Rai, tutti gli uomini presidente. Duello Bettini-Celli, ma occhio a Calabrese
marco | 7 giugno 2008
Ormai la partita Rai non si può più rimandare. A fine giugno si avrà la formazione del cda che dovrà scendere in campo. A luglio verranno scelti il presidente e il direttore generale (che salvo sorprese dovrebbe essere Stefano Parisi, direttore generale di Fastweb). Tra agosto e settembre si potrebbe avere qualche nuova nomina tra i direttori. Prima però va sciolto il nodo della Vigilanza.
Vigilanza, Leoluca Orlando
e la trappola dei dalemiani
Leoluca Orlando dell’Italia dei Valori è il candidato scelto dall’opposizione per la presidenza della commissione Vigilanza. Una candidatura che Veltroni appoggia per mantenere fede al patto fatto con Di Pietro. Anche se Berlusconi e la maggioranza hanno già detto di non gradire. La serie di votazioni, per come è strutturata, blinda la nomina, magari dopo qualche scrutinio quando ci vogliono meno preferenze per essere eletti. Ma Leoluca Orlando sa bene che non può dormire sonni tranquilli. Il nodo è rappresentato dai dalemiani, mai così presenti nella commissione e capitanati dallo stratega Nicola Latorre. Qualora Latorre, Cuperlo, Vimercati dovessero obbedire all’ordine di scuderia di non votare Orlando per far rimescolare le carte, e magari convincere anche qualcun altro (il fassiniano Morri a esempio), la candidatura dell’esponente dell’Italia dei Valori potrebbe saltare. A quel punto Di Pietro insorgerebbe contro Veltroni e per il leader del Pd non sarebbe facile evitare lo scontro. Con D’Alema sulla riva del fiume a leccarsi i baffi. In seconda battuta sarebbero pronti Giovanna Melandri e Paolo Gentiloni, due candidati che lo stesso Veltroni preferisce di gran lunga a Orlando ma che non può lanciare nella mischia a causa degli accordi presi con Di Pietro. Alla nomina dell’esponente dell’Itv guarda con un certo interesse anche l’Udc, perché la sua nomina libererebbe un posto al partito di Casini nel cda di viale Mazzini.
Duello Bettini-Celli
ma occhio a Calabrese
È per la poltrona di presidente che si combatte la battaglia dei poteri forti. Goffredo Bettini è un candidato di peso. Vuole quella poltrona, anche perché di incarichi a disposizione ne ha persi molti. L’ultimo, quello della Festa del Cinema, lasciato al lettiano Gian Luigi Rondi con la benedizione di Alemanno e An per quanto riguarda l’evento cinematografico, ma non certo da barattare con la presidenza di Bettini alla Rai. A riguardo Maurizio Gasparri è stato esplicito: «È più facile che io diventi presidente dell’Onu che Bettini presidente della Rai». Ma dello stesso avviso non è Gianni Letta. È proprio al sottosegretario di Berlusconi che l’ex coordinatore del Pd si è rivolto per avere una sponda d’appoggio. Basterà? Vedremo. Tuttavia la posizione di Letta in questo periodo è sotto attacco da parte di Alleanza nazionale e di Tremonti. Si cerca di convincere il premier a fare più il decisionista che il temporeggiatore. Per Bettini l’impresa si presenta molto difficile anche per un altro sostanziale motivo: né Berlusconi né Veltroni lo vogliono seduto sulla poltrona di presidente della Rai. I due leader hanno altri candidati. Il Cavaliere gradirebbe la riconferma di Claudio Petruccioli, amico di Fedele Confalonieri. Il numero uno del Pd vedrebbe molto volentieri un incarico a Giovanna Melandri. La partita sta entrando nel vivo e anche i grandi giornali scendono in campo per sostenere il proprio candidato. Il Messaggero ieri ha scritto in un corsivo: «Con Bettini presidente la tv pubblica avrebbe speranza di riaffermarsi come una delle istituzioni culturali più importanti di questo paese».
Un altro pezzo da novanta è Pier Luigi Celli, che con gli anni sembra sia diventato più moderato e meno spaccatutto. Inutile dire che questa soluzione sarebbe la preferita a Massimo D’Alema, il quale punta molto su Latorre anche per allestire una squadra di giornalisti nei posti di comando dei tg di Saxa Rubra.
Dunque duello Bettini-Celli, con Petruccioli «duro a morire» e con un altro della vecchia guardia come Sandro Curzi che si autocandida (sponsorizzato anche da Gasparri). Tuttavia non è da escludere che alla fine a spuntarla possa essere un giornalista di spessore che ama frequentare i salotti più importanti. Si è parlato di Paolo Mieli e di Marcello Sorgi, ma il compenso di un presidente Rai non è lo stesso di Corriere e Stampa. Chi invece potrebbe accettare l’incarico è Pietro Calabrese, ex direttore del Messaggero, della Gazzetta, di Panorama, stimato dalla famiglia Berlusconi e da Veltroni (Calabrese con Bettini ha fatto parte del cda della Fondazione Cinema per Roma).
Parisi batte Del Noce
per la direzione generale
Berlusconi ha detto di volere un manager esterno per la direzione generale. Stefano Parisi sembra sia il predestinato a prendere il posto di Claudio Cappon. Prima di mollare l’osso Fabrizio Del Noce le proverà tutte per rientrare in partita, ma a quanto pare il Cavaliere potrebbe chiedergli di andare a dirigere il Tg1, qualora Riotta non dovesse restare. O in terza battuta potrebbe strappare a Giancarlo Leone la direzione di RaiFiction. Mentre Gianfranco Comanducci resta in corsa per la direzione di RaiUno, per la quale sono in lizza anche Agostino Saccà e Massimo Liofredi, capostruttura di Domenica In (ma forse è più facile per lui strappare una vicedirezione). Se Antonio Marano dovesse andare al cda si aprirebbe la corsa alla sua successione a RaiDue.
Il nuovo cda
di viale Mazzini
La Lega dovrà scegliere tra Marano e la Bianchi Clerici. Per l’Udc la partita è tra Erminia Mazzoni e Rodolfo De Laurentiis. An dovrebbe candidare Massimo Magliaro. Di Forza Italia l’unico sicuro è Alessio Gorla, uomo di fiducia di Berlusconi. Gli altri sono nodi da sciogliere. Il Pd non riconfermerà nè Rizzo Nervo, né Rognoni.





