Il federalismo inchioda la Lega. Berlusconi a Bossi: alle elezioni si corre tutti assieme
11 09 2008
Priorità al federalismo fiscale a patto che la Lega torni nei ranghi. In pratica è stato questo l’input che Silvio Berlusconi ha imposto come contropartita al senatur Umberto Bossi. La Lega, dunque, potrà alzare i suoi vessilli domenica prossima a Venezia, nella festa dei popoli padani, ed esultare per aver tagliato il più importante traguardo per il Nord e la sua autonomia fiscale. Il federalismo per la Lega ha rappresentato un obiettivo fondamentale fin dal primo giuramento di Pontida. Il popolo leghista potrà osannare Bossi, ma il senatur non potrà più avere le mani libere nelle prossime elezioni comunali. È questo il prezzo della vittoria. Il patto che Berlusconi chiede a Bossi è di quelli scritti col sangue: niente più candidati della Lega che corrono sciolti alla conquista del campanile, ma uniti con il Pdl per vincere. Ancora e ovunque.
La giornata di ieri è stata convulsa. Prima di lasciare a tu per tu Bossi e Berlusconi, i ministri Fitto e Calderoli hanno lavorato a un’ipotesi di bozza che i big del Pdl e della Lega hanno poi discusso a Palazzo Grazioli, lasciando le conclusioni alla giornata di oggi e al consiglio dei ministri. L’ipotesi redatta da Calderoli e Fitto è stata esaminata da Tremonti, Maroni, Cicchitto, Gasparri, La Russa e Gianni Letta. Oltre, ovviamente, ai due registi Berlusconi e Bossi.
Ancora una volta, l’intelligenza e il fiuto politico del leader del Carroccio hanno avuto ragione. Superare il fuoco di sbarramento, anche alleato, non era facile. Per riuscirci occorreva minare (o minacciare di minare) la stabilità della maggioranza. Con le sue uscite, quella della scuola contro la Gelmini compresa, Bossi ha alzato i toni e innescato quel timer che doveva scandire il conto alla rovescia per l’accordo sul federalismo, la madre di tutte le battaglie. L’altro argomento che interessa a Bossi è il rilancio di Malpensa. Tutto il resto è noia, direbbe Califano.
A questo punto il senator è a un passo dal suo scudetto. E l’ha vinto tenendo tutti sulla corda, tranne Berlusconi. Al quale si inchina ogni volta che il premier lo richiama all’ordine. Un privilegio che il senatur concede solo ed esclusivamente a Silvio. Solo il Cavaliere può permettersi il lusso di dire: «Il solito Bossi» dopo una dichiarazione spaccatutto. Un preludio al rientro nei ranghi. Che puntualmente avviene ritrattando la sparata e deviandone il colpo nel mirino.
È un gioco delle parti che tutti e due, Berlusconi e Bossi, conoscono bene. E interpretano a meraviglia, movimentando la scena allo scopo di aumentare i consensi. Tra il popolo leghista per il senatur, in seno alla maggioranza per il premier.
Non è facile trovare la quadra del cerchio.
Le altre componenti della maggioranza continuano a porre paletti. Per An, a esempio, il federalismo fiscale deve camminare pari passo con la riforma costituzionale.
La storia dell’Ici, invece, sembra proprio sia stato il classico specchietto delle allodole, agitato da Bossi per catturare l’attenzione e minacciare la stabilità della coalizione di maggioranza.
Proprio perché conosce bene Bossi, il Cavaliere vuole vederci chiaro sul federalismo. Sa bene che finché non si firma il senatur è sotto botta.
Sarà pure il solito Bossi, ma meglio non lasciare le briglie troppo sciolte a chi sa bene da che parte correre al galoppo. Le elezioni e la conseguente corsa alla poltrona dei sindaci fanno gola un po’ a tutti all’interno della coalizione. Di candidati da sistemare ce ne sono tanti. Troppi.



















