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C'erano una volta le feste di partito

marco | 31 agosto 2008

DAL CORRIERE DELLA SERA

Firenze, l’inviato di Le Monde è arrivato fino alla Fortezza Da Basso, ha annusato un po’ l’aria e ha sentito un acre «parfum de déprime», ovvero un profumo di depressione, commisto con il fumo delle grigliate: «Troppe salsicce e poche idee», gli ha spiegato con sintesi impeccabile un militante deluso. Le difficoltà del neonato Pd pesano molto nel faticoso esordio della Festa democratica, nonostante l’impegno degli organizzatori. Ma pesa anche una certa aria di crisi che tira sulle feste di partito in generale, kermesse identitarie di formazioni che l’identità l’hanno persa o faticano a trovarla. Non che la crisi sia nei numeri. La gente continua ad affollare gli stand e a ingollare lampredotti e costine. Ma il vecchio militante ha lasciato il posto a visitatori più interessati alla sagra che alla politica. E il rito laico della feste di partito, che ha formato generazioni di militanti, arranca. Una difficoltà che lascia spazio ad altre manifestazioni, più agili e svincolate dalle liturgie partitiche. Come Cortina InConTra, di Enrico e Iole Cisnetto, che registra un dieci per cento in più di presenze, ma soprattutto una centralità politica garantita da una formula «politico-letteraria» più originale e dal gradimento di un pubblico non «militante». Rifondazione ha perso da due anni la sua festa nazionale di Liberazione. E in Toscana, lacerata dalla guerra tra ferreriani e vendoliani, si è perfino sdoppiata. Prematuramente scomparsa anche una festa che ha fatto epoca, e non solo per le «bufale» regalate e la piscina a forma di cozza: quella mastelliana di Telese.

Sparita anche la Festa tricolore nazionale di An a Rieti, mentre a quella di Mirabello non sarà presente per la prima volta Gianfranco Fini: il 25 settembre partirà a Milano la prima festa del Pdl, ma bisognerà vedere come la tradizione popolare della destra si amalgamerà con il piglio da convention di Forza Italia. Cambia anche il meeting riminese di Cl, che continua ad avere grande successo, ma che quest’anno ha scelto di mettere ai margini la politica (anche Barroso ha barattato la sua presenza con un video messaggio). Nonostante il plauso del tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, che ha spiegato come quella sia «la vera festa dell’Unità»: «Era solo un omaggio da ospite — spiega ora — Le feste restano fondamentali per noi. Anche se devono cambiare, aggiornarsi: se ne devono fare di più, più brevi, adeguate alle nuove tecnologie». Quanto alla «depressione» di Firenze, disertata anche dal leghista Roberto Maroni: «Normale dopo una sconfitta. Comunque non c’è solo Firenze, esistono centinaia di feste sulla via Emilia». Sposetti verrà anche qui: «Certo, ma sotto scorta». Nel partito, in effetti, non tutti hanno gradito certe sue affermazioni. «Ma no, sotto scorta per evitare di parlare con i giornalisti». Non farà in tempo a godersi i Pooh e Max Pezzali, a lungo considerati simboli di un qualunquismo un po’ destrorso, e al loro esordio in questi lidi. Ma non vedrà neanche il comizio di Veltroni, abolito dal segretario in cambio di una più moderna intervista con Enrico Mentana.

Alessandro Trocino
31 agosto 2008

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C’erano una volta le feste di partito (Marco Castoro) | 1 settembre 2008

[...] DAL CORRIERE DELLA SERA Firenze, l’inviato di Le Monde è arrivato fino alla Fortezza Da Basso, ha annusato un po’ l’aria e ha sentito un acre «parfum de déprime», ovvero un profumo di depressione, commisto con il fumo delle grigliate: «Troppe salsicce e poche idee», gli ha spiegato con sintesi impeccabile un militante deluso. Le difficoltà [...]Continua [...]

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