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Rai, il Pdl recluta la truppa per il comando generale

marco | 18 aprile 2008

uscito il 18 aprile 2008ripreso da Dagospia il 18 aprile 2008Alla Rai la clessidra è già stata rivoltata. Il conto alla rovescia per i cambiamenti è cominciato. Per il momento c’è un grande fermento da parte di alcuni politici del Pdl, incaricati di sondare il terreno e di preparare una lista di giornalisti vicini al centro-destra pronti a occupare le poltrone più importanti di viale Mazzini e Saxa Rubra. A maggio scade il cda, ma probabilmente ci sarà una proroga di qualche mese, in quanto il governo deve prima pensare all’Alitalia, ai rifiuti e all’Ici. Comunque, il valzer delle nomine ci sarà sicuramente. Nel Pdl c’è da cancellare lo smacco subito dall’esecutivo Prodi che prese possesso di tutte le direzioni più prestigiose.
Tuttavia va detto che il Pdl non può vantare tra i giornalisti quell’esercito di fedelissimi in dote al Pd. Pensate che, tra i direttori di tg, l’ultimo baluardo del centro-destra nell’era Prodi è stato Mauro Mazza, il responsabile del Tg2. Un direttore che la logica vorrebbe candidato al Tg1, il telegiornale più prestigioso e di conseguenza più vicino al governo. Ma Mazza è reduce da una stagione non proprio brillante: il suo Tg2 è stato costretto a subire qualche contraccolpo dal punto di vista degli ascolti. Se Mazza si è visto bruciare la dote a chi andrà la direzione del Tg1? Un ritorno di Clemente Mimun è da escludere. Se l’ex direttore lascerà il Tg5 sarà perché ha ottenuto una direzione di rete Rai o addirittura la direzione generale di viale Mazzini, un incarico che potrebbe vederlo in concorrenza con Fabrizio Del Noce, se quest’ultimo non andrà a dirigere la prestigiosa RaiFiction.
Quali sono gli uomini del Pdl sulla rampa di lancio per un posto alla Rai? Intanto, oltre a Del Noce e Mimun c’è quel Gianfranco Comanducci che col governo Prodi fu costretto a cedere il posto di responsabile del personale a Maurizio Braccialarghe. Qualcuno non esclude nemmeno un grande rientro di Agostino Saccà. Tornano in corsa per un traguardo da tagliare l’ex direttore del Giornale radio, Bruno Socillo; l’ex conduttore di Radio anch’io (rimosso dal direttore Caprarica) Stefano Mensurati; l’ex direttore di RaiInternational, Massimo Magliaro; l’attuale vice direttore del Tg1, Roberto Rosseti. Chi sarà il direttore del dopo Riotta al Tg1? Intanto prima di vendere la pelle dell’orso occorre averlo catturato e, almeno per il momento, i cacciatori sono lontani. Comunque vada a finire per la poltrona più importante dell’informazione televisiva ci vuole un «pezzo da novanta». In verità, all’orizzonte non se ne vedono molti. A eccezione dei soliti noti, il cui spostamento porterebbe un effetto domino. Ci riferiamo a Maurizio Belpietro (direttore di Panorama), Giorgio Mulè (direttore di Studio Aperto), Mario Giordano (direttore del Giornale), Andrea Pucci (condirettore dell’Adnkronos), Daniele Capezzone (direttore del Velino), Gianluigi Paragone (vicedirettore di Libero). Quest’ultimo probabilmente potrebbe essere il conduttore di un programma di approfondimento.
Ma in ballo non c’è solo il Tg1. Nella griglia di partenza per le altre cariche in quota Pdl ci sono due uomini di punta dell’associazione Lettera 22, nata con lo scopo di diventare l’alternativa di area moderata al sindacato di centro-sinistra dell’Usigrai. Si tratta di Paolo Corsini del Gr Parlamento e di Claudio Pompei del Giornale. Molto quotato anche un altro rappresentante sindacale, Pierangelo Maurizio, consigliere nazionale della Fnsi e giornalista del Tg5. Dal tg del Biscione potrebbe uscire dal cilindro il vicedirettore Andrea Pamparana. Da tenere in considerazione pure Luciano Ghelfi del Tg2 e Lanfranco Pace di Otto e mezzo. Un posto al sole potrebbe esserci anche per Marcello Veneziani e Pierluigi Diaco.

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