Pionati si è dimesso, Villari ancora no

14 01 2009

Villari e Pionati. Come Ulisse e Diomede. Due fiammelle che ardono nell’inferno della politica italiana. Il primo, presidente della vigilanza, eletto democraticamente, che domani però si troverà da solo a San Macuto, perché nessuno dei commissari andrà in aula. Non solo quelli del Pd ma neanche quelli del Pdl. Dopo la lettera di «richiamo» dei capigruppo della maggioranza alle camere. Il secondo, vice presidente della giunta per le autorizzazioni. Entrambi sono usciti dai rispettivi partiti (nei quali sono stati eletti) per entrare nel gruppo misto. Chi per scelta, come Francesco Pionati, giornalista del Tg1 in aspettativa, ex portavoce dell’Udc, ora leader e fondatore di un nuovo movimento politico, Alleanza di centro, che intende collocarsi – senza ambiguità – all’interno del centrodestra, a sostegno di Berlusconi e del suo governo, e che guardano al Pdl come interlocutore naturale.
Diverso il discorso di Riccardo Villari. Lui l’uscita dal Pd l’ha subita. E non certo per scelta. Sì, si è arroccato sulla poltrona della vigilanza, ma nessuno può imputargli scorrettezze in proposito. Volente o nolente lui è stato eletto democraticamente. Poi, se ci sono stati dei franchi tiratori, e se il Pd aveva un ordine di scuderia, è un altro discorso. Trincerarsi per mesi e mesi sulla candidatura di Leoluca Orlando è stato un grande errore di Veltroni. La scossa dell’elezione di Villari ha permesso di trovare l’accordo su Sergio Zavoli, candidato indiscusso e indiscutibile.
Con un po’ più di buona volontà, l’accordo si sarebbe potuto trovare pure prima. Adesso Villari è accerchiato e – se non vorrà fare davvero la figura della sentinella giapponese a guerra finita – dovrà dimettersi. Non è giusto ma è necessario. Oltre alla Rai, vergognosamente priogioniera dello scacchiere politico, con un cda scaduto da mesi, ci sono riforme fondamentali da fare, per le quali occorre la convergenza anche dell’opposizione. Davanti alla giustizia e alla legge elettorale non c’è vigilanza che tenga. Il Pd per riaprire la porta vuole la testa di Villari. E la avrà, grazie alla collaborazione dei capigruppo della maggioranza e del presidente del senato, Renato Schifani.
Intanto Francesco Pionati ha deciso di dimettersi da componente della giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, di cui è vicepresidente. Salvo ripensamenti dell’ultimo momento, l’ex Udc comunicherà la sua decisione con una lettera al presidente della camera Gianfranco Fini. La decisione delle dimissioni è stata assunta, ha detto Pionati: «Per rispettare il valore delle istituzioni e per favorire il clima di serenità tra i parlamentari».
Del resto il suo passaggio al gruppo misto aveva provocato nella giunta «uno squilibrio» (come lo ha definito il presidente della camera Fini) nei confronti dell’Udc che oggi nell’organismo parlamentare non è rappresentato. E ora tutti aspettano la mossa di Villari. Al quale però, a questo punto, non basta che il Pd lo reintegri. A Villari bisogna dare l’onore delle armi, un osso da spolpare. In pratica un’altra partita da giocare.



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