Ddl intercettazioni. La Bergamini: è un principio di democrazia
marco | 18 febbraio 2009
Da Cossiga a Di Pietro, con l’ordine dei giornalisti in prima linea: tutti compatti contro il carcere per chi pubblica le intercettazioni, dopo il ddl licenziato lunedì sera dalla commissione giustizia della camera.
Qualcuno ha anche parlato di vendetta di Deborah Bergamini, vittima delle intercettazioni pubblicate dai giornali ai tempi di quando era dirigente Rai. «Ma quale vendetta», risponde la Bergamini, «se avessi dovuto fare delle vendette ce ne sarebbero state ben altre da fare».
«Il ddl – prosegue il deputato del Pdl – nasce per un principio di analogia con il codice della privacy che prevede la stessa sanzione da 1 a 3 anni per la diffusione di atti personali che l’autorità giudiziaria ha deciso di distruggere. Trovo bizzarro che si debba discutere su una cosa che non dovrebbe più esistere in quanto va distrutta. Mi pare evidente che ci sia qualcosa che non funzioni… e quindi si cerca di cambiare le regole. Si parla tanto della grande voglia di cambiare l’Italia e noi proviamo a farlo. Io sono una giornalista, so la fretta con la quale si lavora nelle redazioni, quanto si fatica per trovare una notizia, ma in questo caso si tratta di una pubblicazione illecita. Le multe non bastano più per arginare un fenomento che continua a ripetersi. D’accordo il diritto di cronaca, ma è necessario mettere dei paletti per sapere fin dove ci si può spingere, affinché sia tutelato il diritto della privacy e dell’immagine dei cittadini. Pensiamo pure alle vittime che ci finiscono in mezzo. Come si fa a uscirne quando il danno è stato fatto? Questo ddl è un modo per porre un freno anche alle fughe di notizie dalle procure. Il problema è complesso. Esiste e noi cerchiamo di risolverlo: del resto escono troppe cose che non dovrebbero uscire. Si cerca di trovare un buon sistema di funzionamento. Mi sembra un diritto sacrosanto. È un principio di democrazia per garantire la tutela del giornalista e del cittadino».
Ma anche nella maggioranza qualche scudo si è alzato sulla questione. Leader dell’opposizione interna i deputati Riccardo Mazzoni e Giancarlo Mazzuca, quest’ultimo ex direttore del Carlino: «Come giornalisti abbiamo sempre denunciato l’uso indiscriminato da parte dei mass-media di intercettazioni non rilevanti penalmente, che hanno troppo spesso violato la privacy di persone nemmeno indagate. Bisognava, dunque, intervenire su un malcostume ormai intollerabile, ed è giusto che il Parlamento lo stia facendo. Ma come deputati abbiamo l’obbligo di denunciare, che gli emendamenti approvati ieri in commissione giustizia configurano una inaccettabile criminalizzazione del mestiere di cronista. Il giornalista deve cercare più notizie possibile e di darle compiutamente ai lettori, i quali hanno il diritto di essere informati, cosa che difficilmente ora potrà avvenire visto che nulla potrà essere scritto su quanto avviene nelle indagini preliminari. Si passa, insomma, da un eccesso all’altro».





