Treccani, Napolitano boccia Pera

29 01 2009

Clamoroso colpo di scena nella corsa alla presidenza della Treccani, l’istituto dell’Enciclopedia italiana. Per la prestigiosa carica Palazzo Chigi aveva proposto il nome di Marcello Pera, ex presidente del Senato, intellettuale doc, stimato e legato da una profonda amicizia con Benedetto XVI. Ma il presidente Napolitano ha messo un veto sulla candidatura, rispondendo con una lettera al mittente, nella quale ha motivato la bocciatura. Per il Colle Marcello Pera risulta troppo schierato su temi etici controversi. Un fulmine a ciel sereno per l’ambiente politico del centro-destra, per il candidato e per Palazzo Chigi che ha dovuto rivedere la scelta, optando, dopo una prima fase di perplessità, sconcerto e sbandamento per Giuliano Amato, un altro candidato forte che ha subito ricevuto il via libera da parte del presidente Napolitano.
Che cosa nasconde la scelta? Qual è stato il retroscena che ha indotto il Colle a frenare l’ascesa di Pera? Siamo davanti a una scelta politica, etica o chissà cos’altro nasconde la decisione? Qualcuno ha pure malignato che Napolitano abbia avuto un sussulto da ex comunista. Ma dietro alla bocciatura c’è veramente il fatto che Pera sia troppo schierato sui temi etici, al contrario di un Amato ben più attento a utilizzare con precisione il bilancino, da sempre in equilibrio sulle questioni più importanti ed equidistante tra i poli, al punto da meritarsi il soprannome di Dottor Sottile.
Per contro Pera ha fatto discutere molto l’opinione pubblica con i suoi libri. Vanta un profilo istituzionale altissimo, uomo stimato negli Stati Uniti, dove è viene chiamato spesso per partecipare a conferenze, e vicino a Israele. Che cosa può aver indotto Napolitano a respingerlo? Forse il fatto che sia un cattolico integralista, pur ritenendosi un non credente, da sempre impegnato in difesa della vita, difensore dell’Occidente, delle radici cristiane, in perenne lotta contro il laicismo, intellettuale di riferimento più vicino al Santo Padre.
L’ex presidente del Senato è stato l’autore con l’allora cardinale Joseph Ratzinger del libro «Senza radici» (2004) sulla questione delle radici cristiane. Nel libro – che contiene le due relazioni di Pera e Ratzinger sull’argomento e uno scambio epistolare tra i due – denuncia il decadimento morale dell’Europa, a suo dire impoverita dal rifiuto delle sue radici cristiane e minacciata dal terrorismo islamista.
La bocciatura è stata accolta con sorpresa anche negli ambienti vaticani. Di riflesso si è trattato anche di un affronto nei confronti di Ratzinger. Da ricordare che oltre alla amicizia che Benedetto XVI nutre nei confronti dell’ex presidente del Senato, il Santo Padre ha continuato la collaborazione con Pera intellettuale e scrittore, concedendogli il privilegio di scrivere la prefazione del libro «Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l’Europa, l’etica», edito da Mondadori, che comincia con una lettera introduttiva di Papa Benedetto XVI.
Anche sui quotidiani Marcello Pera in più di un’occasione è intervenuto per commentare le grandi questioni etiche del nostro Paese. Sul Giornale, due anni fa, affrontò anche la spinosa questione dei Pacs. In un articolo dal titolo «La Chiesa al bivio delle unioni civili», Pera affrontò un tema così scabroso cominciando l’articolo così: «Sulla questione dei Pacs il Presidente Napolitano ha interpretato l’unica parte compatibile con la sua storia e cultura, quella di Togliatti dell’art. 7: Trovare una sintesi nel dialogo anche con la Chiesa cattolica… ». Chissà, magari Napolitano non gradì quell’articolo. Sono solo supposizioni. Tuttavia, in tutta questa vicenda, fa riflettere il fatto che il centro-destra non avesse un secondo intellettuale da candidare. La cultura è davvero di sinistra.



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