Marco Castoro

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Veltroni: Non siamo la banda del buco

marco | 25 giugno 2008

uscito il 25 giugno 2008Walter Veltroni non ci sta. Sbatte i pugni sul tavolo. La sua Roma, quella del «modello Roma» famoso nel mondo, non può essere chiamata la banda del buco. «Berlusconi ha inventato una grande bufala mediatica e ha montato una campagna che Alemanno ha subìto. Il presidente del consiglio ha deciso di sferrare un attacco nei miei confronti». L’ex sindaco di Roma sembra di getto aver ritrovato la forma dei giorni migliori. Dopo qualche giorno di stand-by, preoccupato più dalle beghe interne del Pd che dalle polemiche sul deficit di Roma, è tornato prepotentemente all’attacco, ribadendo, se ce ne fosse ancora bisogno, che il dialogo tra maggioranza e opposizione è bello che sepolto. Leggi il resto dell’articolo »

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Vigilanza Rai, c'è l'accordo per Orlando se Petruccioli resta presidente. Il Pdl ricusa Melandri, Bettini e Gentiloni. Parisi direttore generale, con Leone e Paglia vice

marco | 24 giugno 2008

uscito il 24 giugno 2008E’ bastato agitare gli spettri della Melandri, di Bettini e di Gentiloni, nella corsa alla presidenza Rai, per far ingoiare al Cavaliere il rospo Leoluca Orlando. In pratica è andata così. Berlusconi è stato sempre contrario a un presidente della commisssione Vigilanza indicato dal nemico Di Pietro. Per contro il leader dell’Italia dei Valori, addirittura, era arrivato a minacciare una candidatura di Marco Travaglio al cda della Rai se Orlando non fosse stato il prescelto. Perché se il partito dell’ex pm di Mani Pulite avesse perso la Vigilanza sarebbe tornato in corsa per un posto nel consiglio di amministrazione, beffando l’Udc di Casini che a quel punto sarebbe rimasta fuori dai giochi di viale Mazzini. Leggi il resto dell’articolo »

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Il vaticanista del Tg1 anticipa l'Angelus del Papa

marco |

uscito il 24 giugno 2008

Qualcuno direbbe che è proprio vero: non c’è più religione. Nemmeno nella rete più cattolica della Rai. Per la prima volta nella storia della tv è stato violato l’embargo dell’Angelus del Santo Padre. A compiere l’«insano gesto» è stato niente poco di meno che il vaticanista del Tg1, Aldo Maria Valli, che ha annunciato prima dell’intervento di Benedetto XVI, i temi del discorso.
L’affronto non è passato inosservato nelle stanze della Santa Sede e qualche eminenza è tornata ad affrontare un problema che in Vaticano è molto sentito: il Tg1 di Gianni Riotta. Leggi il resto dell’articolo »

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Prendi i soldi e scappa. le storie dei trader che, agendo nell'ombra, hanno affondato banche e finanziarie

marco |

DALLA STAMPA

La lista degli speculatori truffaldini si allunga. Proprio nella settimana in cui gli agenti dell’Fbi stanno soffiando sulla tela di «Mutuo maligno», l’operazione che ha portato sott’accusa oltre 400 persone e in carcere più di 300, tra le quali anche gli ex top manager di Bern Stars Ralph Cioffi e Mattewh Tannin, la polizia di New York è sulle tracce di Samuel Israel, un trader che è accusato di aver sottratto 450 milioni di dollari a decine di investitori attraverso il suo fondo Bayou Grop. Leggi il resto dell’articolo »

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Azzurri fuori, i commenti. Mura: "Una sconfitta ai punti, ma va avanti chi ha fatto di più"

marco | 23 giugno 2008

DALLA REPUBBLICA

di GIANNI MURA

Ci è mancato poco, una maggior precisione nei rigori, perché così si è conclusa Spagna-Italia. De Rossi e Di Natale si sono fatti parare il tiro, Buffon aveva già raddrizzato la barca respingendo su Guiza. Fabregas non ha sbagliato il pallone decisivo. Ed è giusto così, tutto sommato. La Spagna ha fatto di più per vincere e il merito dell’Italia, sia detto senza ironia, è di averla obbligata a giocare 120 minuti al di sotto del suo livello. Leggi il resto dell’articolo »

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Azzurri fuori, commenti. Vocalelli: "Ma non è stata solo sfortuna"

marco |

DAL CORRIERE DELLO SPORT

di ALESSANDRO VOCALELLI

In questi casi, e vedrete che molti lo faranno, è forte la tentazione di prendersela con la sfortu­na. In questi casi, a mio avviso, è giusto invece ri­conoscere subito che i rigori hanno comunque premiato i più forti. La Spagna, bisogna ammet­terlo, ci è stata superiore per centoventi minuti, ha fatto calcio e fatto gioco, con la naturalezza di chi ha costruito un progetto, puntando sulla fre­schezza, sulla gioventù, sulla qualità. L’Italia, e non è spiacevole dircelo, è stata, invece, la solita squadra alla ricerca disperata di se stessa, dei suoi equilibri, dei suoi sogni, delle sue fragili cer­tezze. Anzi, delle sue formidabili incertezze. Una squadra che ogni volta si è trasformata in corsa, nella speranza di accendersi, di trovare un colpo a sorpresa. E così come De Rossi, escluso nella prima partita, era stato il migliore in campo con­tro la Francia, così ieri Cassano – il più formidabi­le dei solisti – è stata l’unica nostra speranza di far barcollare i rivali. Leggi il resto dell’articolo »

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Azzurri fuori, commenti. Beccantini: "Il ct scaricato da Abete e dai bomber"

marco |

DALLA STAMPA

di ROBERTO BECCANTINI

A casa. Perché al cuore si può comandare, ma alla mira degli attaccanti, no. E se ti aggrappi sempre ai rigori o a Buffon, prima o poi cadi. Notti come Berlino capitano una volta ogni secolo. A casa, eliminati da una Spagna che ha confermato di essere più squadra e ha avuto più coraggio. Spettacolo di basso profilo, risultato onesto: l’arbitro non c’entra. Quattro partite, quattro Italie: Roberto Donadoni ha montato e smontato l’assetto, molto perché all’inizio ci aveva capito poco e un po’ per esigenze spicciole, penso alle squalifiche di Pirlo e Gattuso. Con l’Olanda, sbagliammo l’atteggiamento; con la Romania, prima ci legnò Ovrebo e poi ci salvò Buffon; con la Francia, nuda alla meta, abbiamo raccolto l’unica vittoria di un torneo tribolato e grigio. L’infortunio di Ribery e l’espulsione di Abidal sono stati episodi cruciali, forse trascurati. La fase finale di un Mondiale o un Europeo azzera i confini: o, quanto meno, li confonde. Non si spiegano, altrimenti, gli assillanti restauri fra una sosta e l’altra, nel tentativo, vano, di ripristinare una parvenza di gioco. Da Materazzi-Barzagli a Panucci-Chiellini, da Di Natale a Del Piero, ripescato agli sgoccioli, al Cassano «apolide» di ieri sera. Per tacere dello strano caso del dottor Toni e mister Hyde. Baffi o no, siamo sicuri che fosse lui? Leggi il resto dell’articolo »

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Azzurri fuori, i commenti. Sconcerti: "Una squadra che non è più se stessa"

marco |

DAL CORRIERE DELLA SERA

di MARIO SCONCERTI

Tutti a casa per colpa dei rigori, lo stesso modo cattivo con cui due anni fa avevamo vinto. Usciamo giustamente, la Spagna ha qualcosa più di noi, soprattutto è l’Italia che non è più se stessa. Quando non si riesce a segnare un gol su azione in quattro partite vuol dire che è sbagliata la fonte e che l’errore da lì contamina il resto. Abbiamo giocato solo una partita di contenimento, siamo mancati nei giocatori che dovevano ripartire. Prima di tutti Cassano, stavolta solo scolastico, poi Toni, solitario e goffo, quindi Aquilani, costretto a fare il mediano aggiunto. Aspettando e basta abbiamo giocato guardando la Spagna fare il suo piccolo compito. La loro bravura è stata resistere nel ritmo e nella modica difficoltà che ci procuravano. Ma l’Italia non c’era, non ricominciava mai. È stato tutto occasionale, tutto molto confuso. Come del resto anche contro la Francia. Solo il nostro disperato bisogno di vincere poteva scambiare un successo complesso e fortunoso per uno straordinario segnale di rinascita. Leggi il resto dell’articolo »

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Azzurri fuori di rigore. Donadoni fuori e basta

marco |

Dispiace dirlo e scriverlo. Quando un ciclo finisce non c’è da stare allegri. Gli azzurri campioni del mondo lasciano gli Europei dopo la lotteria dei rigori che premia la Spagna. Quegli stessi rigori che bisogna avere meriti e fortuna per vincerli. Lippi ci è riuscito, Donadoni no. Donadoni è proprio sfortunato ai rigori, per lui sono una condanna. Da giocatore (errori fatali a Italia 90 e in Usa 94) e ora da ct. Ma non è giusto dire che l’eliminazione dell’Italia sia solo dovuta alla sfortuna. Contro la Spagna gli azzurri hanno dimostrato di non avere un gioco e di non essere in condizioni lucide, tecniche e atletiche per andare avanti. Anzi, perdendo ai rigori abbiamo limitato i danni. Tuttavia va detto: è finito un ciclo. Donadoni, per carità non vogliamo essere cinici ma obiettivi, deve essere rimosso dall’incarico. Da persona intelligente capirà lui stesso che è meglio dimettersi e lasciare il posto al rientrante Lippi, la cui nazionale non è mai stata rinunciataria come quella vista in campo contro la Spagna. L’Italia di Donadoni sembrava una squadra degli anni ’60, magari allenata da Herrera. Ritmi bassi, lanci lunghi e difesa ferrea con 10 uomini nella propria metà del campo. Un catenaccio vero e proprio. In realtà anche la Spagna non è che abbia fatto nulla di eccelso, anzi aveva una paura storica degli azzurri, ma gli iberici comunque hanno un gioco. L’Italia di Donadoni invece è una squadra in stato confusionale che fa scendere in campo una formazione che poi rinnega, cambia in corsa, in maniera quasi sorprendente. Gli ingressi in campo di Di Natale e Camoranesi hanno dato l’impressione che siano stati un passo indietro verso le scelte iniziali. Lo stesso incaponirsi su Toni è risultato controproducente. Perché non provare Borriello nei supplementari? Visto che in 4 gare non si è mai segnato un gol su azione, anche se Toni, pur non essendo in formissima, non è mai stato messo nelle migliori condizioni per esprimersi. Una squadra che ha giocato con poca profondità, che sugli esterni non ha giocato come sa, con Toni solitario in avanti, Zambrotta e Perrotta troppo lontani dalla forma mondial, con l’infortunio di Cannavaro, e con la non convocazione di Inzaghi, che anche subentrando dalla panchina in pochi minuti riesce sempre a entrare in partita (e la sua lucidità sotto rete non si discute).
Ma col senno del poi non si vincono le partite. Anche se Donadoni ha dimostrato di non essere Lippi.
Qualcuno risponda a questi due interrogativi: dove è finita la brillantezza degli azzurri mondiali? E che cosa resterà del ciclo di Donadoni in azzurro?

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Rifiuti & sanità, la guerra di Piero. Marrazzo accerchiato per i debiti. La sua gestione nel mirino

marco | 21 giugno 2008

uscito il 21 giugno 2008Ora ci si mette pure Galan a sparare sulla croce rossa. Da ieri anche il governatore del Veneto è entrato di diritto nell’elenco di coloro che vogliono lo scalpo di Piero Marrazzo. Rifiuti, sanità, debiti: al presidente della regione Lazio ormai non ne va più bene una. È diventato un bersaglio, una specie di calamita per le polemiche. Accerchiato dai nemici, il suo fuoco di sbarramento non resisterà ancora per molto. Eppure quando vinse le elezioni era bello come il sole. Rappresentava la voce del cittadino, il nuovo che avanza, la classe media che va in Paradiso. Sono passati tre lunghi anni e del giornalista Marrazzo, il conduttore di Mi manda RaiTre, l’inviato del Tg2, restano solo dei ricordi ingialliti dai fatti e dai misfatti. Oggi il governatore Marrazzo viene accostato al buco miliardario della sanità laziale, alla paura che Roma e la sua regione diventino una discarica a cielo aperto come Napoli e la Campania. Leggi il resto dell’articolo »

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