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Turismo, Italia da terzo mondo. La Brambilla: logistica, ricettività, trasporti, è tutto da rifare. Troppe tasse, scali aerei non collegati, qualità-prezzo inadeguata

marco | 9 agosto 2008

uscito il 9 agosto 2008Tra gli italiani che vanno in vacanza molti scelgono mete estere più a portata di tasca rispetto alle nostre coste «salate». Toscana, Sardegna e Sicilia sono diventate un lusso. Il nostro turismo cala a picco, Spagna e Grecia raddoppiano le prenotazioni. A Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario del governo Berlusconi, con la delega al turismo, l’ingrato compito di invertire la rotta.
Domanda. Sottosegretario, dopo il totoministri che l’ha vista seduta su poltrone prestigiose, non è rimasta un po’ delusa?
Risposta. Niente affatto e per due motivi. Il primo è che, avendo per anni fatto l’imprenditore di prima linea oltre che il presidente dei giovani di Confcommercio, so bene come procedere per affrontare i problemi di quella grande industria, forse la più grande d’Italia: il turismo. E secondo: se si va a leggere l’elenco delle deleghe e dei poteri che la presidenza del consiglio mi ha assegnato per decreto si accorgerà che il mio ruolo è tutt’altro che secondario.
D. Il turismo in Italia è purtroppo ancora un argomento di serie B, quando invece gli italiani potrebbero vivere meglio se le risorse del settore fossero sfruttate meglio…
R. Mette il dito sulla piaga: l’assenza fino a ora di una politica turistica e di una programmazione sistematica di questo settore ci ha fatto perdere considerevoli quote di mercato. Insomma ci siamo illusi che si potesse andare avanti come negli anni 80, invece la globalizzazione ha fatto esplodere mercati e concorrenza e noi abbiamo fatto ben poco per adeguarci a una domanda che aveva cambiato registro. La nostra bilancia commerciale turistica ha oggi 10 miliardi di euro di attivo che sarebbero potuti diventare due-tre volte tanto se avessimo adeguato il nostro sistema di offerta risolvendo l’equazione costi-benefici.
D. Sole, mare, arte, vino e gastronomia possono diventare il nostro petrolio. Che cosa occorre fare e che cosa non è stato fatto?
R. Il turista medio ormai va nel paese che riesce a proporgli un’offerta che sia vantaggiosa nel suo insieme. Non gli basta più visitare una città d’arte o godersi il mare in qualche suggestivo tratto di costa: pretende un’efficiente rete di trasporto, servizi confortevoli ed anche strutture ricettive che abbiano prezzi competitivi. Noi purtroppo siamo carenti su tutti e tre questi fronti perché nessuno ha pensato a programmare una logistica di sistema. Il fatto stesso che, in un anno, la sola città di Venezia riesca ad avere un numero di presenze, circa 24 milioni, eguale a quello che, nello stesso arco di tempo, riesce a raccogliere tutta l’area del nostro mezzogiorno, le dà un quadro della situazione.
D. Quando si vuole i risultati si ottengono anche in Italia. Basta vedere Napoli e l’emergenza rifiuti.
R. Proprio Napoli è un esempio dell’assoluta mancanza di logistica. Ora che non ci sono più i rifiuti per le strade, il turista, difatti, deve combattere con un aeroporto privo di collegamenti con la città, con traghetti per le isole che non rispettano gli orari, con un’area archeologica unica al mondo come quella di Pompei priva di ogni forma di controllo. Ecco i problemi da risolvere. E la cosa che mi pare inaudita è che il sindaco di Napoli, la signora Iervolino sta facendo di tutto per ostacolare l’opera di una cabina di regia che abbiamo deciso insieme con la regione. Motivo, la competenza deve restare all’amministrazione comunale. Che però continua a non fare nulla.
D. Perché l’Italia è cara? Le nostre località turistiche più belle sono fuori dalla portata dell’italiano medio. Conviene di più andare all’estero…
R. È vero che spesso sette giorni in un nostro villaggio turistico hanno un costo quasi doppio di quello di un villaggio tunisino o del Marocco. La verità è che: primo, le nostre strutture ricettive sono sottoposte a una pressione fiscale troppo elevata. Secondo, c’è un’enorme carenza, in certe aree del paese, di servizi sussidiari. Treni, aerei, collegamenti stradali. Così il turista si fa quattro conti e va altrove.
D. Colpa di quando è stato fatto il cambio in euro? Perché Spagna, Grecia e Portogallo sono riuscite meglio di noi a contenere i prezzi?
R. Direi che questo problema può aver inciso soltanto all’inizio. Oggi la carta vincente è la logistica. La Spagna lo ha affrontato e, in buona parte, risolto mettendo a esempio in rete tutto il sistema dei suoi aeroporti in modo da favorire i collegamenti di chi viaggia low cost. Noi abbiamo più di 100 scali aerei, la maggior parte dei quali sconnessi tra loro. La differenza è tutta qui e non è poco. Una parte delle nostre strutture ricettive non riesce a offrire un rapporto qualità-prezzo soddisfacente.
D. Che cosa pensa della decisione di Cacciari di mettere la tassa d’ingresso per i turisti a Venezia? Potrebbero farlo anche Roma, Firenze, Taormina, Milano, Capri?
R. Per le città come Venezia e Firenze che, in alta stagione, sono quasi sempre in over booking, questo può anche essere un espediente ma non certo una soluzione. Per le altre località da lei citate sarebbe un espediente solo dannoso. La Spagna ci sta dando la polvere perché ha saputo affrontare per tempo il problema delle strutture ricettive e delle loro interconnessioni con le reti di trasporto.
D. Per il risparmio energetico non sarebbe opportuno obbligare gli stabilimenti balneari a dotarsi dei pannelli solari?
R. Perché no? Solo che c’è un dettaglio: le amministrazioni pubbliche affittano le spiagge solo un anno per l’altro e qual è l’imprenditore che, per un periodo così breve, si sobbarca un investimento del genere? La durata dei canoni di affitto alle imprese balneari è difatti un problema da affrontare. Ma c’è qualche amministrazione che ci sta pensando?
D. Tutti parlano del debito della tv del popolo della libertà. Era di 20 milioni?
R. La tv della libertà come, del resto, anche i circoli sono stati voluti dallo stesso Berlusconi per lanciare il partito, diventato oggi una grande realtà. Mi pare quindi che la loro funzione abbia avuto importanti convalide. Tanto è vero che ora Veltroni pensa di fare per il Pd una tv del genere.
D. A Forza Italia lei ha fatto breccia sul Cavaliere, anche se si è trascinata dietro tante antipatie e pettegolezzi di molte sue colleghe onorevoli. Perché? Solo invidia?
R. I miei circoli hanno avuto, per la costruzione del Popolo della Libertà, un ruolo preciso che non intendo enfatizzare ma nemmeno troppo sminuire. Certo, il rinnovamento della politica può aver provocato polemiche e, come lei dice, qualche antipatia ma io non mi sono mai preoccupata né delle une né delle altre.
D. Cosa sogna per il suo futuro? Fare innamorare gli italiani o si accontenta… di Rocco Siffredi? Farebbe un film con lui dopo la dichiarazione d’amore nei suoi confronti?
R. Sogno di poter contribuire a fare del nostro turismo un’industria capace di produrre molte più risorse. E Dio solo sa quanto la nostra economia ne abbia bisogno. Il resto, mi creda, sono solo chiacchere.
D. Che cosa ha provato rivedendosi su Striscia?
R. Solo divertimento.

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Ministero del turismo? SI, ma con qualcuno che ne capisca davvero

luciano ardoino | 18 marzo 2009

Ministero del turismo?
SI, ma con qualcuno che ne capisca davvero perchè non si può ancora scherzare sul sudore e sui problemi altrui per innalzare solo il proprio io.
I risultati ottenuti nel turismo nazionale dal lontano 1993, anno dell’abrogazione del Ministero del Turismo, sono talmente negativi ed evidenti che sarebbero necessarie le pagine della Treccani per descriverli tutti; non che nei vent’anni precedenti, con il Ministero in funzione, andasse poi così meglio, per carità; ma tutti conosciamo quale rifugio sia diventato questo settore così importante a livello di entrate monetarie, erariali e di impiego.
Come ampliamente già accennato nelle mie precedenti e a parere di molti, questo è risultato il ricovero per trombati politici, nullafacenti e raccomandati che hanno avuto tra loro un unico collegamento; l’incompetenza, che purtroppo per le cause sopra accennate è rimasta tale negli anni a seguire; un po’ come se io dovessi occuparmi all’improvviso di cardiochirurgia e non avessi neanche la voglia e la capacità di studiarne i contenuti, poveri degenti.
Tale situazione ha permesso alla altre nazioni del globo di sopravanzarci nonostante l’indiscussa bellezza della nostra patria, dell’enorme patrimonio artistico/culturale in nostro possesso ed anche della professionalità degli addetti nel settore turistico; infatti, a cavallo degli anni ‘60/’70, le scuole alberghiere della nostra penisola risultavano indiscutibilmente, al pari della Svizzera, nell’elite mondiale e molti altri stati indirizzavano i propri studenti presso i nostri istituti scolastici per apprenderne le basi dell’accoglienza, dell’ospitalità e della cucina.
Ci rimane solo la cucina.
Attualmente Francia, Spagna, USA e Cina ci surclassano come numero delle presenze turistiche annuali mentre alle spalle avanzano prepotentemente UK, Germania e Hong Kong, che viene ancora separata dalla Repubblica Popolare secondo il World Tourism Organization, e che tra breve ci sorpasseranno.
Sono circa 8.000 gli assessori regionali, provinciali e comunali a cui si sommano anche quelli dei piccoli municipi cittadini, persone che nella quasi totalità non provengono dal settore turistico e che con le oltre 10.000 società di varia natura che, senza una regia centrale, hanno contribuito in maniera determinante alla pessima situazione attuale.
Le responsabilità demandate alle varie regioni hanno contribuito ad aumentare il bailamme in forma ancor più esagerata; differenti classificazioni alberghiere tra regione e regione e politiche turistiche disomogenee, nonostante l’assembramento sotto un’unica organizzazione nazionale, hanno variegato in atteggiamenti incomprensibili l’offerta turistica, aumentando solo ed esclusivamente i costi di gestione.
Come se in un Gran Premio alle monoposto venisse concesso di girare da una o dall’altra parte a proprio piacimento.
Con l’avvento del sottosegretariato alla presidenza con delega al turismo si ipotizzava in un leggero miglioramento, almeno a livello di guida e possibilmente verso una sola direzione, ma le varie esternazioni o eclatanti proclami annunciati nell’arco dell’ultimo anno, la nuova classificazione alberghiera che rispecchia, a mio opinabile parere, una grave inconcludenza professionale, gli enigmatici piani di marketing e tanto altro hanno mantenuto inalterato il poco valore che gli stranieri hanno nei nostri confronti a livello turistico, continuando a dimenticarci dalle loro mete mentre i risultati riconfermano l’andazzo.
Il Ministero del Turismo serve, eccome se serve, ma con il portafoglio!
Riusciamo forse ad immaginare un’Arabia Saudita senza il Ministero del petrolio che è la maggior fonte di ricchezza di quel paese (?), quindi come possiamo ipotizzarne la mancanza di quello del turismo per una nazione che si basa sul turismo (12% del PIL) e con 2 milioni e mezzo di impiegati senza il medesimo corrispondente?
Per piacere, astenetevi per una volta alle str…anezze a cui ci avete insaziabilmente abituati; siamo grassi delle vostre parole.
Il Ministero serve come servono immediatamente persone capaci alla direzione di questo, professionisti ed esperti della materia, uniche voci che sappiano rispondere per le rime agli pseudo conoscitori della materia, perché non possiamo permetterci il lusso di aspettare che voi impariate l’arte di saper fare il turismo; quasi 13.000 aziende sono in sentore di chiusura probabilmente fallimentare e 150.000 addetti cambieranno mestiere, sempre che riescano a trovare altrove.
Serve forse una riforma del Titolo V della Costituzione che dia almeno un potere concorrente sulla materia allo Stato, dato che oggi il potere delle Regioni sul turismo è esclusivo; cambiatelo e cambiate la vostra prosopopea in qualcosa di finalmente produttivo!
Luciano Ardoino
Fonte: http://tuttosbagliatotuttodarifare.blogspot.com/

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