Roma capitale anche dell'Irpef
marco | 8 gennaio 2009
L’Ici non si paga, ma alla fine qualche comune, grazie all’Irpef, si rimette in carreggiata nonostante il buco in cassa. Chi risiede in Liguria e nel Lazio può ritenersi tartassato dall’imposta sul reddito delle persone fisiche. In pratica laziali e liguri raggiungono cifre vicine ai 100 euro l’anno. Ma i residenti nella capitale pagano anche di più dei cittadini genovesi e delle altre province liguri. Si tratta di 89,91 euro annuali pro capite contro i 72,45 della media nazionale. Più di 60 euro di addizionale rispetto ai 36,53 dei residenti nel Trentino Alto Adige, dove l’ammontare Irpef è il più basso d’Italia.
I romani pagano per le addizionali regionali un altro 1,4% sul reddito, al quale va aggiunta l’addizionale comunale, pari allo 0,5%. In totale si paga l’1,9% in più soltanto per gli enti locali. Ai liguri va lo stesso male perché risultano i più tartassati d’Italia, anche se la regione Liguria utilizza gli scaglioni. Fino a un reddito di 25 mila euro l’addizionale regionale è pari allo 0,9%, mentre per i redditi oltre la soglia di 25 mila euro l’addizionale regionale raggiunge una percentuale di 1,40, quanto il Lazio.
Per i genovesi, invece, il comune chiede di più che ai romani, con lo 0,7% pro capite per l’addizionale comunale. Tuttavia, qualche genovese riesce anche a evitare il salasso, perché chi non guadagna più di 25 mila euro l’anno raggiunge un totale di addizionali di 1,6 (0,9 la regionale più 0,7 la comunale). Inoltre, sempre in Liguria, esiste un’altra via d’uscita per pagare di meno: fare figli a volontà. Infatti ai soggetti aventi fiscalmente a carico almeno 4 figli la regione applica l’addizionale dello 0.9%, la stessa di chi guadagna fino a 25 mila euro l’anno.
Per contro ai romani non è data la possibilità di evitare la mannaia in nessun modo. Anche se non superano soglie di reddito da «terza o quarta settimana». O se hanno una squadra di calcetto come figli. Le addizionali in totale raggiungono quota 1,9 (1,4 la regionale più 0,5 la comunale).
Dopo Liguria e Lazio ci sono le Marche (85,41 euro l’anno pro capite), secondo i dati del ministero dell’Economia e dell’Infel-Anci, elaborati dall’Ancot. Seguono Emilia Romagna (83,83 euro), Piemonte (78,19 euro), Veneto (77,29 euro), Umbria (76,2 euro), Lombardia (73,54 euro), Toscana (72,74 euro), Friuli Venezia Giulia (67,67 euro), Abruzzo (65,45 euro), Sardegna (62,58 euro), Basilicata (60,58 euro), Campania (58,48 euro), Puglia (58,02 euro) e Molise (55,58 euro). L’imposta è un po’ più contenuta per i comuni della Calabria (50,35 euro), della Valle d’Aosta (50,80 euro) e della Sicilia (50,95 euro).
Ma le addizionali sono rimaste invariate o sono aumentate? Il 62,08% dei comuni (pari a una popolazione di circa il 70% sul totale) l’ha mantenuta invariata, il 12,69% l’ha aumentata e lo 0,83% dei comuni l’ha invece diminuita per 616.669 abitanti. Tra questi, nel 2008 l’hanno aumentata 167 comuni, il 2,06% sul totale. Il minor incremento pro capite nel 2008 (escluse le regioni a statuto speciale) è del Molise (1,10%) e della Puglia (1,75%). Gli incrementi più alti invece in Liguria (30,35%) e in Basilicata (20,24%).





