Camerata Ciarra, presente
28 03 2008di FRANCO BECHIS
Furioso con Pierferdinando Casini che lo aveva trattato con disprezzo: «E’ lo stesso che per anni ho finanziato al festival dell’amicizia a Fiuggi e che allora si diceva essere onorato di sedermi accanto». Invece lui, Giuseppe Ciarrapico, editore e forse un giorno senatore, al suo primo comizio alle porte di Latina spiega di avere la schiena dritta: è un “cattolico combattente”, che a differenza di Casini “non si genuflette davanti a un prete”. Nostalgico? Beh «io dico camerata. Ho detto camerata una, due, tre, quattro volte! Lo voglio dire dieci volte. Perché è un modo di intenderci- che noi siamo diversi da voi. E vogliamo essere diversi. Ci piace essere diversi da voi». Ne ha per tutti il Ciarra.
Ne ha per Bertinotti, che lui accusa di essere rosso (anzi, “rosso russo”) quel tanto che serve, ma poi di andare con aereo di servizio a Biarritz «con la sua splendida signora, regina dei salotti romani». Ancora per Casini: «Lei mi ha rampognato addirittura a piazza San Pietro quando andai ad esprimere con civiltà romana la nostra fedeltà cattolica- una fedeltà combattiva- e non mi inginocchiai (come fece lei) appena dissero “sta per uscire il cardinale Ruini”.». Di più: «Lei deve tutto al suo maestro Arnaldo Forlani, eppure quando lo misero alla gogna lei non fu capace di un gesto, non fu capace di una parola… Ecco, fra me e lei, fra noi e voi c’è una sostanziale differenza: noi rappresentiamo i valori altri, noi sappiamo come pagare quando dobbiamo pagare». E se a qualcuno venisse in mente qualche debito di Ciarrapico con la giustizia (saldato), lui mica si tira indietro: «Sono stato condannato? Sì, condannato nell’epoca eccelsa della giustizia secondo Di Pietro. Non mi spaventate se mi rinfacciate la mia vita di imprenditore: ho avuto delle defaillance. Solo chi resta ferito in battaglia ha combattuto la battaglia. L’ho combattuta, e la combatto oggi in questa avventura politica». Ruggisce contro chi ha polemizzato con lui in queste ore: «Non sapendo più cosa dire hanno detto che ero antisemita, perseguitatore di ebrei! Ai tempi delle persecuzioni avevo 4 anni e mezzo. Sarò stato anche un enfant prodige, ma all’anima dell’enfant prodige!». Ma rivela che con Fiamma Nirestein è tutto chiarito, e farà con lei a La Spezia il 10 aprile il comizio di chiusura della campagna elettorale. Da non perdere, naturalmente. Dice di esere caduto nell’intervista trappola a Repubblica per «un atto di umanità, di amicizia con il principe rosso Carlo Caracciolo». In una campagna così noiosa, quel che ci resta è il candidato Ciarrapico…
Franco Bechis




















Marcolino mio, ce ne fossero come il Ciarra! (pure se è romanista…)
Ciao.
Giorgio.