Intercettazioni, lo Stato non paga più
marco | 10 marzo 2009da ITALIA OGGI
di Roberto Miliacca
Intercettazioni, lo Stato non paga. Costa troppo l’attività investigativa dei magistrati e le casse dello Stato non ne vogliono sapere di tirare fuori i 400 milioni di euro necessari per ripianare i debiti con le ditte che hanno eseguito intercettazioni per conto delle procure. Ed è per sfoltire le spese future, ma anche per chiudere con il pesante arretrato accumulato, che il governo sta pensando di varare la riforma delle intercettazioni. Lo ha fatto capire ieri il ministro Guardasigilli Angelino Alfano, intervendo ieri a Novara alla manifestazione «Governincontra». Il ministro ha dato i numeri del costo della super attività investigativa svolta dalle procure presso i tribunali, solo nel 2007: 128.805 persone intercettate, 116.303 delle quali attraverso la registrazioni di conversazioni telefoniche, 10.703 intercettazioni ambientali (microfoni e cimici nelle staze) e 1.799 intercettazioni informatiche. Tutte queste operazioni investigative sono costate così: quasi 35 milioni di euro per l’attività di intercettazione; 9 milioni 283mila euro per i tabulati e ben 182 milioni 616mila euro per il noleggio degli apparati.
Ma le spese pazze variano da procura a procura. Mettere sotto controllo un telefono può costare dai 3 euro al giorno di Campobasso ai 27 giornalieri di Lodi (ma se ne spendono 23 a Messina, Urbino e Cuneo). L’affitto di una cimice per spiare può costare dai 19 euro (della procura di Roma) ai quasi 200 euro della procura di Catania. Far collocare un gps sotto l’auto di un mafioso costa 12 euro a Gela e 180 euro a Caltanissetta. Dipende ovviamente dagli appalti concessi a centinaia di aziende diverse. Negli ultimi 5 anni sono stati spesi un miliardo e 279 milioni di euro. In media ci sono procure (Roma, Tivoli, Vasto, Avezzano, Campobasso) che spendono in media 5 euro al giorno. Altre che invece arrivano a quota 20 euro nelle 24 ore. Per quanto riguarda i debiti non ancora pagati alle società che hanno svolto le loro prestazioni fanno notizia i 40 milioni della procura di Napoli, i 30 di Palermo, i 26 di Reggio Calabria, gli oltre 13 milioni della procura di Catanzaro, i 9 di Catania, i 7 di Cagliari, gli oltre 2 di Roma, i quasi 2 di Caltanissetta, il milione e mezzo di debito di Busto Arsizio, fino ai soli 6000 euro della procura di Campobasso..
Tutto questo finirà. Alfano ha spiegato che la riorganizzazione del sistema delle intercettazioni elaborata dal governo determinerà risparmi «estremamente significativi» rispetto agli attuali esborsi, sia perchè le procure non ricorreranno più al noleggio delle apparecchiature, sia perchè comunque la legge conterrà il numero di reati perseguibili attraverso le intercettazioni (risparmio stimato dal guardasigilli in 40 milioni di euro). Gli effetti del pacchetto Alfano, in termini di risparmi, dal 2010 e a regime, saranno sensibili: le spese correnti dovrebbero essere limitate a 14 milioni 796mila euro, di cui 5 milioni 200mila per il canone del server, 28mila 500 per le 95 postazioni informatiche presso gli uffici di procura, 4,5 milioni per l’acquisto del software, 468mila per il canone di affitto dei locali, 7,8 milioni per la manutenzione e 1,3 mln per le spese di funzionamento delle strutture.





