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Santagata chiama a una nuova adunata i prodiani

marco | 17 giugno 2008

uscito il 17 giugno 2008

A Prodi fare il nonno non gli si addice proprio. Anche se cantare la ninna nanna è una sua specialità. Soprattutto quando parla da moderato e dà consigli agli italiani. Ogni volta, invece, che si è ribellato alle accuse ha sempre saputo tirar fuori la spada e combattere. Per metterlo ko ci sono volute le acrobazie e i voli pindarici di Mastella e Dini. Ai quali porterà rancore per tutta la vita. Come del resto lo rimpiangeranno finché campano Bertinotti, Pecoraro Scanio e tutti i prodiani orfani del Professore, da Parisi a Santagata. Proprio quest’ultimo, l’ex ministro per l’attuazione del programma, ha più di tutti nostalgia dei tempi che furono. In una lettera spedita via mail agli iscritti del sito, ai militanti prodiani ha sondato il terreno per il grande ritorno, chiedendo loro: «Mi piacerebbe rispondeste con la vostra consueta sincerità: pensate sia giusto provare a restituire ai cittadini un reale ruolo nella politica, nello spirito delle Primarie? Ritenete che ci sia spazio oggi in Italia per uno strumento di infodocumentazione attraverso internet che generi contatti reali e utili sui territori? Come lo immaginate? Spero davvero di ricevere tanti contributi e, assieme a voi, costruire un progetto dove ognuno sia protagonista attivo e motivato».
Un modo per sondare se c’è lo spazio (e la voglia) per rituffarsi nella mischia. Del resto sia Prodi sia i prodiani ne hanno dovuti ingoiare di rospi in questo periodo del Veltrusconismo. Botte dalla maggioranza e botte dall’opposizione. Finire tra l’incudine e il martello non deve essere certo piacevole, nemmeno per uno come Prodi che di minestrine ne ha mangiate e… cucinate.
Santagata lancia il sasso nello stagno dopo un preambolo nostalgico dei tempi gloriosi: «I 618 giorni del governo Prodi sono trascorsi tra mille difficoltà ma anche molto impegno e voglia di cambiare il volto del Paese. Non siamo riusciti a farlo fino in fondo e come avremmo voluto. Facendo errori e trovando ostacoli che neppure immaginavamo. Le ultime elezioni ci hanno poi detto che la nascita del Pd non è stata sufficiente a confermare la fiducia dei cittadini nei nostri confronti».
A questo punto Santagata si produce nello scatto che lancia la volata ai fedelissimi prodiani: «Oggi siamo chiamati a ricostruire dall’opposizione le basi di un progetto in sintonia col paese. Per fare questo continuiamo a pensare che sia necessaria una partecipazione vera, diffusa ed efficace. La politica non può chiudersi in una torre d’avorio immaginando di interpretare le esigenze dei cittadini, le aspettative delle nuove generazioni e i bisogni di chi ha meno. Lo abbiamo sempre pensato, abbiamo cercato di trovare modi per dimostrare che è possibile qualcosa di diverso. Per questo è stato un errore interrompere le comunicazioni fra di noi e spero sia possibile riallacciare i fili di un rapporto».
Un mea culpa che può fare da elastico per rilanciare l’idea. «Pensiamo utile», scrive ancora Santagata, «partire dall’esperienza della Fabbrica e da quel primo esempio di social-network politico Incontriamoci che ha lavorato a fianco di Romano, dell’Ulivo e dell’Unione. Abbiamo idee e voglia di impegnarci. Ma sarebbe presuntuoso chiedervi di unirvi a un progetto già predeterminato. Questa mail è una sorta di sondaggio». Agli adepti l’ardua sentenza.

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