Marco Castoro

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Ora fa paura il fantasma di Villari

marco | 28 gennaio 2009

Meglio tardi che mai è un proverbio che non sempre calza a pennello con le situazioni che si verificano. Soprattutto se si pensa a come sia stata azzerata in quattro e quattr’otto la commissione Vigilanza. Forse sarebbe più il caso di scomodare un altro proverbio: la fretta è una cattiva consigliera. Dopo mesi di stallo sulla candidatura di Leoluca Orlando, l’elezione a sorpresa di Riccardo Villari, l’iniziale collaborazione dei commissari del centro-destra fino alla ritirata dei medesimi, in sintonia con quelli dell’opposizione, per lasciare solo il neo presidente e spianare la strada a Sergio Zavoli e al nuovo cda di viale Mazzini. Mesi trascorsi senza arrivare alla meta. Ora che sulle nomine (e sulla legge Gasparri) incombe la mannaia della Consulta, ecco che a tempo di record si procede alla revoca dell’intera commissione, presidente compreso, dopo il pronunciamento delle giunte per il regolamento di Senato e Camera. Il tutto per arrivare alle nomine del cda prima della sentenza della Consulta sul caso Petroni-Fabiani.
Ma torniano ai nostri due proverbi. Il meglio tardi che mai può essere scomodato per definire l’atteggiamento dei due presidenti delle camere che, in questi giorni, hanno chiesto un parere a esperti di diritto parlamentare. Gli è stato risposto che forse tutto questo potere per revocare il presidente della commissione non è che lo avessero. Anzi, è stato creato un precedente grave dal punto di vista costituzionale. Il presidente è stato eletto con una votazione, quindi semmai si sarebbe dovuto procedere a un’altra votazione per far decadere Villari ed eleggere un altro presidente. Così invece si è venuto a creare una specie di conflitto costituzionale che Villari potrebbe impugnare nel suo ricorso al Tar o alla Consulta.
Dunque si ruota intorno a un punto fondamentale: la procedura adottata si poteva fare o no?
Se sì, secondo questo principio, tutti i presidenti delle commissioni parlamentari sono a rischio. Basta che la maggioranza dei commissari non si presenti in aula per due sedute di seguito, come è accaduto per la Vigilanza, ed ecco che il presidente e i membri possono essere revocati. Se così fosse, basterebbe saperlo, per rivoluzionare il regolamento parlamentare.
Il presidente di una commissione che cosa può fare di più, oltre a convocare le sedute? Se non ci va nessuno, che colpa ha lui? Non si può certo accusarlo di non far funzionare la commissione. O forse sì? Nel caso di Villari è stato così, ma qui la procedura si può definire alquanto anomala.
Che cosa accadrà se Villari presenterà il ricorso? E soprattutto se finirà per aver ragione dai giudici?
Un papocchio. Considerando anche i tempi stretti che si hanno per nominare il nuovo cda, visto che nella seconda metà di febbraio è atteso il pronunciamento della Consulta sul caso Petroni-Fabiani.
Che cosa conviene allora ai politici, a comiciare proprio dai presidenti delle camere? Parlare e convincere Villari a non fare il ricorso. In modo da accelerare l’iter delle nomine e dare una governance autorevole alla Rai, e non scaduta nel mandato.
Volente o nolente, sarà necessario «trattare» con Villari e concedergli un tornaconto politico che abbia l’aspetto di un risarcimento per il torto subito. Che cosa? Un incarico? Una candidatura prestigiosa? Ma un uomo tutto d’un pezzo come Villari a questo punto sarà disposto ad accettare? Perché non ci si è pensato prima?

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