Il sottosegretario Menia: sui rifiuti si è spesa una tombola solo per gli studi
marco | 31 maggio 2008
L’arte dei pazzi. Sembra una commedia di De Filippo e invece la scena è reale. Napoli e la Campania rischiano di essere sommerse dai rifiuti. E mentre il governo cerca di affrontare l’emergenza, c’è un sottosegretario di fresca nomina che gira come una trottola alla ricerca di studi universitari, scartoffie varie, pareri di esperti e di azzeccagarbugli. «Sto diventando pazzo», confessa Roberto Menia, il numero due del ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, «a forza di girare da un ufficio all’altro alla ricerca di documenti che mi dicono esistono, ma che io fatico a trovare».
Domanda. Sottosegretario, gli ostacoli che incontrate sono dovuti alla burocrazia, all’incapità o all’omertà?
Risposta. Come è logico dopo tutti questi anni di una situazione emergenziale troviamo tante incrostazioni, le cui responsabilità sono spalmate. C’è di tutto e il contrario di tutto. Anche gli stessi magistrati, che sembrano svegliarsi solo oggi, ci dicessero che cosa hanno fatto per 14 anni. Così come tutte le parti in causa che oggi si appellano o suggeriscono strade da percorrere».
D. Le ultime decisioni della magistratura vi hanno danneggiato? Hanno tolto le armi a Bertolaso?
R. No. Bertolaso viene armato dall’eccezionalità delle misure che vengono prese. Tipo la nomina dei capi missione che rappresentano quei colonnelli con poteri eccezionali agli ordini di un generale. Del resto senza questi strumenti non ci si muove.
D. Quanto tempo dovrà passare per risolvere il problema?
R. Il presidente Berlusconi ha parlato di 3 anni. Il decreto prevede la fine dell’emergenza a fine 2009. Il problema non si risolve solo con l’apertura delle discariche, che rappresenta il primo passo fondamentale, poi ci vuole un meccanismo che vada a regime, con la costruzione dei termovalorizzatori, la raccolta differenziata.
D. Ma tutte queste scene di protesta di massa sono dovute a una forma di psicosi collettiva autentica o telecomandata?
R. Io in Italia ne ho viste tante di psicosi. Come quella degli antinuclearisti che ci ha portato a pagare l’energia il 40 per cento in più rispetto agli altri paesi. Tutti abbiamo visto il cattivo esempio di Pecoraro Scanio che faceva le masse contro i termovalorizzatori e riempiva la zona di ecoballe, più balle che eco. Stiamo assistendo al cane che si morde la coda. Le psicosi che continuiamo a vedere sono veicolate.
D. Ma la gente è in buona fede o ci marcia?
R. È stata disinformata. E la disinformazione in tutti questi anni ha trovato terreno di cultura. È notorio che ci siano spinte sotterranee della criminaliztà organizzata e di fasce estremiste della sinistra estrema, che si camuffano tra la gente. Basta vedere certi personaggi tra gli animatori. Del resto è facile disinformare, basta far pressione sul principio che ti fanno la discarica sotto casa. Tutti protestano, e in questo modo è facile mobilitare un paese intero.
D. Ma anche i politici sono stati con le masse?
R. Per non perdere i voti. È mancato il coraggio di fare le scelte, di tagliare tentacoli e teste alle piovre di vario tipo che ci sono nella zona.
D. Certi comuni andrebbero commissariati?
R. Le responsabiltà sono diverse, ognuno racconta la sua storia. Quando vai dagli amministratori del comune ti dicono che la colpa è del ritardo dei dati dell’agenzia sanitaria. A mio modo di vedere Ci sarebbero parecchie teste da far cadere. Solo di studi si è spesa una tombola. Ho il sospetto che qualche esperto non fosse nemmeno tale.





