Tavaroli cerca il salvagente a sinistra
23 07 2008
Perché ora? A chi vuole mandare un messaggio Giuliano Tavaroli con i suoi racconti su Repubblica? Lo 007 è sì un uomo disperato: «Io non lavoro da quasi tre anni, la mia liquidazione è quasi finita, vado in giro a leggere cartelli per accettare lavoretti… Il mio conto direi che l’ho pagato e sono pronto ad affrontare il processo». Ma è anche il principale indagato nella vicenda dei dossier illegali, dell’attività di spionaggio che sostiene di aver compiuto per conto di Telecom e Marco Tronchetti Provera. Ne racconta delle belle (o delle balle?) un po’ su tutti. Probabilmente il messaggio è indirizzato agli ex Ds, ora Pd. Della serie io sono nei guai: aiutatemi perché io so. Un avvertimento che si percepisce quando dichiara a Repubblica che Roberto Colaninno pagò tangenti ai Ds. Sostiene Tavaroli: «Fu un lavoraccio l’inchiesta Oak Fund. Per quel che ha scritto Cipriani nel dossier chiamato Baffino, ora nelle mani della procura di Milano, i soldi hanno viaggiato nella pancia di trecento società in giro per l’Europa per poi approdare a Londra nel conto Oak Fund a cui erano interessati i fratelli Magnoni e dove avevano la firma Nicola Rossi e Piero Fassino».
Cita tra gli altri il ministro Tremonti: «diceva in giro che Telecom stava per fallire. Parlai con un suo uomo e tutto tornò a posto». Parla di Gianni Letta: «Ci avvisò che la Kroll, la maggiore agenzia d’investigazione del mondo, voleva screditarci». E ancora fa riferimenti a D’Alema e Gasparri. Dice su di loro: «Gasparri non gli piaceva e Tronchetti non piaceva a Gasparri. In estate, al festival dell’Unità di Rimini, Massimo D’Alema lo attacca a testa bassa… Penso di contattare Lucia Annunziata, allora direttore dell’agenzia Apcom, perché ha buoni rapporti con D’Alema. Scelgo lei come canale per entrare in contatto con il presidente dei Ds. Con Lucia si parla anche di futuro. Lei mi prospetta l’acquisizione dell’agenzia, me ne mostra i vantaggi e le opportunità. Non era una cattiva idea, in fondo. L’affare poi si fece, come si sa. Comunque, l’incontro D’Alema-Tronchetti si organizzò e Lucia divenne consulente della Telecom».
Ancora politici. «Pisanu era un interlocutore affidabile. Con lui, Tronchetti filò subito d’amore e d’accordo. Con gli altri soltanto guai. E i guai toccava a me affrontarli». Ce n’è anche per Mastella: «Tronchetti Provera, da Telecom, aveva bisogno di informazioni. Mi chiamava e io provvedevo a raccoglierle. Un esempio? Per quel che so, l’Operazione Quattro Gatti, lo sganciamento di Mastella dal centro-destra organizzato nel 1998 da Cossiga, fu finanziato per intero dai gestori della telefonia: Sentinelli (Tim), Novari (3), Pompei (Wind), con il sostegno della Ericsson».
E Maurizio Costanzo? C’è anche lui. «Il Dottore (Tronchetti, ndr) ingaggia Maurizio Costanzo (P2, tessera Roma 152), tutt’uno con Previti, Squatriti, Gianfranco Rossi, Luigi Bisignani (P2, tessera Roma 203). Tronchetti retribuisce Costanzo con 3 milioni di euro all’anno soltanto, in definitiva, per costruire l’immagine di Afef. Ma, in realtà, Tronchetti vuole tenerlo buono e, nel contempo, alla larga. Costanzo non aveva nemmeno il numero diretto del suo cellulare».
E pensare che Tronchetti Provera voleva il Corriere. Dice Tavaroli: «Pirelli acquista la Telecom. È per tutti noi una sorpresa. Forse non tutti sanno che Tronchetti Provera non aveva alcuna intenzione di entrare in Telecom, in realtà. In quel 2001, stava scalando Rcs. Ha sempre avuto una passione non nascosta per il Corriere della Sera che riteneva, e forse ritiene, un’istituzione essenziale per la democrazia italiana. In quei mesi stava acquisendo posizioni e posso credere che si preparasse a lanciare un’offerta pubblica di acquisto. Fu Buora a proporre il dossier Telecom. Tronchetti gli diede fiducia».



















