Il caso Racz fa capire che anche gli arbitri devono parlare dopo le partite
marco | 25 marzo 2009Ora il romeno Racz, l’uomo accusato ingiustamente dello stupro della Caffarella a Roma, sta facendo il giro delle tv per essere risarcito dell’ingiustizia subita. Vedrete, farà un reality, guadagnerà tanti soldi e diventerà una star. Ma in questa triste vicenda a fare notizia è anche il mea culpa del capo della squadra mobile di Roma che ha spiegato come gli inquirenti siano stati tratti in inganno dallo sviluppo delle indagine del caso. Ebbene tutto ciò fa anche pensare agli arbitri di calcio. I loro errori scatenano autentici cicloni senza che i diretti interessati possano dire qualcosa per difendersi, per spiegare i loro errori e soprattutto le situazioni che li hanno tratti in inganno. Le dichiarazioni in tv e sui giornali del capo della squadra mobile di Roma sono state molto apprezzate dall’opinione pubblica. Inizialmente gli inquirenti sono stati tratti in inganno dalle circostanze ma poi sono riusciti a trovare il bandolo della matassa. E allora perché non si permette anche gli arbitri di spiegarsi nel dopo partita davanti alle telecamere. Chissà che non si riesca a capire che cosa scatta nella loro testa in quei momenti decisivi di una gara. Magari si potranno eliminare tutti quegli aloni di sospetti che aleggiano intorno a una decisione sbagliata. Sbagliando si impara. A crescere. Manderemo tutti gli arbitri nei reality.





