Case, gli enti locali fiutano l'affare
marco | 19 maggio 2009
Il piano casa del governo può far tornare il sorriso ai cassieri comunali e aumentare del 20 per cento il patrimonio degli enti locali. Come? Seguendo l’esempio del Campidoglio e della regione Lazio. In pratica le giunte capitanate dal sindaco Gianni Alemanno e dal pd Piero Marrazzo stanno ultimando un accordo (trasversale, vista la fede politica avversa), curato dai rispettivi delegati e assessori al patrimonio immobiliare. Un patto che prevede la demolizione delle case popolari esistenti da sostituire con delle nuove costruzioni con un bel 20 per cento in più di cubatura. Nuovi alloggi da realizzare utilizzando i fondi stanziati dal governo. Ovviamente prima di sfollare gli attuali residenti delle case popolari occorrerà costruire le nuove costruzioni. A quel punto si procederà al trasferimento dei condomini, i quali si ritroveranno una casa nuova e più grande del 20 per cento. Per il Campidoglio e la regione ci sarà la soddisfazione di aver incrementato di un quinto (il 20%) il patrimonio immobiliare, perché le case sono concesse in affitto e restano di proprietà degli enti.
A portare avanti questo accordo tra comune e regione sono il delegato del sindaco Marco Visconti e l’assessore regionale Mario Di Carlo. Faranno parte della partita anche l’assessore comunale Alfredo Antoniozzi, il sindaco di Roma Alemanno e il presidente della regione Lazio Marrazzo.
In questi giorni il Campidoglio sta per compiere un’autentica rivoluzione che riguarda il patrimonio abitativo della città eterna. A oggi ci sono 1200 famiglie assistite dal comune capitolino alloggiate presso alcuni residence. Questa forma assistenza costa al cassiere di Alemanno oltre 24 milioni e mezzo l’anno, in pratica più di 2 milioni al mese, quasi 2000 euro a famiglia. Un signor affitto che a Roma non tutti pagano. Ci sono zone nella capitale i cui canoni sono ben più bassi. Certo, non stiamo parlando di alloggi situati nel centro storico o ai Parioli, ma in aree periferiche.
In pratica che cosa fa Alemanno: con un budget di 50 milioni ha confezionato un bando per l’acquisto di circa 300 alloggi da destinare a queste famiglie bisognose che vivono nei residence. Case da acquistare dai costruttori. A prezzi vantaggiosi per il Campidoglio, ma tutto sommato nemmeno troppo proibitivi per i palazzinari. Alloggi già pronti, da assegnare a settembre. Una specie di sfida con le case dell’Aquila che dovranno essere costruite per sistemare gli sfollati del terremoto.
Ad Alemanno va dato atto di una sterzata quasi storica. Favorita sì dagli stanziamenti concessi dal governo per Roma capitale, ma che potrebbero risolvere gran parte del problema casa nella città eterna. Ovviamente l’opposizione contesta l’iniziativa del sindaco, ritenendo l’impresa tutt’altro che facile. Tra l’altro la giunta capitolina ha nel mirino anche la ristrutturazione di vecchi casali e stalle abbandonati da decenni, per trasformarli, cambiando le destinazioni d’uso, in agriturismi, posti letto per strutture alberghiere e sportive. Un’operazione a costi bassi. Anche in questo caso, ovviamente, l’opposizione contesta e ipotizza una calata di cemento sull’agro romano. Tuttavia, a creare ostacoli per il sindaco non sono stati soltanto gli oppositori politici ma perfino qualcuno della sua squadra. Alemanno ha dovuto faticare non poco per convincere il suo assessore Antoniozzi, mentre ha avuto terreno più fertile con il delegato Visconti.





