Profiti, il presidente del Bambino Gesù: "Altro che pensioni, è la sanità la vera bomba finanziaria"
marco | 29 marzo 2008
Il professor Giuseppe Profiti, 46 anni, docente di contabilità degli enti pubblici all’Università di Genova, già direttore generale della regione Liguria e vice presidente dell’ente ospedaliero Galliera, è il nuovo presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, di proprietà della Santa Sede.
Giuseppe Profiti, nato a Catanzaro il 22 agosto 1961, è stato ufficiale della guardia di finanza dal 1985 al 1987; consigliere presso la Ragioneria generale dello stato al ministero dell’Economia e delle Finanze dal 1987 al 1994; vice commissario straordinario dell’istituto nazionale per la Ricerca sul cancro (Ist) di Genova dal 1994 al 1997; direttore amministrativo
dell’istituto Gaslini di Genova dal 1997 al 2001; direttore generale della regione Liguria dal 2001 al 2007; vice presidente dell’ente Ospedali Galliera di Genova dal 2004. E ora Tarcisio Bertone l’ha nominato presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Oltre al professor Profiti fanno parte del consiglio d’amministrazione: mons. Domenico Calcagno, i professori Bruno Dallapiccola, Giuseppe Dalla Torre, Costantino Passerino, Giovanni Rocchi, Maria Giulia Torrioli, Stefano Zamagni, Maria Grazia Salviati, padre Luciano Sandrin e suor Sebastiana Posati.
Domanda. Professor Profiti, ha raggiunto un traguardo importante?
Risposta. Sicuramente. Il Bambino Gesù è uno dei più grandi ospedali pediatrici d’Italia, d’Europa e del mondo. Il mio
incarico è un traguardo ma anche un punto di partenza. A essere sincero non me lo aspettavo fino a quando non mi è stato preannunciato.
D. Che voto darebbe alla sanità in Italia, come è gestita?
R. In media una sufficienza. Che significa voti di piena promozione da alcune parti e, inevitabilmente, anche dei punti in cui non si raggiunge nemmeno la sufficienza.
D. Gli sperperi si possono ridurre. Qual è la ricetta per diminuire le spese?
R. Gli sperperi ci sono e si possono sicuramente ridurre. Tuttavia, non illudiamoci che risolvendo
il problema degli sperperi si risolvono tutti i problemi. Da affrontare c’è un problema di finanza pubblica, il principale dei prossimi 20 anni: la bomba sanitaria ha dimensioni finanziarie nettamente superiori a quelle previdenziali, soprattutto in paesi come il nostro che hanno una curva demografica di un certo tipo.
D. La ricetta: dove si può tagliare o dove si può investire?
R. In una popolazione come la nostra, le azioni per limitare i danni possono essere: 1) il rafforzamernto dell’azione sulla prevenzione, attraverso forme diverse, stili di vita che si adattino a far sì che chi vive a lungo abbia meno patologie. 2) cominciare a pensare a un aggiustamento del sistema che presupponga di rispondere a un fabbisogno che necessita di una sorta di affiancamento psico-fisico.
D. Ma c’è poca meritocrazia e troppa politica…
R. Due elementi che devono convivere. È una questione di spazi. La politica deve avere potere decisionale. Il problema è capire dove finisce la scelta e dove comincia la gestione.
D. La ricerca… Cosa si può fare?
R. È il punto di partenza. Noi ci puntiamo molto, per vocazione e tradizione. E come diciamo spesso: se si vuole mantenere un reparto grande cinque continenti occorre anche un laboratorio che dialoghi e lavori con 5 continenti.
D. Quali sono i traguardi all’orizzonte?
R. Sogno di riuscire a portare il Bambino Gesù a essere uno dei 3-4 punti di riferimento mondiali nel campo della ricerca e
della cura, delle patologie pediatriche. Ne ha già la potenzialità e la vocazione fin da ora. A questo bisogna abbinare una ricerca altrettanto forte in aree dove è possibile. Fondamentale è un sistema a rete con strutture internazionali.
D. Che situazione ha ereditato?
R. Ho trovato una situazione con un terreno fertile su cui lavorare, quindi non posso avere alibi in caso di fallimento. Per essere un degno successore devo fare un po’ di più del mio predecessore che ha avuto grandi risultati. Dunque mi aspetta un compito stimolante e impegnativo.
D. Che cosa le piace fare?
R. Camminare in forma autonoma dentro l’ospedale. Il mio esordio è stato una notte all’una al Dea (dipartimento emergenza e accettazione). Mi sono presentato sotto sembianze anonime e la cosa che mi ha sorpreso di più è stata l’atteggiamento dei medici e degli operatori. Essere accolti con un sorriso dal guardiano che addirittura
si presta ad accompagnarmi non è da tutti.
D. La tattica di Brubaker. Il film con Robert Redford direttore del carcere che si finge carcerato…
R. Il mio era solo uno scopo utilitaristico. Volevo vedere la struttura prima di cominciare a lavorare per non chiedere poi informazioni.





