Rai, diessini sull'orlo di una crisi di nervi
marco | 13 marzo 2009
Prima o poi finiremo confinati in una riserva indiana. A usare questa espressione, non certo tra le più incoraggianti in vista del futuro, sono i diessini che continuano a vedere come fumo agli occhi i candidati di area centrista che Franceschini (o chi per lui) continua a presentare alla ribalta per la poltrona di presidente della Rai. Gli esponenti della Quercia fanno notare che il piatto della bilancia del Pd pende dalla parte di ex Margherita e prodiani. Il segretario del Pd proviene dal partito di Rutelli, il candidato a sindaco di Firenze pure, quello di Bologna è un prodiano. Nel cda di viale Mazzini ci sono l’amico di ombrellone di Veltroni e Rizzo Nervo (Margherita). Prima c’erano Rognoni e Petruccioli ora non c’è più nessuno di area ds. In pratica non ci sono più interlocutori per il popolo Rai diessino. Ecco perché si spera fino all’ultimo in un ripensamento su Claudio Petruccioli, se non altro per il fatto che la sua matrice è la Quercia. La convergenza sul presidente uscente è solo dovuta a questo motivo. Se proprio non dovesse farcela lui, i diessini sono pronti a spingere verso il traguardo Pier Luigi Celli piuttosto che Marcello Sorgi o Paolo Ruffini, anche quest’ultimo di area Margherita. Gianni Riotta è stato bruciato per questo motivo. Non è un diessino e poi era trainato da Bonaiuti, Bocchino, Nania e Rotondi, tutti illustri esponenti della maggioranza. Dicono i diessini: se proprio deve essere un direttore meglio Antonio Di Bella del Tg3 che altri. Almeno lui è fedele alla Quercia. Tra l’altro l’appoggio trasversale a Riotta nel centro-destra ha scatenato un vespaio di polemiche proprio all’interno del Pdl. Come accadde quanto Ronchi disse di gradire la candidatura di Amato. Una dichiarazione che fece infuriare Berlusconi, che poche ore dopo mise il punto a capo sulla questione.
A proposito di direttori, va registrata la prima apertura di Berlusconi a Mauro Mazza come candidato al Tg1. Al Cavaliere qualcuno della sua corte ha fatto notare che forse i capricci di Fini in questo periodo sono dovuti al fatto che il premier continuasse a rifiutare Mazza come successore di Riotta. Una pulce nell’orecchio che ha fatto sì riflettere Silvio, ma che ha fatto infuriare il popolo di An in attesa di collocazione.
Facile l’equazione: se si prende il Tg1 addio altre poltrone. E di candidati di An in corsa ce ne sono, da Bruno Socillo a Gianni Scipione Rossi, per finire con Guido Paglia.
Ma torniamo alla presidenza Rai. In piedi restano ancora le candidature di Ruffini, Sorgi e di Celli. L’attuale direttore di RaiTre ha fatto sapere che non è affatto interessato. Ai suoi amici ha detto che dovrebbe essere torturato per accettare la proposta. E poi dopo che faccio? Non sono poi così vecchio, avrebbe aggiunto.
Dunque, il Pd naviga ancora in alto mare. Ed è facile prevedere che Berlusconi terrà sotto schiaffo i suoi interlocutori fino all’ultimo minuto disponibile del 18 marzo, quando scadrà il tempo per presentare il candidato. Del resto Franceschini continua a ribadire che la Rai non è in cima alla lista delle priorità. Il tempo passa inesorabile e la strage dei candidati, piò o meno legittimi, continua. Ormai i papabili bocciati non si contano più. Come ribadisce Piero Martino, portavoce del segretario del Pd: «Da qualche giorno leggiamo sui giornali e sulle agenzie nomi di possibili presidenti della Rai. È un esercizio fastidioso frutto di ricostruzioni inventate o molto spesso anche interessate».
Avanti il prossimo.





