Roma si prepara all'Election Day. Oltre a comune e provincia, anche la regione è a rischio voto
marco | 1 febbraio 2008
Anche Roma potrebbe avere il suo Election Day, un vero Big Bang come quello che si terrà martedì 5 febbraio negli States. In questo 2008 nella capitale si potrebbe votare per le politiche, le comunali, le provinciali e le regionali. Una specie di tana libera tutti, un modo per azzerare tutto e tutti. Ovviamente, almeno per il momento è soltanto un’ipotesi suggestiva, nulla di più, ma se i venti di guerra che arrivano dalla regione si tramuteranno in un ciclone, anche il governatore Piero Marrazzo rischia di essere travolto. Ma andiamo con ordine. Di sicuro dove si voterà per la scadenza del mandato è la provincia di Roma. Il presidente Enrico Gasbarra ha ultimato il mandato (potrebbe essere l’unico se le giunte Veltroni e Marrazzo finiranno a zampe all’aria), lo vorrebbero ricandidare per altri 5 anni. Tra l’altro, secondo Ekma è addirittura il terzo presidente di provincia più gradito d’Italia, la sua fiducia nei confronti degli elettori raggiunge il 62,3%. Ma lui non ha ancora sciolto la riserva sulla nuova candidatura. Prima di diventare presidente della provincia Gasbarra è stato il vicesindaco del primo Veltroni, e non è da escludere che qualcuno gli chieda di scendere in campo anche in questa partita.
Per quanto riguarda il Campidoglio cominciano a prendere corpo le voci di un clamoroso ritorno di Francesco Rutelli, già sindaco per due legislature, prima della «doppietta» di Veltroni. Se si andrà alle elezioni politiche si dovrà votare anche per il comune di Roma, visto che è stato scongiurato il lungo commissariamento e si è in attesa di nuove ipotesi dell’Anci. La girandola dei nomi dei papabili si muove già velocemente. Se Rutelli accetterà di presentarsi (tra l’altro ieri in Campidoglio ha incontrato Veltroni) non c’è trippa per gatti per nessuno. Il Pd farebbe muro intorno a questa candidatura prestigiosissima. Con Rutelli in campo sarebbe dura anche per il centro-destra trovare un rivale in grado di contrastarlo. Forse il solo Fini potrebbe riuscirci, ma il leader di Alleanza nazionale nel mirino ha la poltrona di premier, magari dopo una staffetta con Berlusconi. Resta il fatto che fare il sindaco di Roma risulta uno degli incarichi più prestigiosi in circolazione. Per leader come Rutelli e Fini è superiore perfino all’incarico di ministro. Nel caso di Rutelli, con un Veltroni col vento in poppa, non sarà facile conquistare posti al sole così prestigiosi. La voce della candidatura di Goffredo Bettini, l’inventore del modello Roma, il grande burattinaio della politica romana sembra essere una falsa pista. Difficilmente chi muove i fili dall’alto accetta di scendere sul palcoscenico. Anche Nicola Zingaretti potrebbe farci un pensierino, del resto è considerato (soprattutto da Bettini) l’erede di Veltroni. Probabilmente per lui si potrebbe aprire uno scenario diverso, magari la regione Lazio, qualora la giunta Marrazzo non ce la faccia a restare in piedi. Al momento l’ex giornalista Rai ha superato tutte le tempeste (e non sono state poche), ma ora rischia di impantanarsi in un effetto domino che potrebbe risultare fatale. La sinistra radicale ha il dente avvelenato dopo la caduta del governo Prodi. È convinta più che mai che la spallata decisiva l’abbia data Veltroni col suo Pd. Nella giunta Marrazzo ci sono diversi esponenti di spicco della sinistra che potrebbero fare un passo indietro. Attenzione: non nei confronti di Marrazzo, che dopo un inizio difficile ha saputo districarsi bene, ma a causa delle frequenti divergenze tra l’assessore al bilancio, il rifondarolo Luigi Nieri, e il Pd che ha in Zingaretti il regista (ovviamente con la supervisione di Bettini). Spesso tra il Pd e Nieri si è sfiorato il conflitto.
Un’altra situazione ancora da chiarire è la posizione dell’Udeur. Mastella potrebbe chiedere ai suoi di uscire dalle giunte dell’Unione. A quel punto un altro punto cardine della squadra di Marrazzo uscirebbe di scena. Si tratta di Marco Di Stefano, assessore alle risorse umane, demanio e patrimonio. In una botta sola il governatore rischia di perdere bilancio e patrimonio. A quel punto diventerebbe quasi impossibile rimettere insieme i cocci.





