Gasbarra: ora non fermiamoci, via al testamento biologico
marco | 10 febbraio 2009
Enrico Gasbarra, deputato del Pd ed ex presidente della provincia di Roma, è pronto a sostenere «la coraggiosa difesa della democrazia e della Costituzione attuata dal presidente Napolitano, dopo le pericolose e irresponsabili prese di posizione del presidente del consiglio», ma è a favore del ddl. «Sono fermamente convinto, da cattolico, che la laicità dello Stato sia un principio indiscutibile», sottolinea Gasbarra, «penso che questa vicenda privata avrebbe meritato rispetto, silenzio e non aggressione elettoral-politica. Sono orgoglioso di appartenere al Pd e apprezzo l’equilibrata e democratica decisione di Walter Veltroni di consentire la libertà di coscienza».
Domanda. Che cosa le ha insegnato il caso Englaro?
Risposta. È ovvio che questa vicenda sia entrata nella coscienza di tutti, nelle discussioni di ogni famiglia. Ognuno si è domandato che cosa sia giusto e cosa non lo sia. Oggettivamente è difficile entrare nella vicenda, tanto più in questi tragici momenti, se non si conoscono tutti i contenuti, le sfumature. Tuttavia per quanto mi riguarda ci sono due elementi fondamentali: da uomo il problema me lo porto dentro, da parlamentare sono pronto a rispondere che non si può togliere l’alimentazione e l’idratazione a una persona. Seppure nelle condizioni in cui si trovava Eluana da 17 anni.
D. Ma i laici non la pensano così…
R. Da cattolico io non sono così puro come la Binetti, ma porto dentro di me i principi della mia fede. Principi che i cattolici in questo paese hanno saputo testimoniare senza mai minare la laicità dello Stato. La legge sul testamento biologico è l’unica vera strada che può determinare un equilibrio tra la difesa della vita e la libera scelta. Ai tempi delle leggi sul divorzio e sull’aborto, i cattolici hanno avuto seri problemi ma non si sono mai sottratti alla legge, pure non adottando nel loro privato determinate scelte.
D. Perché è così necessaria la legge?
R. Perché oggi tutto avviene mischiando tanti diritti, non essendoci una legge di equilibrio: deve essere legittimo che qualcuno scelga in quelle condizioni di non essere alimentato. Non essersi mai espressi a tal proposito ha portato la magistratura a faticare non poco per decidere nel diritto esistente. La morte della Englaro, senza un quadro legislativo, crea tante e tali scelte contraddittorie che possono far rabbrividire. Chi resta in vita e chi non viene alimentato. Tante situazioni lasciate alla causalità. Dove potranno avvenire le cure (o le non cure)? In una clinica pubblica o in una privata? Vi potrà accedere solo chi ha soldi oppure anche chi non li ha? Chi prenderà la decisione? Il padre o il marito? Senza un’espressione della persona in coma restano tanti tormenti che come uomo mi porto dentro, ma che da parlamentare devo cercare – anche con chi non la pensa come me – quell’equilibrio necessario per arrivare alla legge sul testamento biologico. Io ho avuto mio padre in coma per 8 giorni dopo un ictus. Poteva restare in quello stato per un’ora, per 2 o per 20 anni. In quei momenti mi sono posto 12 mila domande. Lui soffre o non soffre? Tanti dubbi mi tormentavano. Io l’avrei tenuto lì, per la mia fede, forse anche per una forma egoistica. Ma lui che amava talmente la vita avrebbe voluto questo? Io non lo sapevo. Alla fine ha deciso il Padre Eterno.





