La corrente sociale dà la scossa al Pdl. Patto Formigoni-Alemanno per contare di più nel partito unico. Gasparri e La Russa si smarcano da An, ma i forzisti alzano le barricate e appoggiano Fini
26 09 2008
Partito unico, gioie e dolori. Se da una parte l’imminente nascita costituzionale del Pdl può mettere le ali, dall’altra può generare scene da schegge impazzite. Soprattutto all’interno di An. Un partito che, di svolta in svolta, è sempre riuscito a restare in orbita intorno al sole Gianfranco Fini. Tranne qualche strappo, da Storace alla Mussolini, che poi non ha dato frutti concreti, i famigerati colonnelli sono sempre rimasti fedeli al suo leader, anche dopo le dichiarazioni sul fascismo e le leggi razziali, sul voto agli immigrati, sui gay e le coppie di fatto. Posizioni contestate nei corridoi ma condivise alla presenza di Fini. Tutte posizioni che il presidente ha preso da solo, senza consultare nessuno, senza coinvolgere il partito, né la direzione né l’assemblea nazionale. Se l’avesse fatto avrebbe avuto un appoggio incondizionato. Ma forse proprio per questo non l’ha fatto. A Fini il partito ormai è una palla al piede, una specie di fardello pesante da mollare il più presto possibile. L’avvento del Pdl rappresenta l’occasione giusta da prendere al volo. Non a caso Fini sta cercando sponde anche tra i forzisti per giocare la sua vera partita, quella di subentrare a Berlusconi. Ma ad agitarsi non è il solo leader. Dentro An cercano di smarcarsi in tanti. I colonnelli Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa hanno subito messo in chiaro una cosa: nel nuovo partito non tollerano intermediari tra loro e Silvio Berlusconi. Vogliono un rapporto diretto col premier. La richiesta non fa che provocare il dissenso da parte della classe dirigente del partito di via dell’Umiltà. Al punto che più di un dirigente ha cominciato a strizzare l’occhiolino nei confronti di Fini. Meglio lui che i colonnelli di An. E il presidente della camera ha gradito. Il gioco di sponda è quello che predilige. Ma dentro An il primo a lanciare il guanto di sfida a Fini è stato Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma ha capito subito che la capitale può essere un vero trampolino di lancio politico. Tutto è cominciato a Rimini, quando ha stretto il patto d’acciaio con il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, il leader politico ciellino più in vista. A poche settimane da quell’incontro i due, che sembrano aver messo in piedi una vera e propria corrente politica con tutti i crismi del passato, sembrano già essere alla fase operativa. Basti pensare che la Compagnia delle opere, il forte braccio economico nato dall’esperienza ciellina, ha deciso di dare piena e totale collaborazione a Alemanno. Il neo-presidente della Cdo, Bernhard Sholz, avrebbe proprio l’intenzione di raccogliere alcune idee forti, da organizzare in un piano da presentare come contributo al sindaco di Roma.
Nel Pdl, infatti, si è diffusa la considerazione che Alemanno si sia «veltronizzato» troppo in fretta, mentre prima deve dimostrare di essere un buon sindaco e poi tornare a occuparsi delle questioni nazionali con la sensibilità sociale di difesa dei più deboli che gli è propria (egli era il leader della corrente della destra sociale in An insieme a Francesco Storace). Con la creazione di una corrente organizzata all’interno del Pdl, Alemanno può svolgere entrambe le parti senza inflazionare troppo la sua immagine. E lui non ha alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire l’occasione.



















