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Quando l’abito fa il monaco. Antonio Di Pietrantonio, presidente di Antichi Telai

marco | 7 giugno 2008

uscito il 7 giugno 20081894. In un paesino dell’Abruzzo, Torricella Peligna, sono tanti coloro che cercano fortuna all’estero. Ma una giovane coppia di indigeni non ne vuole proprio sapere di emigrare. Ago e fili sono il loro patrimonio. Si comincia con un vestito. Poi ne arriva un altro. Un terzo. E così via. Oggi, dopo oltre un secolo, i nipoti di quella coppia, Antonio e Savino Di Pietrantonio, assieme all’anziana madre, continuano quella nobile arte del taglio sartoriale. Sono riusciti a creare un marchio che esportano in tutto il mondo. Antichi Telai, il nome dell’azienda, produce ogni anno 120.000 camicie, 5.000 abiti confezionati e 9.000 su misura, 4.000 pantaloni, 3.800 giacche e 20.000 cravatte.
Presidente di Antichi Telai è Antonio Di Pietrantonio. Abruzzese, 53 anni, sposato, due figlie. «I miei giocattoli da bambino non erano palla o trenino, ma forbici e centimetro», racconta Antonio, «li vedevo sparsi ovunque, a casa dei miei nonni e in quella dei miei genitori. Il mio gioco preferito era tagliare… i vestiti che realizzavano i miei per i clienti. Quanti danni abbiamo fatto io e mio fratello Savino! Ma per arrivare agli attuali livelli abbiamo fatto enormi sacrifici, in particolare i miei genitori che hanno dovuto lasciare il proprio paese, in Abruzzo, per venire a Roma e tentare la fortuna. Ore e ore con ago e filo per cercare di allestire più abiti possibile e quindi, guadagnare da vivere».
Ne hanno fatta di strada quei due monelli. Oggi la loro azienda dà lavoro a 80 persone, con un’età che varia dai 28 ai 70 anni, dislocati in 6 laboratori. Antichi Telai vanta 5 punti vendita a Roma e uno a Terni. L’azienda ha chiuso il bilancio del 2007 a 4,8 milioni di euro, mentre quello relativo al 2008 è previsto a 5,2 milioni di euro con un incremento di circa il 5%. La crescita negli ultimi quattro anni è costante ed è compresa tra il 5 e il 10%. Il portafoglio clienti è aumentato da ottomila a diecimila circa.
«Se è vero che un vestito tagliato male rovina un buon taglio di stoffa, è altrettanto vero che un tessuto mediocre svilisce il lavoro del migliore dei sarti»: è uno dei comandamenti dei Di Pietrantonio. Per Antichi Telai l’abito fa il monaco. Un occhio attento e vigile perché nell’abito l’uomo trova se stesso. Il vestito viene realizzato con tessuti prodotti dai più prestigiosi marchi al mondo: Dormeuil e Holland & Sharry che rappresentano la garanzia dell’alta qualità del prodotto. Non solo abiti, ma anche massima cura degli accessori. Il fazzoletto da taschino, a esempio, è «il nostro fiore all’occhiello», confessa Antonio, «quasi nessun altro accessorio tradisce la disinvoltura o l’insicurezza di un uomo come il fazzoletto da taschino». Ma Antichi Telai veste da capo a piedi. Dice Antonio: «Quando una nostra scarpa si calza ci si dimentica anche del piede».
Antonio Di Pietrantonio indossa solo orologi Pathek Philippe, per scrivere usa esclusivamente Mont Blanc stilografica. Fuma il sigaro Toscano al caffè. Negli ultimi 3 anni ha cambiato 5 autovetture: è passato dalla Porsche Boxster al Cayenne al Mercedes MLK, adesso è in attesa della nuova BMW X6. Possiede nella sua abitazione una prestigiosa collezione di libri del 1300 e del 1600 di diritto canonico e di diritto romano. Naturalmente, indossa i prodotti realizzati dalla sua azienda, rigorosamente su misura, dalle scarpe alle cravatte.

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