Rotondi: "Il Pdl è una Dc di fatto"
marco | 14 maggio 2008
Basta ascoltarlo per capire. «Il discorso di Berlusconi chiude un`epoca, questa svolta è figlia del genio berlusconiano e del coraggio di Walter Veltroni. Bisogna sperare che non prevalgano le forze non politiche ancora armate per impedire una nuova, lunga stagione di civiltà politica». Gianfranco Rotondi parla come un vincitore, ma anche come un democristiano. Un gladiatore che ha combattuto nell’arena e si è portato a casa trofei importanti. Il ministero per l’attuazione del programma e la poltrona di vicesindaco in Campidoglio. Inoltre anche tra i sottosegretari ci sono esponenti Dc.
Domanda. Ministro Rotondi, qual è il segreto del suo successo?
Risposta. In primis vorrei chiarire che i sottosegretari nominati non appartengono alla Dc da me guidata. Sono di Pizza. Tuttavia li sento molto vicini, visto che un nostro slogan è: «Più Dc per tutti». Di Dc non c’è solo la mia, ma va bene lo stesso.
D. Qual è stata la strategia vincente?
R. La mia idea di rifare la Dc. E il Pdl ci concede un’occasione storica, irripetibile. Se i democristiani si danno appuntamento tutti in questa nuova formazione l’Italia riavrà un grande partito popolare e i democristiani una casa più congeniale per la loro capacità di rappresentare una comunità. Se si lavora in un grande partito si rappresenta una comunità, se si realizza un cespuglio, come ho fatto io o gli altri democristiani nella seconda repubblica, le ambiziopni di rappresentanza si riducono in partenza.
D. Tra lei e Pizza come sono i rapporti attuali?
R. Come due persone che siedono nello stesso governo. Remiamo entrambi nella stessa direzione.
D. C’è la possibilità di un matrimonio?
R. Assolutamente sì.
D. Ottimo risultato anche dal ticket Alemanno-Cutrufo che vi ha permesso di conquistare il Campidoglio.
R. Il ticket di Roma è importantissimo per il futuro, perché segue la linea del Partito popolare europeo, rappresentato dall’unione dei democristiani e dei conservatori. A Roma ha vinto un ticket che unisce queste due culture. Il dc Cutrufo, mio vice, e Alemanno, conservatore socialmente illuminato rispetto al resto della destra.
D. Quale sarà la strada da percorrere?
R. Quella del Ppe. Sbaglia chi pensa, come l’Udc, che ci debbano entrare solo i democristiani. Sbaglia anche chi pensa, come alcuni amici di Forza Italia e An, che lo si debba fare senza i dc.
D. Quindi si mira al centro?
R. In Italia il centro non è mai esistito. La Dc è di centro-destra e di centro-sinistra. L’elettorato dc ha percepito il Pdl come una Dc di fatto. Quello stesso elettorato che ha già composto una continuità tra Dc e Pdl.
D. La Mussolini dice che nel Pdl esiste la sindrome dell’Udc?
R. Perché? Noi che c’entriamo con l’Udc? Lei è mia amica ma pone questioni da un’ottica diversa da quella di chi ha ereditato il nome della Dc.
D. Ma non ha avuto nemmeno uno sgabello…
R. Per ora. Non mi pare che la storia di questo governo sia finita.
D. Anche Dini è un po’ arrabbiato….
R. Dini è un altro elemento essenziale per la costruzione di un forte partito europeo.





