Villari: i giornali solo di sera perché c'è la notte per smaltirli
marco | 27 novembre 2008
La sveglia di Riccardo Villari suona sempre di buon mattino. Si alza molto presto. Mentre si prepara ascolta la radio, soprattutto i notiziari e le rassegne stampa. Non guarda i giornali – confessa – e per questo riesce a fare tante cose. Lo dice con orgoglio. Ma ammette che non li legge perché si sente infastidito. La sua è una scelta. Serve a mantenere un equilibrio. Li prende e li conserva tutti però. E se proprio deve leggerli lo fa la sera prima di andare a letto, perché, dice, almeno c’è la notte per smaltirli. Non vede più nemmeno i programmi politici in tv. E questo gli costa un po’, perché li guardava volentieri. Da casa al senato. In aula oppure in ufficio. Un’occhiata alle scartoffie, un salto in VIII commissione. Una presenza alla conferenza stampa dell’associazione Pimby. Una chiamata ai componenti dell’ufficio di presidenza della Vigilanza, vicepresidenti, segretari, capigruppo. Dice di chiamarli sempre tutti. C’è da concordare la convocazione della plenaria (fissata per giovedì 4 dicembre). Poi un salto alla camera. Quattro chiacchiere con i colleghi. Lo saluta Alessandra Mussolini che gli ricorda l’audizione di mercoledì su media e minori. Tante, tantissime telefonate. Risponde a tutti. Nonostante gli impegni non trascura i suoi «militanti» del territorio elettorale. Il ricorso all’espulsione? L’ha preparato. Questa mattina consegna la sua opposizione alla risoluzione assunta dal direttivo del gruppo Pd. Una lettera informativa da spedire ai componenti della Vigilanza che disertano le sedute, per aggiornarli dei lavori. Martedì si è reso protagonista di uno scatto atletico in via del Seminario, inseguito dai cronisti. Era in ritardo al senato, con i giornalisti aveva già parlato. Confessa che l’episodio è stato grottesco, ma gli ha insegnato una cosa fondamentale: un presidente non deve mai correre.





