Il Cavaliere doma il cavallo Rai
marco | 21 gennaio 2009
Berlusconi torna a parlare di Rai. Lo fa in maniera sibillina. Poche parole che però indicano la via: «La Rai è un’azienda che ha bisogno di essere ripresa in mano da una dirigenza che sia legittimata dal Parlamento».
In parole povere: stop all’impasse e regole da rispettare. Ma la Rai non gira tutta intorno al caso Villari. Gli incubi si susseguono per chi sogna nomine e cambiamenti di direzioni. Ora si fa largo lo spettro della Corte costituzionale che entro la fine di febbraio dovrà pronunciarsi sulla legittimità del potere di revoca dell’azionista di riferimento, il ministro dell’Economia, nei confronti del proprio rappresentante all’interno del cda di viale Mazzini. La contestazione risale a quando l’allora ministro Padoa Schioppa decise di sostituire il consigliere Angelo Maria Petroni con Fabiano Fabiani. Certo, se i giudici della Consulta dovessero pronunciarsi per l’illegittimità anche la legge Gasparri subirebbe quello scossone che rimetterebbe in discussione l’intero impianto.
Tutto questo secondo il mensile Prima Comunicazione spiegherebbe la corsa dei politici per nominare il nuovo cda. In quanto l’eventuale decisione della Consulta non è retroattiva.
Ma per accelerare la nomina del cda (i cui nomi da mesi sono stati tutti indicati dai partiti), occorre che Villari si dimetta e che venga eletto un nuovo presidente della Vigilanza. C’è poco più di un mese di tempo per farlo prima della Consulta. Non a caso i capigruppo degli schieramenti hanno già annunciato che non sostituiranno i commissari membri, nonostante essi si siano dimessi in blocco dall’incarico. Oggi le giunte per il regolamento di Senato e Camera, salvo sorprese dell’ultim’ora, si pronunceranno sullo scioglimento della commissione, vista l’impossibilità a operare dopo che 37 su 40 commissari hanno gettato la spugna. Addirittura c’è chi prevede un iter accelerato per nominare il nuovo presidente già martedì 27 gennaio e nominare il nuovo cda ai primi di febbraio. A quel punto qualsiasi decisione prenderà la Consulta se ne parlerà per la prossima tornata.
Ma veniamo ai candidati per le poltrone dirigenziali della nuova Rai. Crescono le quotazioni di Pier Luigi Celli per la presidenza di viale Mazzini. Dietro di lui perdono terreno Pietro Calabrese e Claudio Petruccioli. Per il ruolo di direttore generale si continua a cercare di convincere Stefano Parisi a ripensarci. Se le forze in campo non dovessero riuscirci i candidati in corsa più quotati resterebbero Lorenza Lei e Gianfranco Comanducci, con quest’ultimo in fase di rimonta. La Lei è ben vista dal mondo cattolico, compresi gli ambienti vaticani, da Agostino Saccà e dalla Bianchi Clerici, il consigliere leghista che verrà riconfermata nel nuovo cda di viale Mazzini. Con lei sicuri di restare al proprio posto sono Nino Rizzo Nervo (Pd), Angelo Maria Petroni (Pdl, voluto esplicitamente dal ministro Tremonti). Qualche chance di restare pure per Marco Staderini dell’Udc (in ballottaggio con Rodolfo De Laurentis), Giuliano Urbani, che però dovrà vedersela con un candidato molto forte, Alessio Gorla. Se Urbani non avrà la Rai dovrebbe approdare alla Treccani. Sta cercando di essere riconfermato anche Carlo Rognoni, ma Gianni Borgna potrebbe soffiargli il posto. Gli altri saranno tutte nuove nomine. L’Italia dei valori rinuncerà al rappresentante. Il Pdl ha scelto Rubens Esposito. In quota Forza Italia Gorla o Urbani. Per An c’è Gugliemo Rositani.





