Cinema, i consigli di Pierluigi Magnaschi per non restare al buio. "Teza"
marco | 6 aprile 2009
di Pierluigi Magnaschi
“Teza”, di H. Gerima con A. Arefa, A.Tedia, T.Beyene, **** visto nel marzo 2009
Un film sulla tragedia infinita dell’Etiopia, un paese passato dalla lunga occupazione italiana, prima sabauda e poi fascista, alle guerre civili e ai feroci regimi comunisti di tipo tribale. I paesaggi etiopici sui quali il regista Gerima incastona il suo film, sembrano da inizio del mondo. Sono profili paesaggistici resi con campi lunghissimi, sui quali la cinepresa indugia sonnolentemente, riproducendone la loro essenza silenziosa, ondulata, immersa in brume piene di vapore, sulle rive di un lago sul quale rudimentali piroghe scivolano sull’acqua come se fossero il profilo emergente e in placido movimento della schiena di un ippopotamo.
Se c’è un difetto, in questo film, questa è la lentezza di alcune sequenze. Ma poi ho scoperto che questo è un difetto mio, non del film. Il difetto cioè di uomo pressato, iperattivo, inadatto a gustare il lento passare del tempo.
Un altro ingrediente di primo piano di “Teza” sono i volti. Sembrano scolpiti, tanto sono ieratici. Sono visi, di uomini e di donne, che vengono da lontano, che esprimono una vita vissuta, sentimenti profondi, sofferenze inenarrabili. Di essi, non parlano gli occhi ma le rughe o i piccoli tatuaggi che fanno parte della fisionomia profonda di chi se li è fatti dipingere addosso.
I riti tribali sono pieni di magia. Le paure del villaggio sono un coro (alle volte muto) di struggente partecipazione sociale.
In questa comunità devastata dalla guerra, recitata la sua parte crudele il comunismo che è stato realizzato da mentecatti opportunisti che usano l’ideologia per mascherare la loro assoluta mediocrità e per soggiogare il popolo. A questi capataz da due soldi (ma capaci di imprigionare, malmenare, assassinare) pur di fare una interminabile riunione ideologica, non interessa lasciare andare in malora le analisi del sangue della povera gente. E se il primario di sinistra, ritornato in Etiopia dalla Germania dove era ricercatore, si permette di far presente, sia pure con molto garbo, che ci sono delle priorità da osservare a vantaggio del popolo, egli viene ammazzato a suon di sprangate da parte di chi sogna di portare in Etiopia, non il comunismo sovietico, ormai degenerato, ai loro occhi, ma addirittura quello albanese, da loro ritenuto purissimo e promettete di future albe radiose. Intanto compare all’improvviso su un muro, incombendo con il suo rosso che sa di sangue su un paesaggio di capanne, un enorme poster con le faccione burbere della triade di Marx, Hegel e Lenin che si ripete come una punteggiatura lungo tutto il film.
“Teza” ti scava dentro, non ti lascia scampo, attorcigliato su un rosario di ingiustizie, costruito in un orizzonte senza speranza, popolato da gente con sentimenti semplici e forti. Gente da inizio del mondo. Bellissimo.
THE END






Egregio sig Magnaschi, sarà certo un refuso, ma la triade comunista
silviaN | 18 aprile 2009Egregio sig Magnaschi,
sarà certo un refuso, ma la triade comunista che cita non è composta, tra gli altri, da HEGEL, bensì da ENGELS (Marx e Lenin).
Non è un refuso da poco.
Anche non parlare di razzismo a proposito di Teza, è un vuoto grave, non foss’altro perchè il protagonista viene gravemente mutilato solo perchè è nero.
Forse andava troppo di corsa e non se n’è accorto…
Arrivederla.