I sottosegretari partono alla pari. Il Cav darà il titolo di vice in premier
marco | 13 maggio 2008
Gira e rigira la famiglia ha trovato casa e padrone. Chi e dove? Esattamente Carlo Giovanardi e la presidenza del consiglio. Lo scaricabarile è dunque finito, il cerino più corto se l’è trovato tra le mani l’ex Udc. La famiglia, assieme alla delega della Brambilla, faceva parte dell’ultimo pacchetto (o sarebbe meglio dire il pacco) da assegnare, gli ultimi nodi da sciogliere. Nodi che hanno surriscaldato gli animi dei colonnelli di Forza Italia e Alleanza nazionale. Ma alla fine tutto è bene ciò che finisce bene. Almeno per ora. In quanto Berlusconi ha preferito non fare viceministri ma assegnare i 37 sottosegretariati, 40 in meno il numero totale degli incarichi rispetto al governo Prodi. Contando il presidente del Consiglio, il sottosegretario Gianni Letta e i 21 ministri nominati nei giorni scorsi il numero dei componenti della squadra di governo arriva a 60. Il governo del centro-sinistra con gli «spacchettamenti» aumentò il numero dei ministeri e di conseguenza dei viceministri e sottosegretari, aveva invece superato quota 100.
La Brambilla ha strappato la delega al turismo, ma quello che più conta è che la sciùra sia riuscita a evitare (sbattendo i tacchi e minacciando il premier con il rossetto) di finire sotto le grinfie di Scajola. Lei, se proprio deve finire sotto qualcuno, accetta solo il presidentissimo. E infatti la sua collocazione sarà la presidenza del consiglio, dove, oltre a Gianni Letta, saranno in sette ad avere le chiavi del palazzo. Una piccola ammucchiata. Hanno diritto a frequentare le stanze vicine al premier: Paolo Bonaiuti (Editoria), Carlo Giovanardi (Famiglia, droga e servizio civile), Michela Vittoria Brambilla (Turismo), il tesoriere di Forza Italia, Rocco Crimi (Sport), i leghisti Maurizio Balocchi (semplificazione normativa, ex tesoriere del Carroccio) e Aldo Brancher (federalismo), quest’ultimo prete paolino, bracciodestro di don Emilio Mammana, il sacerdote che ha aperto il primo ufficio pubblicità di Famiglia cristiana. Brancher è stato sottosegretario alle Riforme nel Berlusconi III. Un altro ritorno è quello di Gianfranco Miccichè. Dopo la parentesi siciliana, riconquista la delega al Cipe (programmazione economica).
Un’altra sorpresa, seppure annunciata, riguarda la nomina di Stefania Craxi, figlia di Bettino che riceve la delega agli esteri che fu del fratello col governo Prodi. Agli Esteri anche Alfredo Mantica e Enzo Scotti, già ministro dell’Interno. Un clamoroso ritorno in auge, il suo, frutto dell’impegno del neo ministro Rotondi che per la sua Dc ha strappato anche due sottosegretari. L’altro è quello di Giuseppe Maria Reina alle Infrastrutture. Assegnati al ministero di Matteoli anche il leghista Roberto Castelli, il forzista Mario Mantovani e Bartolomeo Giachino, esperto del settore trasporti, rappresentante al Cnel indicato da Confetra, già collaboratore del senatore Luigi Grillo.
Un nome che ha sorpreso gli addetti ai lavori, ma per lui si tratta di un riconoscimento atteso, è quello di Nicola Cosentino, coordinatore regionale della Campania. Farà parte della squadra di Tremonti. Con lui anche gli azzurri Giuseppe Vegas e Luigi Casero, Alberto Giorgetti di An e il leghista Daniele Molgora. Per le politiche agricole e forestali è stato scelto Antonio Buonfiglio (presidente di Agea e fedelissimo di Alemanno), per l’ambiente Roberto Menia di An.
Due cariche importanti, e ambite da più onorevoli, se le sono portate a casa Paolo Romani e Ferruccio Fazio. Si tratta della delega alle Comunicazioni e di quella alla Salute.
Paolo Romani, prima di occuparsi di politica aveva svolto il ruolo di editore di televisioni locali. Quindi è ferrato sul mondo delle tv, ma il suo requisito più importante è quello di essere molto stimato dal Cavaliere. Romani ha battuto allo sprint l’ex presidente della Vigilanza, Mario Landolfi.
Alla Salute nessuna sorpresa. Il professor Fazio è riuscito a spuntarla, nonostante per un lungo periodo siano stati fatti i nomi del professor Cognetti e della Brambilla (non desiderata dal mondo ospedaliero e scientifico, dalla casta dei baroni della medicina).
Con Fazio alla Salute ci sarà anche la leghista Francesca Martini. «La neo sottosegretaria alla Salute», spiega Umberto Bossi, «è un’esperta, assessore alla sanità del Veneto e poi rappresenta l’immagine della salute». Così, scherzando con i giornalisti, il ministro delle Riforme all’uscita del giuramento. Bossi confessa che: «La nomina dei viceministri avverrà in tempi ragionevolmente brevi. Castelli, aggiunge Bossi, deve cominciare a lavorare per fare le strade del Nord, ma Berlusconi le sa queste cose, quindi la nomina dei viceministri sarà in tempi brevi».
Alle politiche sociali ci saranno Eugenia Maria Roccella, nota soprattutto in seguito al Family Day, e Pasquale Viespoli.
Alfredo Mantovano di An andrà al Viminale, in compagnia del leghista Michelino Davico e il forzista Nitto Francesco Palma. Alla difesa approderanno l’azzurro Guido Crosetto e Giuseppe Cossiga. Ugo Martinat e Adolfo Urso troveranno casa al ministero dello Sviluppo economico. Urso avrà la delega al commercio estero. Grande riconoscimento anche per Francesco Giro, fedelissimo collaboratore di Sandro Bondi all’organizzazione e coordinamento di Forza Italia (che da ieri ha un nuovo portavoce, Daniele Capezzone). Giro seguirà il neo ministro ai Beni culturali. Il professor Giuseppe Pizza dovrà occuparsi dell’Università. Che questo sarà veramente il governo a immagine e somiglianza del Cavaliere lo si vede anche dal ministero della Giustizia. Oltre al fido Angelino Alfano, il guardasigilli, come sottosegretari sono stati scelti: Maria Elisabetta Alberti Casellati e Giacomo Caliendo, due senatori di Forza Italia, stimati collaboratori di Berlusconi. Ora il ministero della Giustizia è davvero blindato.
«Voi siete stati scelti tra molti, dopo tanti no che ho dovuto dire», ha detto il premier, «Sono state scelte dolorose, ma tranquilli allargheremo la squadra, così i numeri sono troppo esigui, non si può lavorare bene. Non riusciremo neanche a lavorare in tutte le commissioni. Chiederò all’opposizione di collaborare».





