Mario Biondi, la mia anima jazz

29 03 2008

uscito il 29 marzo 2008La sua voce è inconfondibile. Profonda, melodiosa. Un timbro così robusto da dargli una spiccata personalità. Vanta più dischi d’oro e di platino che album incisi. A Mario Biondi il successo l’ha raggiunto all’età giusta, non l’ha travolto né cambiato. L’ha però proiettato in una dimensione nuova, tra i big della musica, del jazz. Un italiano in cima alla piramide dei grandi del jazz non è cosa da poco. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel fortunato incontro con Chicco Capiozzo, il figlio di Giulio, il batterista degli Area, e con Mecco Guidi con i quali ha inciso l’album Whisky a go go. Un altro colpo di fortuna è stato il serial Sex and the city che scelse alcuni brani di quel disco nella colonna sonora. La svolta a fine ottobre 2006 quando esce il suo primo album, Handful of Soul, che lo porta alla ribalta facendogli conquistare, dopo pochi mesi, il primo disco d’oro, seguito a breve distanza da quello di platino. This is what you are conquista subito il mercato. Il successo lo porta a Sanremo come ospite in duetto con Amalia Grè. Anche quest’anno Baudo lo voleva al festival, ma gli impegni del tour gliel’hanno impedito.
Sempre nel 2007 vince il premio il premio Musica & Dischi per l’album più venduto dell’anno. Duetta con Ornella Vanoni nel brano “Cosa mi importa”, con i Neri per caso, con Claudio Baglioni dal vivo. Fa anche il doppiatore nel film Talk to Me. Arriva il secondo disco d’oro e il secondo disco di platino per avere superato le 160.000 copie vendute. Ora è in tournée perché c’è da lanciare il doppio album “Mario Biondi and Duke Orchestra, I Love you More –Live” (il clou nel doppio appuntamento romano al Gran Teatro il 28 e il 29 marzo).
Figlio d’arte, il padre è stato il suo primo tifoso. Il coach voleva che continuasse a giocare a basket ma lui ha preferito la musica. Il primo contratto importante con Tony Cucchiara che lo volle in Gran Prix ove c’erano anche Lando Buzzanca e Leo Gullotta. I suoi interpreti preferiti sono Edoardo De Crescenzo, Fabio Concato e Claudio Baglioni tra gli italiani. Ray Charles, Stevie Wonder, Bill Withers tra gli stranieri. Sogna un duetto con Mina («spero che prima o poi incida una mia canzone» confessa) o con Al Jarreau o De Crescenzo. Ha un debole per la filosofia greca e immancabilmente ama anche l’altro De Crescenzo, Luciano («Anche se a volte la critica me lo maltratta e dice che è superficiale»). Fino all’età di 30 anni non ha mai portato un orologio. Poi un giorno vide un Nixon digitale in vetrina, con bracciale in argento e cuoio nero, e da allora non se l’è più tolto dal polso. Ha una sfrenata passione per le auto d’epoca. Ha due Mercedes Sl, una del ’94 l’altra del ’97. Da buon siciliano adora il caffè e lo stufato della mamma. Veste sportivo ed elegante. Non si toglierebbe mai i suoi pantaloni Marithé Francois Girbaud di pelle ecologica. Preferisce le giacche a doppio petto. Non perde un film di Harry Potter. A ogni uscita corre al cinema coi suoi cinque figli, Marzio 11 anni, Zoe 9, Marika 7, Chiara 5, Ray (un omaggio a Charles) di soli 7 mesi. «E’ la mia piccola band» dice soddisfatto. Catanese trapiantato prima a Reggio Emilia e poi a Parma per amore. Ma quando deve scrivere canzoni fa un salto a Roma. «La città eterna mi ispira. Le mie canzoni sono nate tutte tra i quartieri dell’Infernetto, di Casalpalocco e di Gregorio VII. Ha un buon rapporto con la popolarità «dove non posso fare un passo senza fermarmi ogni 2 centimetri è a Lampedusa». Non sopporta il fatto che i cd di oggi abbiano perso il fascino dell’oggetto. «La tiratura in serie fa male alla musica, ai discografici, ai musicisti. La musica è sensazione, non si va avanti coi luoghi comuni di cuore e amore. E poi tutte quelle confezioni asettiche di plastica. Sul mio disco ci puoi scrivere sopra e questo la gente lo apprezza perché mi chiede l’autografo sul cd. Sui vecchi 33 giri leggevi tutto, fino all’ultimo collaboratore, su quelli di oggi non trovi nemmeno i testi». Purtroppo è questo il lato B della globalizzazione.



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One response to “Mario Biondi, la mia anima jazz”

12 05 2008
GIULIA (21:21:31) :

mario biondi sei brutto e a mio fratello dice che sei bello

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