Antonio Santini, dal Pescatore alle stelle. Il ristorante di Runate di Canneto sull’Oglio fattura 1.450.000 euro
marco | 27 marzo 2009
Il nonno pescava e la nonna cucinava. E gli altri? Mangiavano. Si era negli anni ’30 e la casa di Antonio Santini si riempiva giorno dopo giorno. Pasto dopo pasto. Dove si va a mangiare oggi? Dal pescatore, ovviamente. Di anni ne sono passati più di 70 e ancora oggi nel Mantovano, ma anche dalle regioni limitrofe, si va a mangiare Dal Pescatore a Runate di Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova. A fare gli onori di casa c’è sempre Antonio Santini, il nipote dell’avo pescatore. Si chiama come il nonno e ha ereditato la struttura nel 1952, da suo padre Giovanni e da mamma Bruna, e da allora ha portato il ristorante alle stelle… quelle della Guida Michelin. Ne vanta già tre (nel 1982 la prima, 6 anni dopo la seconda e nel 1996 la terza). Inoltre ci sono 3 forchette del Gambero Rosso, 3 stelle di Veronelli, 18 e mezzo dell’Espresso. Gestione familiare e non solo. Con la moglie Nadia e il figlio Giovanni in cucina (quest’ultimo è il responsabile di pasta e dessert, mentre la sua fidanzata si occupa dell’organizzazione dei menù) fanno parte della squadra anche 15 collaboratori. Un’azienda che fattura 1.450.000 euro l’anno. Il sito è www.dalpescatore.com
Tra i frequentatori del suo ristorante ci sono allenatori e calciatori, da Ancelotti a Buffon, da Costacurta ad Ambrosini e Albertini. In verità sono più i milanisti a frequentare il locale, visto che Antonio è tifosissimo rossonero. «Ho assistito a 6 finali di Champions con il Milan» è il suo biglietto da visita. La squadra rossonera è la sua passione che ha trasmesso anche al suo secondogenito Alberto, non al primo Giovanni che è juventino. «Per questo motivo abbiamo deciso di non andare a Manchester ad assistere alla finale Milan-Juve», sottolinea Antonio. Oltre al calcio, sapete cosa adora fare Santini quando non lavora? Andare a mangiare al ristorante! «Ci vado due volte alla settimana e vado alla ricerca sempre di nuovi piatti. Mi fido sempre dei consigli dello chef». Antonio chiama Antonio. In fatto di olio Santilli si affida ad Antonio Del Giudice, un altro personaggio che vanta una storia tutta da raccontare. Giornalista e scrittore, Del Giudice ora è anche un produttore di olio extravergine e Santini ogni anno acquista l’intera produzione della tenuta in Toscana. «Di Del Giudice non apprezzo solo l’olio», racconta Santini, «ma anche la sua scrittura. Ho appena finito di leggere il suo romanzo “La Pasqua bassa”, un libro che si divora con entusiasmo tanto è affascinante, un tuffo nella storia che ti permette di rivivere l’emozioni di un tempo». Santini adora la natura. Un’altra sua passione è la moto. Possiede una Gs 1150 Bmw. «Prima di scassarmi il piede facevo dei giri gastronomici spettacolari con un gruppo di amici. Il mio compito era scovare il ristorante giusto. Gli altri pensavano agli itinerari. Vivere il mondo da una moto è tutta un’altra cosa». Collezionista di penne Montblanc (l’ultima comprata è una George Bernard Shaw). Fuma il sigaro («mai la sigaretta e la pipa è troppo complicata»), il cubano D3 e almeno mezzo toscano antico riserva al giorno. Adora viaggiare. Il suo posto preferito è Ushuaia in Argentina: «è il paradiso terrestre». Che piatto consiglia ai suoi ospiti? «In questo periodo zuppa di calamaretti, spigola marinata ed erbe aromatiche. Oppure l’insalata di faraona in agrodolce che fa mia moglie Nadia».
LA SCHEDA
Antonio Santini nato il 19 aprile 1953 a Bozzolo (Mantova), ristoratore. Fatturato 1.450.000 euro.
Passioni
Il Milan
Il libro la Pasqua Bassa
La moto Gs 1150 Bmw
La penna Montblanc George Bernard Shaw
Il sigaro D3 cubano





