Camera: Fini presidente, dopoguerra finito
marco | 1 maggio 2008
Dove vuole arrivare Fini? Per anni ce lo siamo chiesti in molti, assistendo alle sue numerose svolte, compiute una dopo l’altra negli ultimi 15 anni. Dalla candidatura a sindaco di Roma alla storica nascita di Alleanza nazionale, dall’ingresso nel Pdl alla presidenza della Camera. Passi importanti che hanno lasciato sul terreno vittime illustri (la Mussolini e Storace tanto per fare due nomi), incapaci di capire e di condividere le sue rivoluzioni.
A questo punto però la domanda che ci facciamo è un’altra: la presidenza della Camera rappresenta per Fini il punto di partenza o un punto di arrivo? Lo scopriremo tra qualche anno, probabilmente cinque.
Il suo attuale ruolo istituzionale, tuttavia, non lo distrarrà molto dall’obiettivo. Fini è un Capricorno, un freddo che non si fa condizionare dall’emozione. Il neo presidente di Montecitorio sa bene che in ballo c’è l’eredità di Berlusconi. E Fini, seppure da più parti sia considerato il delfino del Cavaliere, sa bene che quel titolo non gli spetta di diritto, anzi c’è chi lo disconosce. Per conquistarlo dovrà vedersela con Formigoni, Tremonti, la Moratti e magari anche con lo stesso Silvio che non mollerà l’osso nemmeno con le stampelle. Dunque, il delfino prova a mettere le ali, cominciando da Montecitorio. Intanto, per tenere a bada gli squali ha pronunciato un discorso che è piaciuto a tutti. Cominciando dal presidente Napolitano che l’ha definito «non di parte», seppure la premessa dello stesso Fini sia stata proprio quella di autodefinirsi «un uomo di parte». Positivi anche i commenti dell’opposizione che ha apprezzato le parole ascoltate in aula. Anche quelle sul XXV Aprile e sul Primo Maggio. Queste le parole del neopresidente: «Celebrare la ritrovata libertà del nostro popolo e la centralità del lavoro nell’economia è un dovere cui nessuno si può sottrarre, specie se vogliamo vivere il XXV Aprile e il Primo Maggio come giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani e, in particolar modo, dai più giovani. Negli ultimi anni molti passi avanti nella giusta direzione sono stati compiuti e dalla quasi totalità delle forze politiche. Coloro che si ostinano a erigere steccati di odio o a negare le infamie dei totalitarismi sono pochi, quanto isolati nella coscienza civile degli italiani».
Affermazioni che non fanno una piega. Seppure qualcuno, Massimo D’Alema a esempio, sperava nella ciliegina sulla torta, nella parola magica, quell’antifascismo che Fini si è ben guardato di pronunciare. Anzi, fuori dall’aula ha risposto così all’ex ministro degli esteri: «Credo che il valore sia la libertà. L’antifascismo aveva senso quando c’era il fascismo». Per poi aggiungere: «La mia elezione alla presidenza della Camera significa che il dopoguerra in Italia è finito. Sono gli elettori con il loro voto che danno legittimità alle forze politiche e in questo caso alla destra italiana per governare o per assumere responsabilità istituzionali. Dai tempi di Fiuggi la destra politica italiana guarda al futuro, cosciente del fatto che amare la Patria è un dovere, ma allo stesso tempo serve per liberare dalle ideologie del secolo scorso. L’Italia ha bisogno di forze politiche moderne, non di forze politiche con il torcicollo. Un’insidia alla nostra libertà e alla democrazia esiste tutt’ora. Non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso, ormai superate, ma dal diffuso e crescente relativismo culturale».
Dunque, anche i libri di storia girano finalmente pagina. Non più fascismo e comunismo ma forze politiche che assieme hanno il compito di ridare credibilità alle istituzioni, dopo tutte le vicende della casta che ne hanno minato la fiducia.
Applausi per Fini ma anche qualche piccola presa di distanza. A chi, se non a Bossi, il ruolo di colui che vuol dire l’ultima parola: «L’Italia ha il tricolore, la Padania ha la sua bandiera che è bianco-verde», ha dichiarato il Senatur dopo che Fini ha reso omaggio al simbolo della nazione.
Che all’orizzonte si veda qualcosa di nuovo lo testimonia anche l’abbigliamento del neo presidente che si è presentato a Montecitorio in stile primaverile. Abbronzato, in abito grigio chiaro, camicia bianca e una sgargiante cravatta rosa. Un segno di grande «rottura» in un ambiente, quello della politica, in cui domina la grisaglia grigia e il blu scuro. Che il compito non sia facile lo testimonia anche un piccolo gesto tra due deputati del Pdl, Gabriele Toccafondi e Fiamma Nirenstein. La signora aveva lasciato la borsa a occupare un posto, ma il gentleman l’ha spostata per sedersi proprio lì. Attento delfino, il mare è pieno di piranha.






playing pocher... stabilized,super adored Bancroft devil pigeonhole ...
playing pocher | 4 settembre 2008playing pocher…
stabilized,super adored Bancroft devil pigeonhole …
soccer gambling... purrs uncles monopolizing.lawn prostration pernicious ...
soccer gambling | 12 ottobre 2008soccer gambling…
purrs uncles monopolizing.lawn prostration pernicious …