Spioni, Angelino va alla guerra. Intercettazioni nel mirino di Alfano: privacy e troppe spese
marco | 10 giugno 2008
Siamo un popolo di santi, navigatori, poeti e… intercettati. Qualora non ce ne fossimo mai accorti ci ha pensato il guardasigilli Angelino Alfano a ricordarcelo: «L’Italia è un paese messo sotto controllo e gli italiani il popolo più intercettato d’Europa».
Quindi con le buone o con le cattive si è deciso di mettere il bavaglio al grande fratello. A questo spione che si fa i fatti nostri in maniera galeotta, violando la privacy, non solo degli indagati ma anche delle persone che si incrociano con loro al telefono, ignari che l’interlocutore sia sotto inchiesta.
«La privacy è un diritto inviolabile», ha premesso Alfano, «la vera necessità, che oggi diventa priorità, è operare un riequilibrio tra due diritti: quello delle indagini e quello della tutela della privacy. Figuriamoci se si vogliono spuntare le unghie alla magistratura. Ciò che si vuole evitare è che cittadini, ignari di parlare con un indagato, che nulla hanno a che fare con il reato perseguito e con le vicende oggetto delle indagini, trovino la loro sfera privata stravolta attraverso la pubblicazione sui giornali delle loro telefonate».
E allora Alfano ce la metterà tutta per convincere il governo a «mettere un freno a una pratica abusata e molto costosa. Fare ordine è possibile, senza comprimere il diritto di informare e senza depotenziare le inchieste della magistratura».
Il guardasigilli ha illustrato in commissione alla camera le linee di intervento che il governo intende adottare: sì alle nuove regole, no al bavaglio per i giornalisti e alle mani legate per i magistrati.
«Nessuno vuole arginare l’azione della magistratura o comprimere le indagini. Il codice vigente in materia – ha ricordato il ministro – prevede e punisce già da oggi il reato cosiddetto di fuga di notizie. Purtroppo non è stato sanzionato quasi niente quando, sovente, il codice è stato platealmente violato».
«Il nostro governo – ha quindi annunciato il ministro – presenterà una proposta alle camere e siamo fiduciosi sul fatto che, al di là del dibattito che si è sviluppato sui giornali, anche in questa materia si possa venire a capo di una vicenda in modo assolutamente responsabile, dove per responsabile intendo l’approccio di chi ritiene che il problema esista e vada risolto».
«In Italia – ha spiegato Alfano – oltre centomila persone nel corso di un anno vengono intercettate, negli Stati Uniti sono 1.700, in Svizzera 2.300, in Olanda 3.700, in Gran Bretagna 5.500, in Francia 20.000. Se ciascuno degli intercettati italiani fa trenta telefonate al giorno fa tre milioni. Dando per scontato che ogni persona non parla ogni giorno con gli stessi trenta individui e moltiplicando tutto ciò per un numero imprecisato di giorni in cui il soggetto viene intercettato, arriviamo a tre milioni di soggetti al giorno moltiplicati per il numero dei giorni per cui il soggetto patisce l’intercettazione. E partendo dal fatto che non sono ogni giorno le stesse tre milioni di telefonate che vengono intercettate, probabilmente c’è intercettata una grandissima parte del nostro Paese». Dati che fanno paura.
Alfano ha affrontato anche il tema dei costi: «la spesa riguardante le intercettazioni è in continua crescita e ha avuto un incremento di circa il 50% dal 2003 al 2006. Inoltre l’attuale sistema, in base al quale ciascun ufficio di procura procede autonomamente al noleggio degli apparati e alla contrattazione del prezzo, si è rivelato molto costoso ed irrazionale, dato che la varie procure hanno stipulato contratti a prezzi molto differenti ciascuna dall’altra. Per cui abbiamo bersagli che costano x da parte di una procura ed altri che costano x al cubo da parte di altre procure».





