Masi mette in riga i manager Rai
marco | 8 aprile 2009DA ITALIA OGGI
di Fosca Bincher
Sorpresa, in Rai è arrivato davvero un direttore generale. Da 48 ore Mauro Masi è piombato su viale Mazzini come una sorta di scud e già l’ora di ingresso ha lasciato tutti a bocca aperta: otto del mattino. Certo, Masi è arrivato assieme al terremoto in Abruzzo, e sull’emergenza il gran corpaccione della tv di Stato è abituato a vivere e dare il meglio di sè. Ma nessuno si immaginava che un neofita come l’ex segretario generale della presidenza del consiglio dei ministri assumesse subito la regia delle operazioni sconvolgendo insieme ai vertici di reti e telegiornali i palinsesti.
Stupiti anche ieri i consiglieri di amministrazione quando nel primo cda il direttore generale si è presentato non solo con il primo mini-pacchetto di nomine per la reggenza del Tg1, ma con un discorso scritto sul servizio pubblico e anche un’analisi comparata sulla organizzazione manageriale dell’azienda.
Maurizio Belpietro
Masi ha proposto e il consiglio guidato da Paolo Garimberti approvato all’unanimità una doppia reggenza per il telegiornale della rete ammiraglia: Andrea Giubilo (che già vicedirettore era e ora sarà responsabile di fronte alla legge) e Claudio Fico che reggerà la macchina esattamente come Giubilo aveva fatto con Riotta. Incarico di durata relativa perché forse già il prossimo consiglio di amministrazione convocato per il 22 aprile sistemerà la casella del Tg1.
In caduta libera le quotazioni di Maurizio Belpietro, in stand by Mario Orfeo su cui Berlusconi sta sempre meno entusiasmandosi (non gli piace l’asse creato con Garimberti), la sorpresa dell’ultima ora nel toto-nomine sarebbe quella del ritorno di Clemente J Mimun, che lascerebbe il suo Tg5 al ritorno di Carlo Rossella (la questione sarebbe stata affrontata dal diretto interessato con il premier durante una recente visita a palazzo Grazioli).
Del resto sui grandi ritorni al Tg1 esistono già i casi di Nuccio Fava (2) e Albino Longhi (3). Su Orfeo pesa però la perplessità di buona parte della componente di Alleanza nazionale. «Andiamoci piano», spiega infatti al cronista davanti a Montecitorio un ministro fra i più vicini a Gianfranco Fini, «certo che tocca al presidente del consiglio un gradimento sulla carica di direttore del Tg1. Lo fece anche Romano Prodi con Gianni Riotta.
Mario Orfeo
Nulla da dire se vengono proposti professionisti con i fiocchi. Belpietro? Ottimo. Mimun? Perfetto. Ma se si scende da questo livello allora perché dire no a Mauro Mazza?» Un problema in più, perché negli organigrammi del premier la questione Mazza era già risolta con l’incarico di direttore di Rai Uno. In ogni caso se non sarà sciolto il nodo del Tg1 dovrà per quella data essere definito il nodo della vicedirezioni generali.
Due sono sicure. Lorenza Lei e Antonio Marano. Per altre due è in moto il pressing della politica: quella di Giancarlo Leone e quella di Gianfranco Comanducci, Masi però sta nicchiando. Il direttore generale ha affrontato anche senza troppi fronzoli l’organizzazione aziendale, spiegando al consiglio di amministrazione come in azienda ci sia una pletora di incarichi di primo riporto.
Sono ben 51 le funzioni che riportano direttamente al direttore generale. Masi ha fatto un paragone che ben ha reso l’idea ai consiglieri: in un gruppo assai più complesso e vasto come l’Eni i primi riporti sono solo 27. Bisognerà quindi restituire alla Rai una snellezza più adatta all’organigramma, ricostituendo funzioni e riporti.





