Il referendum sarà una farsa più che un’occasione politica
marco | 26 maggio 2009
di Pierluigi Magnaschi
Se passasse il referendum elettorale, esso imporrebbe al paese una legge iper-maggioritaria che accorderebbe alla coalizione che ha ottenuto alla Camera, in tutt’Italia, anche un solo voto in più della seconda coalizione più votata, il 55% dei seggi: potrebbe così succedere che, alla coalizione che prende il 35% dei voti, vada il 55% dei seggi. Per capire il dibattito politico in atto attorno al referendum bisogna cercare di capire chi avvantaggerebbe se fosse approvato.
Dovrebbero preferire il “si” sia la Cdl che il Pd. La Cdl dovrebbe esserne entusiastica perché essendo, adesso, il partito più votabile, esso, andando ad elezioni anticipate, si assicurerebbe una maggioranza arcisicura, liberandosi così, per almeno cinque anni, dal condizionamento della Lega.
L’adesione del Pd all’approvazione del referendum sarebbe ugualmente utile per questo partito anche se solo sul lungo periodo. Una legge elettorale di questo tipo infatti potrebbe venirgli utile fra cinque anni quando, un Pdl impigrito dall’eccesso di maggioranza, potrebbe essere sostituito da un rinnovato Pd che, a quel punto, si troverebbe nelle condizioni per governare senza ostacoli di sorta.
Chi invece ha tutto l’interesse che il referendum fallisca è la Lega che, dall’approvazione del referendum, sarebbe ricacciata verso le Alpi bergamasche da dove si era mossa per insediarsi a Roma per recitare, cosa che sinora le è riuscita, un ruolo politico nazionale.
Anche l’Idv di Tonino Di Pietro ha tutto l’interesse, e per gli stessi motivi della Lega, che il referendum fallisca. Ma di Pietro fa il pesce in barile perchè ha una difficoltà in più rispetto a Bossi. Infatti, quando le firme furono raccolte, Di Pietro era a favore del referendum perché, allora, l’Idv stava confluendo nel Pd, come ha fatto An nella Cdl. Ma adesso che l’Idv è diventato un antagonista del Pd, se passa il referendum, scompare anch’esso.
L’intero dibattito però è falsato anche dalla realtà dei fatti. Votando il 21 giugno, in occasione dei ballottaggi che avverrano in meno della metà delle province dove si è votato, saremo nella terza domenica di giugno, a scuole chiuse, e quindi il rischio del non raggiungimento del quorum è altissimo. Potrebbe farlo raggiungere un Berlusconi scatenato per il “si”. ma avrebbe subito contro la Lega. Rischio che Berlusconi non vuol correre. Preferisce l’uovo certo oggi, alla gallina domani. Potrebbe scatenarsi sul “si” il Pd che però preferisce lasciare a Berlusconi il ruolo fastidioso di leader pigliatutto. Se si aggiunge che negli ultimi 15 anni nessun referendum ha raggiunto il quorum, si può sin d’ora dire che il referendum elettorale sarà una presa in giro per tutti.





