Cercasi buonuscita per Villari. Accordo tra i poli su Zavoli, ma il neo eletto non vuole dimettersi
marco | 19 novembre 2008
Che cosa vuole Riccardo Villari per mollare la presidenza della Vigilanza? Potrebbe essere questo il tormentone delle prossime ore che separano le sue dimissioni dall’insediamento di Sergio Zavoli a San Macuto. Sono ore di trattative, seppure nessuno all’interno del Pd lo ammetterà mai. La linea dura (Veltroni in primis) non vuole scendere a compromessi. Qualcun altro ipotizza una buonuscita politica per Villari (magari una candidatura in Campania o alle prossime comunali di Napoli). Tuttavia, se il neo presidente non si dimetterà lo scenario è già delineato: espulsione dal partito e mozione di sfiducia in Vigilanza. Villari sa bene che cosa lo aspetta nelle prossime ore, seppure non vuole buttare alle ortiche questa grande occasione che gli è capitata: un ultimo giro di valzer per strappare qualcosa alla terza e conclusiva legislatura. Di sicuro, quindi, venderà cara la sua pelle e la sua poltrona. Intanto ha già cominciato a denunciare le intimidazioni subite.
L’annuncio dell’accordo raggiunto dai poli per Zavoli (ancora una volta c’è da registrare la sapiente regia dei mediatori Gianni Letta e Goffredo Bettini) concede una prova di riscatto a Walter Veltroni che ha potuto svincolarsi dal cappio al collo di Leoluca Orlando, anche perché Tonino Di Pietro ha capito che non c’erano vie alternative a quella di uscita. L’ex pm l’ha fatto a modo suo. Prima ha ritirato la candidatura di Orlando e annunciato le dimissioni dei due membri della commissione (lo stesso Orlando e Pardi). Poi ha sparato bordate contro Berlusconi e Villari. Il premier è stato definito un corruttore politico che ci ha provato prima con lui, poi con Orlando e infine con Villari, il quale si è venduto per 30 denari. Ma fuochi d’artificio a parte, tutti si sono schierati dalla parte di Zavoli. Da Fassino a Gasparri, da Berlusconi a Follini e Latorre. Anche gli ultimi due hanno mollato Villari. Per il partito democratico le sue dimissioni sono questione di ore e così il gruppo del senato preferisce per il momento evitare sanzioni. E se un presidente resiste in trincea (ma finirà per dimettersi), il nuovo candidato mostra grande cautela: «Per la mia candidatura serve prima un quadro di certezze e chiarezza che al momento ancora non c’è», spiega Zavoli.
Dunque tutti aspettano le dimissioni del neo eletto per votare l’ex presidente della Rai alla Vigilanza e rinnovare, da lì a poco, il nuovo cda. Come ha detto lo stesso sottosegretario Paolo Romani.
Certo, per quanto riguarda l’opposizione, si rimescolano un po’ le carte. I tre consiglieri da scegliere nel cda non possono più appartenere due al Pd (un ex margherita e un ex ds) e uno all’Udc. C’è da trovare un posto all’Idv (Di Pietro insiste per Marco Travaglio). Inoltre con Zavoli alla Vigilanza, il Pd non potrà più avere il presidente della Rai. Quindi Claudio Petruccioli non potrà essere riconfermato. Il ruolo dovrà essere ricoperto da un professionista che stia bene un po’ a tutti. In corsa restano Pietro Calabrese, Pier Luigi Celli e Andrea Mondello.
Invece per il posto spettante al Pd nel cda di viale Mazzini difficilmente Paolo Gentiloni rinuncerà alla candidatura di Nino Rizzo Nervo.





