Berlusconi e la Rai, un nuovo direttore generale e niente nomine
marco | 20 maggio 2008
Contrordine compagni (si fa per dire compagni…): sulla Rai si procede a folle. Pare proprio che Berlusconi si sia convinto di concedere una proroga all’attuale management di viale Mazzini. Aspettare qualche mese, cambiare solo il direttore generale. Sembra sia questa l’ultima mossa del Cavaliere, una decisione che scatenerà una forte reazione da parte degli alleati, Gasparri in testa. Tra An e Forza Italia, infatti, non sono pochi coloro che vorrebbero voltare l’attuale pagina della Rai, cambiando il presidente, i consiglieri del cda e gran parte delle direzioni operative. Ma il Cavaliere, almeno per ora, non sembra intenzionato ad acconterntarli e a sparigliare.
Il nodo prioritario da sciogliere in questo momento riguarda la scelta del nuovo direttore generale che prenderà il posto di Claudio Cappon, l’attuale manager che ha le scatole piene di un mandato che ha avuto mille peripezie e duemila ostacoli. L’ultimo il nuovo piano industriale che invece di una storica conquista sta diventando il capro espiatorio di tutti i disagi e i malesseri, come se fosse veramente il nuovo piano la causa di tutti i mali.
Chi prenderà il posto di Cappon? Sembra la risposta di una domanda di Lascia o Raddoppia. Di personaggi in grado di prendersi una gatta da pelare grossa come una tigre non ce ne sono molti all’orizzonte. In primis serve un manager esperto, capace di far tornare i conti e di saper individuare la rotta da seguire, senza tentennamenti e senza iceberg nel percorso. In seconda battuta, particolare da non trascurare, occorre che il nuovo direttore generale sia anche un esperto di televisione. Che non provenga da Mediaset o da Endemol, aziende troppo legate all’impero di Re Silvio. Inoltre non deve essere un interno, perché si farebbe troppo influenzare da quanto accaduto in passato. E poi rischierebbe di non essere imparziale.
I tam tam e i segnali di fumo indicano come favorito Giorgio Gori, l’uomo di Magnolia, quindi dell’Isola dei Famosi, ex Canale 5 e Italia Uno, marito di Cristina Parodi, conduttrice del Tg5. Un’alternativa potrebbe essere il ritorno di Flavio Cattaneo, attuale amministratore delegato di Terna, noto ai settimanali rosa più per essere il compagno di Sabrina Ferilli che un manager di successo. Il suo ritorno in Rai però sarebbe visto come fumo negli occhi. In azienda, ancora oggi, c’è chi sostiene che il cavallo di viale Mazzini non si è più rialzato dopo la sua gestione.
La Rai è davvero una polveriera. Pronta a esplodere da un momento all’altro. Ad accendere la miccia ci ha pensato il neo sottosegretario alle comunicazioni del governo Berlusconi, Paolo Romani. La sua intervista rilasciata a Klaus Davi ha scatenato un putiferio di reazioni. Addirittura Di Pietro è arrivato a dire che quanto dichiarato da Romani è «peggio di un editto bulgaro». Ma cosa ha detto Romani? Che Marco Travaglio è inammissibile in un servizio pubblico per il suo modo di fare informazione. Che Saccà deve ritornare al suo posto. Che non ha senso che la Rai trasmetta reality, quando nel contratto di servizio c’è scritto che deve mandare in onda il 65% dei programmi di utilità pubblica. Che con l’avvento del digitale non ci sarà più bisogno che Rete4 vada sul satellite. Ma su una cosa sembra confermare l’atmosfera del momento: «Ci vuole un forte direttore generale che sia la chiave affinché il servizio pubblico espleti il suo mandato assolutamente pluralista, ma nel rispetto delle regole».





