Presidenza Treccani, il governo a Pera: bocciato dal Colle. Berlusconi spinge Amato, ma Napolitano preferisce Gregory
31 01 2009
Presidenza Treccani, duello Amato-Gregory. Dopo la beffarda uscita di scena di Marcello Pera, i candidati in corsa per la carica più alta dell’Enciclopedia italiana sono rimasti due. Il primo, Giuliano Amato, ex socialista ai tempi di Craxi, ex premier, ex ministro dell’Interno del governo Prodi, attualmente senza poltrone prestigiose. Il secondo, Tullio Gregory, pluridecorato accademico, filosofo e lessicologo, grande storico della filosofia, collaboratore dal 1951 dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana (Treccani), membro del consiglio di amministrazione della Rai nel 1993.
Amato è il candidato di Palazzo Chigi, a volerlo presidente della Treccani è il premier Berlusconi in persona. Il Cavaliere lo ha ribadito nell’ultimo consiglio dei ministri e sull’argomento non è volata nemmeno una mosca. Gregory è il preferito del presidente Napolitano. Lo ritiene più adatto alla carica dell’antagonista. Ma il Dottor Sottile si è mosso in anticipo col governo. Il solo pensiero di restare senza una poltrona lo turba. Anche perché non è affatto sicuro che possa spuntarla nell’altra corsa prestigiosa nella quale è impegnato: la Corte Costituzionale. Lì dovrà vedersela con Luciano Violante, un osso molto duro.
La spunterà Berlusconi o Napolitano? Vedremo. Di sicuro non è intenzione delle parti darsi battaglia. Alla soluzione ci si arriverà con una convergenza. Probabilmente la stessa che ha chiuso la strada a Marcello Pera, l’altro candidato. Quello scomodo sia al premier sia al capo dello Stato.
Qualche tempo fa Pera fu contattato da un esponente autorevole del governo che gli chiese la disponibilità a diventare presidente della Treccani. L’ex presidente del senato diede l’ok. Passarono dei mesi senza che si seppe più nulla. Fino a venerdì scorso, poco prima del consiglio dei ministri, quando il governo lo informò che la mossa non era andata a dama. E quindi per Pera non c’era altro da fare che rinunciare alla sua candidatura per evitare una bocciatura, visto che il presidente Napolitano – sempre secondo l’esponente del governo – aveva messo un veto, in quanto Pera risulta troppo schierato su temi etici controversi.
A quel punto all’ex presidente del senato non è rimasta altra soluzione che tirarsi indietro.
In pratica coloro che all’interno del governo e del ministero della cultura sostenevano al candidatura di Pera non se la sono sentita di opporsi al volere del premier in consiglio dei ministri.
Tirando le somme, forse non è azzardato sostenere che il governo sulla questione Pera-Treccani non ha brillato di luce riflessa.
Inoltre è apparso sospetto il silenzio del ministro della cultura, Sandro Bondi, che sulla questione non ha rilasciato nessun commento. Eppure il suo parere sarebbe stato qualificato per chiarire qualche lato oscuro tra il volere del premier, del governo e del Capo dello stato. A tutto questo c’è da aggiungere la questione dei temi etici. Che cosa vuol dire? Forse chi difende i valori cristiani non è degno di presiedere la Treccani?
Un affronto anche al Vaticano. Non va dimenticata, infatti, la stima che Pera nutre nei confronti di Ratzinger. Il Papa ha scritto la prefazione dell’ultimo libro dell’ex presidente del senato, il quale però non fa più parte della corte del Cavaliere. Il fatto che a lui si preferisca un candidato non di squadra come l’ex ministro del Viminale la dice lunga su come Pera non sia… Amato.
Ma attenti al professor Gregory. Dal cilindro delle nomine può uscire lui.
Allora sì che la sorpresa farebbe restare qualcuno a bocca aperta.



















