Alemanno mostra i muscoli a Silvio
marco | 4 marzo 2009
Quando si compiono 50 anni il pensiero va a Nerone. Alla fossa dei leoni. Alemanno ne ha appena compiuti 51 e ora si appresta a suonare la lira mentre nelle sue aziende partecipate scoppiano gli incendi. Chicco Testa che lascia Roma Metropolitane, l’Acea che cade in Borsa e che vede i piccoli azionisti sul sentiero di guerra con l’amministratore delegato finito nel mirino. Eppure stiamo parlando di Andrea Mangoni, il manager che fino a pochi mesi fa veniva elogiato come colui che aveva permesso ai piccoli gli azionisti un bel salto di qualità. Potenza della politica e degli affari. Qualcuno insinua addirittura che Alemanno abbia voluto dare questa sterzata non solo per fare un favore a Caltagirone (l’avvento di Marco Staderini, uomo di fiducia del genero Casini nell’Udc ne è la riprova) ma anche per far vedere (di riflesso) a Berlusconi e Fini che quando si tratta di prendere decisioni importanti, Alemanno non si tira indietro. Anzi, è lui che decide. Mangoni aveva portato a termine l’accordo con Gaz de France. Un matrimonio consumato con la benedizione dei padrini Berlusconi e Sarkozy. E con lo stesso Fini che aveva gradito le nozze. Tutti concordi nel giudicarlo un grande accordo nazionale. Morale della favola: ora Alemanno sterza e mostra i muscoli anche a Berlusconi e Fini. Per quanto riguarda le dimissioni di Chicco Testa giungono a sorpresa perché di recente aveva distribuito elogi sull’operato del sindaco.





