l’operaio alle poste a 1100-1200 euro al mese, ma non mi passa per l’anticamera del cervello andare a dare il voto a Prodi per salvare la legislatura e quindi la pensione.
D. I suoi colleghi ci pensano alla pensione, ai due anni, 6 mesi e un giorno?
R. Io non sto nella testa degli altri. Comunque per maturare la mia pensione e tenerla al senato dovrei versare tutti i contributi di cinque anni che servono per pagare i senatori più anziani. La mia la prenderei a 65 anni. Siccome io non so nemmeno che cosa farò dopodomani figuratevi se penso a una scadenza lontana 23 anni. Chi fa e disfa le legislature sono i politici di lungo corso, tipo Mastella, non certo quelli di prima nomina. I pericoli non vengono da noi, ma da quelli che sono bravi a svincolarsi. Nel centro-destra non mi sembra possano esserci defezioni, ma come ripeto non si sta nella testa della gente.
D. Veniamo alla giornata odierna. Che farà Prodi?
R. Secondo me non c’è l’ipotesi che possa farcela. Lui è consapevole di non avere i numeri. La sinistra è in una fase pre-propagandistica, vuole vedere chi sono gli amici e chi i nemici. Il centro-destra deve stare attento nel fare le alleanze, nell’imbarcare transfughi dell’altro schieramento. Da qui alle elezioni ci sono mesi, bisogna stare attenti, perché se ora loro hanno il picco più basso della popolarità potrebbero provare a rimontare, come facemmo noi. Prodi farà un po’ la vittima, farà vedere che le ha tentate tutte, ma i numeri non ce li ha.
D. La fiducia è una cosa seria. Lei si fiderebbe di più di Mastella, Di Pietro e o di Dini?
R. Una bella lotta. Di Mastella non mi fiderei, anche se mi sono accorto che è un politico avveduto, ma non mi fiderei perché è capacissimo di fare la stessa scena anche a parti invertite. Dini è una persona di buona capacità ma cambia idea troppo spesso. È vero che solo i cretini non cambiano mai idea, ma allora che significa che siamo tutti cretini! Loro sono gli intelligenti e noi i cretini! In politica se non c’è un minimo di coerenza verso gli elettori diventa il mercato delle vacche. Di Pietro è un personaggio che vorrebbe arrestare e condannare le persone prima di fare i processi, tuttavia su posizioni come l’indulto ci possiamo confrontare. Comunque mi ha citato tre persone che non sono un esempio per i giovani che si avvicinano alla politica.
D. Si fida ancora di Berlusconi e Casini?
R. Casini ha sempre avuto un suo progetto neocentrista. Si è sempre saputo dove vuole andare a parare. Da Berlusconi sono rimasto deluso. Noi siamo sempre stati leali, anche a livello di base, abbiamo difeso a spada tratta il centro-destra, pure su cose sulle quali non eravamo perfettamete d’accordo. Berlusconi mi ha deluso per l’atteggiamento che ha avuto verso An, non ce lo meritavamo, ma ora si è ripianato tutto. Del resto il nostro elettorato è quello della manifestazione di Roma. È sbagliato parlare di lesa maestà, Fini fa bene a porre questioni. In famiglia si può anche litigare con un fratello o un nipote che prendono una posizione diversa, ma non si caccia di casa nessuno.
D. Continuiamo con la fiducia. Si sente più tradito da Storace, Buontempo o Alessandra Mussolini?
R. Tradito da Storace e Buontempo, perché se si hanno dei problemi personali, e di questo si tratta, nei confronti di un leader come Fini si sta nel partito e se ne discute. Se si scelgono le dimissioni bisogna rassegnarle anche da parlamentare. Dei tre quello che apprezzo di più è Buontempo. La Mussolini è stata una parlamentare, ha un cognome importante, ma è sempre stata un’esterna.
D. Di Veltroni che opinione si è fatta?
R. Secondo me ha molta più capacità di mediazione Prodi che lui. Veltroni è solo più giovane e sa parlare meglio, ma per il resto Prodi è molto più bravo, il che è tutto dire: la sinistra passa dalla padella alla brace. Veltroni appena arrivato ha sfasciato tutta l’Unione. Di Prodi si può dire tutto meno che non sia stato paziente nel tenere quell’armata brancaleone, senatori che si alzavano e parlavano per conto proprio, ma Veltroni ci ha messo molto del suo per far cascare il governo.
D. Del centro-sinistra c’è qualcuno che stima e vorrebbe nel suo schieramento?
R. Anna Finocchiaro. Persona capace, onesta, ho una grande stima di lei, l’ascolto con piacere quando parla in aula perché c’è sempre da imparare.
D. La presenza in tv quanto conta?
R. Conta.
D. Perché ci vanno sempre gli stessi? Dipende dai partiti o da chi li invita?
R. Da chi li invita. Nei partiti ci sono pure quelli che sanno stare meglio in video. In An Fini è il Luca Toni della situazione, quando va in tv segna sempre, colpisce chi guarda. Quando ci va Prodi non fa lo stesso effetto. Per Prodi la tv è più deleteria che vantaggiosa.
D. Non si avverte nei giovani una crisi di valori ideologici e spirituali, di ideali?
R. Non si può generalizzare. A esempio Giorgia Meloni dirige un movimento giovanile con tutti ragazzi che ci credono, hanno militanza e passione, mi rivedo io da giovane. Allora era innegabile che quando entrava un ragazzo nuovo diceva: «io sono uno dei vostri», perché aveva il senso dell’appartenenza. Oggi invece è più facile sentire un giovane che ti dice: «come faccio a diventare senatore».
D. Che differenze ci sono tra i circoli di An e quelli della Brambilla?
R. Nei nostri circoli di partito c’è forte il senso dell’appartenenza, per questo mi hanno stupito Storace e Buontempo che sono usciti dalla nostra famiglia. Le faccio l’esempio della Toscana: si è all’opposizione delle opposizioni tra Coop e Monte Paschi di Siena, ebbene il giovane che viene da noi vuole parlare di ideali, non ci chiede di andare al governo tanto per andare al potere, ma per risolvere i problemi della gente. Il governo è un mezzo non un fine. Nei circoli della Brambilla più di qualche giovane pensa che andare al governo sia un fine e non un mezzo.
D. L’antipolitica di Grillo. Ha ragione o lo fa per farsi pubblicità?
R. Su certe cose può aver ragione, però è sbagliato mettere tutto in un calderone.
D. Grillo le ispira fiducia?
R. Come comico mi fa ridere, ma la politica è una cosa seria. Mettere tutti nello stesso calderone significa che chi è onesto e corretto viene considerato sullo stesso piano dei corrotti e dei condannati. Ci si sente in difficoltà a continuare dopo essere stati assimilati alle persone poco perbene. Mandare affanculo tutti non è giusto.
VITA PRIVATA
Tifoso della Fiorentina, sempre presente al senato
«Ho poco tempo libero perché il partito mi impegna molto. Le mie assenze al senato sono solo quelle strategiche di quando chiediamo il numero legale. Sono tifoso della Fiorentina».
Di destra perché gli facevano cantare inni partigiani
«Fin da piccolo a scuola mi facevano cantare gli inni partigiani. Non li sopportavo. Faccio sempre il tifo per chi perde. Meglio gli indiani che i cow-boy».

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