Il Teatro Lirico di Cagliari risana il debito e diventa «virtuoso»
9 08 2008
La cultura soffre, i teatri rischiano di chiudere. I soldi sono pochi, le gestioni diventano proibitive e ricche di debiti. Ma anche in questo settore ci sono le eccezioni che confermano la regola. Una, a esempio, riguarda il Teatro Lirico di Cagliari, riuscito in poco tempo a invertire una rotta che lo vedeva indebitato con 25 milioni di euro. Poi quattro anni di bilancio in pareggio e il premio alla gestione previsto dalla finanziaria del 2008 che assegna 20 milioni per 3 anni ai teatri più «virtuosi». Stanziamento ingente corrisposto dal ministero per i Beni culturali e le attività culturali per le fondazioni lirico-sinfoniche. Per quest’anno il contributo al Lirico di Cagliari è stato di 5 milioni e 200 mila euro. Poi ci saranno gli altri finanziamenti che arriveranno nel 2009 e nel 2010. Tutti soldi che verranno utilizzati per la ricapitolizzazione.
Artefice principale di questa performance è stato il sovrintendente Maurizio Pietrantonio, ex consigliere amministrativo (di opposizione) al San Carlo di Napoli, dove però non riuscì, suo malgrado, a compiere miracoli e lo stabile partenopeo fu commissariato.
Ma a Cagliari le cose sono andate diversamente. Una gestione più oculata, più attenta alle spese e agli allestimenti scenici, e il piano di risanamento si è concretizzato senza tagli al cartellone e soprattutto ai livelli occupazionali. Qual è il segreto? «Dopo aver individuato gli sperperi, annidati in vari settori», spiega Pietrantonio, «ogni aspetto è stato ponderato fin dalla genesi, senza effettuare tagli del personale, anzi siamo tra le poche fondazioni che hanno ripreso ad assumere a tempo indeterminato».
Bilancio in pareggio senza rinunciare alle star. «Proprio così», continua il sovrintendente, «con una squadra valida e attenta, con ottime professionalità, alcune scelte direttamente da me, siamo riusciti a non sacrificare il cartellone, per non penalizzare i nostri 11 mila abbonati (secondi in Italia solo al Regio di Torino). Un esempio? Maurizio Pollini».



















