Rai, con la Lega il gioco si fa duro. Bossi vuole due consiglieri nel cda e un direttore del Gr2
27 06 2008
La nuova Rai resta appesa al pettine e ai suoi nodi. Vigilanza, presidente e direttore generale, rinnovo del cda e nomine di reti e tg: si tratta su tutto. E finché la trattativa tra i partiti non si concluderà le pedine resteranno ferme, per poi andare a dama, una dopo l’altra, in brevissimo tempo. Intanto va detto che la Consulta ha deciso di rinviare a nuovo ruolo il conflitto su Petroni. Quindi nessuna decisione prevista per l’8 luglio. In pratica una mossa che si potrebbe interpretare come un segnale per dire: signori miei, fate il vostro gioco.
Il primo nodo da sciogliere riguarda la Vigilanza. Berlusconi e il Pdl non hanno cambiato idea su Leoluca Orlando, soprattutto dopo quanto detto ai microfoni di Klauscondicio da Di Pietro: «In Rai devono fare una scelta, o prendono Orlando o se lo prendono in quel posto». Prese di distanze da destra a sinistra. Giorgio Lainati parla di linguaggio «scurrile e inaccettabile», Giorgio Merlo di «politica che non ci appartiene», Roberto Rao dell’Udc: «Se i toni e gli argomenti di Di Pietro sono questi, noi non possiamo avere nulla a che fare con lui», Maurizio Gasparri: «Evidentemente le nostre perplessità sull’Italia dei Valori sono più che giustificate». Il gioco si fa duro. Ed ecco che spunta la Lega. Il Carroccio, più che mai, questa volta vuole tracciare il solco a viale Mazzini. Per poi trasferire a Milano qualche redazione.
Che cosa chiede la Lega. Il partito di Bossi fa la voce grossa e subito si alzano i toni dello scontro. Il Carroccio vuole due posti per il cda, uno per Giovanna Bianchi Clerici e l’altro per Antonio Marano che ha chiesto un incarico maggiore prima di lasciare la direzione di RaiDue. Ma Forza Italia non ne vuole sapere di mollare un secondo osso ai leghisti. I cinque posti del cda secondo gli azzurri vanno assegnati tre ai forzisti e uno ciascuno a Lega e An. Ma l’accordo si potrebbe trovare su un nome condiviso da tutto il centro-destra. Inoltre il partito di Bossi chiede l’assunzione al Tg1 a tempo indeterminato al politico della precaria Sonia Sarno, il trasferimento a Milano di RaiDue, lo spacchettamento delle testate del giornale radio, in pratica il ritorno a Gr1, Gr2 e Gr3, con il trasferimento a Milano del Gr2 diretto da un giornalista in quota Lega. Richieste, se si eccettua l’assunzione della Sarno, sulle quali anche nel Pdl ci sono diverse obiezioni.
L’enigma Calabrese. Un altro nodo da sciogliere riguarda Pietro Calabrese, ex direttore di Panorama, Messaggero, Gazzetta dello Sport, ma anche figura di spicco nel cda veltroniano della Festa del Cinema di Roma. Calabrese figura tra i papabili nella corsa alla presidenza della Rai, in quota Pd, e in seconda battuta per il cda.
Il caso Paglia. An sta cercando in tutte le maniere di trovare una degna collocazione a Guido Paglia, candidato dal partito di Fini alla direzione generale. Poi la candidatura di Stefano Parisi di Fastweb voluta da Giulio Tremonti ha interrotto la corsa. In un secondo tempo si è parlato di vicedirezione, ma il ruolo è già ricoperto da Giancarlo Leone. Salvo ulteriori sorprese Paglia sarà il consigliere in quota An del cda. Quindi finora sicuri di far parte della squadra di viale Mazzini sono Claudio Petruccioli (Pd), Alessio Gorla (Pdl- Fi), Nino Rizzo Nervo (Pd), Guido Paglia (An), Pietro Calabrese (Pd) e Giovanna Bianchi Clerici (Lega). Sui restanti tre posti è bagarre. La poltrona Udc è contesa tra Rodolfo De Laurentiis ed Erminia Mazzoni. L’ultimo seggio del centro-destra se lo contendono: Rubens Esposito, Piero Melograni e Antonio Marano. Il prescelto dal ministero del Tesoro dovrebbe essere ancora Angelo Maria Petroni.
Una volta fatto il cda si procederà alle nomine del direttore generale e subito dopo inizierà il valzer dei direttori di reti e testate giornalistiche. Per la sostituzione di Cappon invece Parisi sembra non aver rivali, anche se non sarà facile dribblare la finanziaria e modificare il tetto sui compensi. L’attuale direttore generale di Fastweb non è un dirigente che si prende coi saldi.



















