Il Pd scarica Di Pietro in diretta tv. La7, Latorre suggerisce a Bocchino l'attacco a Donadi
marco | 15 novembre 2008
Anche un piccolo appunto può essere l’indizio che fa la prova. Il fatto-misfatto è stato immortalato dalle telecamere de La7, dal regista del programma Omnibus di Antonello Piroso. Una sequenza che la dice lunga sul clima politico e l’atmosfera che si respira all’interno dell’opposizione. Si parla dell’elezione di Riccardo Villari in Vigilanza. Gli ospiti di Andrea Molino sono: Massimo Donadi (Idv), Marco Taradash (ex presidente Vigilanza), Bruno Tabacci (Udc), Italo Bocchino (Pdl), Nicola Latorre (Pd) e il sottosegretario Paolo Romani, in collegamento da uno studio esterno. Già il titolo della trasmissione la dice lunga su dove si andrà a parare: «Vigilanza, il presidente c’è (ma anche no)». Ogni riferimento a Walter Veltroni non sembra del tutto casuale. Ma ora entriamo nel fatto-misfatto. Si tratta di una frase galeotta scritta sull’angolo bianco di un quotidiano. Artefice il senatore del Pd, Nicola Latorre, dalemiano di ferro, che prima sfila dal braccio di Italo Bocchino il giornale in questione, poi si prende anche la penna. Per un attimo si pensa al classico appunto che si prende in diretta per non farsi sfuggire un concetto. Invece no. Il concetto c’è, ma non è Latorre che deve esporlo. Il prescelto è Bocchino. Non a caso l’appunto torna sotto il suo braccio. Il tutto mentre Donadi sta ricordando ai telespettatori l’ultimatum subito dall’opposizione: «È come se ci avessero puntato una pistola per cambiare la candidatura di Leoluca Orlando». Dalle telecamere però risulta eloquente come sia stato proprio Latorre a chiamare in causa Bocchino per replicare a Donadi. E il vicecapogruppo del Pdl non si è tirato indietro. Dopo un iniziale imbarazzo, ha alzato la mano chiedendo la parola, per poi avere un attimo di esitazione. Probabilmente si sarà chiesto: ma perché questa cosa non la dice Latorre? Avrebbe un altro senso. Ma il senatore del Pd replica che lui non può farlo, non può esporsi. E allora Bocchino rompe gli indugi. Che cosa dice? «Il nostro un ultimatum?! E voi che ci avete chiesto di cambiare Pecorella alla Consulta, altrimenti non lo avreste mai votato?! Noi lo abbiamo fatto proponendo Frigo».
La discussione s’infiamma. Ripicche contro ripicche. Si parla di voto di scambio, di trattativa. E Latorre che fa? Fa il pesce in barile. O meglio fa il gattone sornione. Zitto zitto distrugge l’appunto. Ma alla fine una prova resta: i dalemiani dell’alleanza con l’Italia dei Valori ne farebbero volentieri a meno. Forse quel messaggio era anche per Veltroni. Chissà…





