Gli autogol di Franceschini
marco | 29 maggio 2009dal RIFORMISTA
di Tommaso Labate
Un autogol pubblico, culminato nella controffensiva della prole di Silvio Berlusconi e chiusa si fa per dire – da due retromarce («Non ho espresso giudizi», «Non parlavo dei suoi figli») e un inginocchiamento mediatico sui ceci («Mi dispiace che quei ragazzi si siano sentiti offesi»). E una gaffe rimasta sottotraccia, che ha portato una telefonata che un furibondo Walter Veltroni ha fatto ieri al suo ex numero due. Due incidenti. In meno di ventiquattr’ore.
Tralasciando le (tante) malignità, si potrebbe ipotizzare – per usare la sintesi benevola degli “amici- – che Dario Franceschini sia «incappato in due giorni segnati da una scalogna nera».
Il primo incidente è noto. Il secondo, invece, è avvenuto nel momento stesso in cui Veltroni è venuto a conoscenza di una frase pronunciata dal segretario del Pd durante una conversazione con l’Espresso anticipata ieri alle agenzie. Nel ribadire che non si candiderà al congresso di ottobre, Franceschini ha scandito: «In ogni caso, non mi ritirerò a vita privata. Non andrò in Africa».
Il ragionamento. concluso con quel richiamo all’Africa, ha talmente infastidito Veltroni che quest’ultimo ha alzato il telefono per comunicare la sua irritazione al numero uno del Pd. I contenuti della telefonata sono top secret ma, stando al tam tam alimentato da alcuni veltroniani, «Walter» avrebbe opposto a «Dario» più o meno la stessa domanda rivolta urbi et orbi dai figli di Berlusconi: «Ma come ti permetti?».
Lo scontro frontale è stato scongiurato soltanto perché, invece di correggere il tiro, Franceschini ha usato la registrazione del programma Telecamere per mettere una pezza. Riconoscendo che «dobbiamo ringraziare ogni giorno Walter Veltroni», il segretario del Pd ha incassato, qualche ora più tardi, l’armistizio di un Veltroni che gli ha manifestato pubblicamente «solidarietà per la dura battaglia che sta conducendo».
La tregua nell’ex ticket del Pd, comunque, sarebbe “a tempo determinato”. Soprattutto a prendere per buone le voci di chi giura che anche Veltroni è in marcia di allontanamento da Franceschini. Decisamente più preoccupanti, anche per la campagna elettorale, le conseguenze dell’attacco che il segretario del Pd ha rivolto a Berlusconi nel mestiere di «padre».
Quell’interrogativo («Fareste educare i vostri figli da Berlusconi?»), e soprattutto il fuoco di fila che ha scatenato, hanno portato moltissimi esponenti democrat a invitare il segretario a più miti consigli. Francesco Rutelli, pur evitando polemiche pubbliche, non ha gradito. La moglie Barbara Palombelli, invece, l’ha scritto su Facebook: «Voterò Pd, ma vorrei abbracciare i ragazzi Berlusconi… Spero che Franceschini si scusi immediatamente.
Sono ragazzi che lavorano e studiano, semplici e onesti. Complimenti a loro e soprattutto alle loro mamme!!!! ».
Ai piani alti del Nazareno, si teme che l’entrata scomposta di Franceschini abbia di fatto annullato gli effetti benefici che la campagna su Noemi stava avendo, almeno a leggere i sondaggi, sul Pd. E nel mirino, oltre al segretario, è finito anche il suo staff, quel ristrettissimo gruppo di collaboratori con cui «Dario» cura ogni singola uscita pubblica.
Tra questi c’è il portavoce Piero Martino, che negli ultimi tempi s’è guadagnato – almeno tra i divani di Montecitorio – la fama di «portasilenzio» e «depistatore» (depistatore lo è senz’altro nel nome, visto all’anagrafe è registrato come «Pierdomenico»). Ex giornalista del Popolo, Martino segue Franceschini fin dai tempi della vicesegreteria del Ppi. Dai comunicati stampa è passato ai banchi di Montecitorio.
Lui, romano, è stato paracadutato in Sicilia. «Mi metterò a disposizione, da comunicatore, per fare da megafono alle esigenze della regione», aveva promesso l’anno scorso, prima di dedicarsi anima e corpo alle esternazioni quotidiane anti-Bonaiuti, quasi sempre confinate sulle agenzie, quasi mai finite sui quotidiani.
Nello staff franceschiniano ha acquistato posizioni anche Alberto Losacco, responsabile immagine, già finito sotto accusa per i manifesti della manifestazione del 25 ottobre (tra miliardi di foto, scelse proprio quelle di una piazza, San Pietro, che piangeva per Wojtyla). Antonello Giacomelli, invece, ha un ruolo più organizzativo; tanto che – tra tutti i Dario boys – viene considerato quello che conosce meglio «il territorio».
Più “teorico”, invece, è il contributo che Francesco Garofani e Roberto Di Giovan Paolo stanno dando alla causa. Nello “studio ovale” del Nazareno, qualcuno ha ammesso l’errore. Il messaggio su Berlusconi e l’educazione dei figli era stato partorito prendendo spunto dall’affondo di Bagnasco dell’altro giorno. Il fatto che non abbia nemmeno sfiorato il target ora rappresenta un problema. Un’improvvisa salita in un percorso che pareva in discesa. Il tutto per un solo, grave, errore.
[29-05-2009]





