Marrazzo, quel tesoretto per amico
marco | 1 luglio 2008
Ci sono tesoretti e tesoretti. Quello da Chi l’ha visto di Tommaso Padoa Schioppa e quello «cash» di Piero Marrazzo che ammonta a 245.833, 81 euro. Fino all’ultimo centesimo ancora nelle casse dell’associazione che porta il suo nome, proprietaria del simbolo della lista civica che ha permesso all’ex giornalista della Rai di vincere le elezioni del 2005 e diventare presidente della regione Lazio. Un tesoretto che servirà a Marrazzo nella campagna elettorale che dovrà portarlo nel 2010 a ricandidarsi per la riconferma da governatore. L’associazione Piero Marrazzo per i diritti dei cittadini ha ricevuto come contributi statali 321.800,47 euro. Entità della somma stabilita in base ai consensi ottenuti dalla lista. Più sono i voti ricevuti più piovono rimborsi. Tolti i debiti – dovuti alle spese anticipate da finanziatori e sostenitori che credettero in Marrazzo – in cassa restano ancora quasi 246 mila euro. Complessivamente si sono spesi circa 76 mila euro, poco più di un quinto del gruzzolo. In pratica la precedente campagna elettorale e qualche spesa dovuta al sostegno di qualche candidato amico del Pd, impegnato nelle politiche o nelle amministrative, hanno fatto spendere solo una cifra irrisoria rispetto all’intero bottino. Viene da chiedersi se siamo davanti a un cassiere grande risparmiatore o se in proporzione i rimborsi sono troppo elevati. Il pensiero va a Hillary Clinton che si è spesa un fiume di dollari, indebitandosi fino al midollo, al punto da scendere a patti con Obama pur di avere l’agognato assegno.
E invece Marrazzo può come Paperon de’ Paperoni tuffarsi nel suo gruzzolo. Una soddisfazione niente male visto che sta rischiando il commissariamento per i debiti pluriennali della sanità e che è stato accusato da Gianni Alemanno e Walter Veltroni come una delle principali cause del dissesto economico del Campidoglio, non avendo versato più di un miliardo di euro nelle casse comunali.
Dunque, non si può certo dire che Marrazzo non si sappia gestire i soldi in tasca. I denigratori sono serviti: quando si tratta dei propri euro gli sperperi sono aboliti. Vallo a dire a Giulio Tremonti (o a Padoa Schioppa prima di lui) o a Giancarlo Galan, governatore del Veneto.
Del resto la sanità ha rappresentato un boomerang per Marrazzo. Fino all’ultimo giorno di mandato il governo di Romano Prodi le ha tentate tutte per imporgli i ritocchi alle addizionali Irpef e Irap, allo scopo di arginare il deficit. Il suo piano di rientro è stato sempre rispedito al mittente dai tecnici di Padoa Schioppa. Le innovazioni del governatore sono risultate controproducenti, a cominciare dall’abolizione del ticket che ha provocato mancati introiti, scatenando la spesa farmaceutica. E i costi dei medicinali sono lievitati come non mai. Altro che tesoretto. Per ripianare il debito della sanità ci vorrebbero più di 9 miliardi di euro.
Se Marrazzo venisse commissariato la sua candidatura per le elezioni subirebbe un bel danno di immagine. Potrebbe addirittura rischiare di non essere il prescelto del Pd per il 2010.
In quel caso cosa ne sarebbe del tesoretto?





