Turismo, energia, infrastrutture: il Montenegro meglio del Mezzogiorno
marco | 20 gennaio 2009
PODGORICA – Con questa crisi è più facile investire nei paesi vicini che nel nostro Mezzogiorno. Gli imprenditori italiani lo sanno bene, non a caso hanno aderito compatti all’operazione Montenegro, paese nel quale la tassazione per l’imprese è al 9% e i tempi burocratici sono molto più veloci che da noi. Seppure stiamo parlando di paesi con ancora qualche problema logistico e di organizzazione. In pochissimo tempo Valentino Valentini, consigliere di Berlusconi per i rapporti internazionali, su esplicito mandato del premier, ha radunato 60 imprese italiane e l’ha portate a Podgorica, capitale del Montenegro. Nel frattempo i due sottosegretari Michela Vittoria Brambilla e Adolfo Urso hanno firmato il protocollo d’intesa. Inoltre nel luglio scorso il primo ministro montenegrino Djukanovic aveva incontrato Berlusconi in Italia. Poi prima di Natale Urso e Valentini, esattamente il 20 dicembre, hanno restituito la visita e gettato le basi per l’accordo. Un patto che permetterà alle due nazioni di dare vita a una partnership finalizzata a far crescere le rispettive economie. «Il Montenegro», ha spiegato il primo ministro Djukanovic, «vanta debiti bassi, un costante aumento dell’occupazione, stabilità politica e un sistema fiscale efficace, comprendente agevolazioni e riduzione dei tassi per gli investitori». Inoltre il Montenegro ha già dato il via alle gare di appalto, a progetti ambiziosi riguardanti lo sviluppo delle risorse provenienti dal greggio e dal gas, nonché dalle coste e dalle montagne, che con la costruzione di strutture adeguate possono diventare un fiore all’occhiello del paese e un volano per l’economia. «Il turismo può diventare la chiave di volta per le risorse economiche dei due paesi», ha detto il sottosegretario Brambilla, aggiungendo che «si possono creare nuove aree occupazionali».
Ma perché il Montenegro è diventato terra di conquista economica per l’Italia e strizza l’occhio al Belpaese? Fondamentalmente per due motivi: in primis il paese dell’ex Jugoslavia ha una grande voglia di crescere e di far nascere quelle infrastrutture necessarie per riuscirci. Secondo motivo riguarda gli investitori russi, i quali non hanno più tanto contante in questo periodo di crisi e abbastanza velocemente se ne stanno andando da Podgorica.
«L’Italia rappresenta il partner ideale per il Montenegro», ha sottolineato Urso, «in quanto può vantare affidabilità nel sistema industriale (seconda solo alla Germania nella classifica europea), in quello agricolo (preceduta solo dalla Francia) e in quello turistico (a ridosso della Spagna). In pratica noi italiani siamo competitivi in tutti i settori».
Ma oltre a infrastrutture, trasporti (c’è da rilanciare la Bar-Belgrado) e turismo, un capitolo a parte merita l’energia. Quella pulita che il Montenegro può sfruttare se «ai fiumi si aggiungono le dighe», come sintetizza il sottosegretario allo sviluppo economico. Una potenzialità davvero elevata, se si considera che Terna ci ha già fatto più che un pensierino. Se solo si pensa al fabbisogno delle regione adriatiche come Marche, Emilia Romagna e Abruzzo…
Ma anche l’Enel è in prima fila. Tra l’altro c’è la volontà di costruire una centrale a carbone in Montenegro. La Bolici spa, invece, sta già ultimando un mega albergo da 250 posti e 40 milioni di spesa nel centro di Podgorica.
Tanta carne al fuoco che sta invogliando le imprese italiane al banchetto. A riguardo è nata l’associazione Italia-Montenegro che vede nel ruolo di raccordo Massimo Nicolucci, Marcello Di Caterina, Gerardo Soglia e Pasquale Vessa, rispettivamente delle commissioni esteri, agricoltura, finanze e ambiente. Tra le imprese che hanno aderito spiccano Banca Intesa, Ferrovie dello stato, Edison, Valtur, Todini. Tra le associazioni di categoria ci sono Ance, Confagricoltura, Confturismo-Confcommercio, Consorzio Università Campania, Federalberghi Roma, Federturismo Confindustria.





