Immigrati, è Napolitano il padre della linea dura

19 05 2009

da ITALIA OGGI
di Franco Bechis

Le parole furono pronunciate il 23 ottobre 1997 nell’aula della Camera dei deputati. «Accanto ai controlli all’ingresso, sono indispensabili misure di efficace respingimento o espulsione di quanti siano penetrati (o nel momento in cui abbiano tentato di penetrare) clandestinamente nel nostro territorio. A questo riguardo vi è una casistica elaborata molto accuratamente nel disegno di legge». Così il ministro dell’Interno dell’epoca, Giorgio Napolitano, introdusse nella legge italiana la norma sui respingimenti che oggi tanta polemica suscita per la sua applicazione. Un testo severo nel ddl originario presentato dal governo di Romano Prodi, mitigato poi nel passaggio parlamentare. Ma è la norma in vigore. In questi giorni ci sono state polemiche sulla durezza con cui lo stesso attuale presidente della Repubblica attuò le norme sui respingimenti, rimandando in Albania più di una carretta del mare, anche con casi umanitari a bordo. Il Capo dello Stato ha chiarito l’episodio in questione, ma il fatto che conta è proprio quello normativo. Sia nella legge sull’immigrazione varata all’epoca (che porta il nome di Napolitano e di Livia Turco), sia nel decreto legislativo di attuazione, erano contenute le regole oggi applicate. Solo più dettagliate da un comma aggiunto in accoglimento della normativa europea (con il decreto legislativo 7 aprile 2003, n.87 sollecitato dall’allora ministro delle Politiche Ue, Rocco Buttiglione), che intima di ricondurre l’immigrato intercettato nel paese di provenienza o in quello dove è stato rilasciato l’eventuale documento di indentità in possesso. Quindi, come spiega con grande lucidità oggi a pagina 5 il procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna, oggi l’Italia non sta facendo altro che applicare la legge, e in particolare quell’articolo 10 del testo unico sull’immigrazione che non è stato inventato dal governo in carica, ma da un esecutivo di centrosinistra con la firma dell’attuale presidente della Repubblica italiana. Secondo Fortuna la legge si può solo applicare e il tema in sè è riconosciuto da tutti i trattati internazionali (il diritto di ogni Stato di difesa della propria integrità territoriale). E se nel barcone respinto ci fossero anche richiedenti diritto di asilo? Fortuna la dice un po’ secca, ma mica sbaglia: non deve darsi il caso. Perché chi chiede diritto di asilo deve poterlo dimostrare, e non è dimostrabile a bordo di una carretta illegale organizzata da trafficanti. Semplicemente non deve imbarcarsi lì…



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