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Il Corriere di Ferruccio de Bortoli

marco | 4 giugno 2009

da ITALIA OGGI
di Sabina Rodi

Il Corriere della Sera, sotto la nuova direzione di Ferruccio de Bortoli, ha cambiato pelle. In meglio, lo diciamo subito. E’ diventato più agile ed imprevedibile. Meno paludato e gridato. Meno capitolino e più nordico. Meno intossicato dalla politica politicante, ma più attento al paese reale (anche se non modo ancora insufficiente; ma promette bene). Il Corriere è un giornale che è ritornato ad essere cosciente del suo valore. Che non ha più bisogno delle imbeccate da chicchessia nel mondo per riuscire a raccontare la realtà del mondo. Insomma, il Corriere della Sera di De Bortoli non dedica ad un articolo di “Famiglia cristiana” di un suo quarto di pagina, due sue pagine intere, con titoli cubitali. Né fa le fusa, in ginocchio, ad un articolo di The Economist, gonfiandolo più di una zaffata di zucchero filato che, non a caso, ti restituisce un cucchiaio di zucchero sotto forma di quattro litri di una nuvola dolciastra ed appicicaticcia. Se prendiamo anche solo il numero del Corsera di martedì 2 giugno si possono toccare, in concreto, con mano, le innovazioni di metodo che de Bortoli ha assunto in cosi poche settimane. Ad esempio, Elsa Muschella, in due sole colonne, dà conto di ciò che, di male, pensano,unanimemente, i grandi quotidiani stranieri di Berlusconi. Due colonne esemplari, misurate, informative, non scandalistiche. Il lettore si rende subito conto, senza sconti, ma anche senza inutili enfatizzazioni, di ciò che bolle nelle redazioni straniere che contano. Questo è il British journalism che, un tempo, si praticava (o si diceva si praticasse) in riva al Tamigi e che adesso invece sembra scomparso anche dalla parti di Albione, ma che de Bortoli si ostina a tenere vivo. E fa bene. Sullo stesso stile è la pubblicazione della lettera del ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che si sentiva mal interpretato da Claudio Magris e al quale de Bortoli offre una colonna in corpo nove senza l’ulteriore replica di Magris. Ai lettori, il compito di arbitrare fra le due posizioni. Questo sì che è old English style.
Inoltre de Bortoli ha de-bocconizzato il Corriere. Monti resta. Ma molti altri professori con il ditino predicatorio permanentemente alzato, si sono defilati, forse vergognandosi di non aver visto arrivare nulla del caos finanziario che sta devastando il mondo. Ma, in compenso, ricompaiono come fondisti gente di casa come Franco Venturini, una delle firme, a livello mondiale, più qualificate, per la capacità di far conoscere alla gente, in termini rigorosi e comprensibili, che cosa bolle nella pentola del mondo. Altro che Bernard Henry Levy, le plus beau décolleté de Paris, secondo la graffiante definizione del critico de l’Express, Angelo Rinaldi. Levy è un flauto considerato da anni stonato persino in Francia, un “nuovo filosofo” di quasi settant’anni, ripescato invece in Italia dal Corriere di Mieli e presentato come se fosse un fringuello.
Ottima anche la decisione di ridurre a una pagina l’imponente Focus che prima era di due pagine (chi può leggerle, nella società della fretta?) rendendolo anche più vicino agli interessi delle famiglie. Esemplare, a questo proposito, è la pagina, pratica, concreta, usufruibile, che è stata redatta, nel numero di martedì da noi preso a testimone, da Gabriela Jacomella e dedicato ai test di accesso alle università.
I servizi di apertura dedicati all’incidente dell’Airbus di Air France non hanno rivali. Senza incasinare con una grafica eccessivamente creativa i vari pezzi, come ha fatto la Repubblica, il Corriere passa, senza soluzione di continuità, dal fatto di cronaca, ai grafici che spiegano la parabola dell’incidente, alle interpretazioni sulle possibili cause del disastro con un processo telescopico che procede dagli argomenti più importanti a quelli che si possono saltare, se il lettore ha fretta. Anche sul Corriere c’è un ampio articolo sui voli di stato, ma qui si spiega anche che cosa dice la direttiva 25 luglio 2008, in modo che il lettore ha modo di rendersi conto se c’è stato abuso o no. E’, questa, la differenza, a lungo trascurata, fra un articolo di propaganda e uno di informazione.
Con il servizio in nazionale, e non più solo in cronaca lombarda, come un tempo, c’è il servizio dal titolo: “Notifiche giudiziarie con le mail, Milano parte, Roma e Torino ferme” nel quale spira il vento del Nord: la parte più avanzata del paese spiega al resto dell’Italia che si può fare ciò che altrove non si fa. Da questo punto di vista, al posto del servizio sulla frana di Varigotti (pag. 24) sarebbe stato meglio dare la notizia che i Martinitt di Milano hanno costruito, con sei mesi di anticipo sui programmi, una mega casa dello studente per 500 universitari di cui l’informazione più interessante (che l’affitto sarà fra 300 e 380 euro al mese) si trova solo nell’ultimo periodo. Un complesso del genere, di cui non si dà nemmeno l’indirizzo di e mail, interessa alle famiglie di universitari che, da tutt’Italia, confluiscono su Milano.
Una registrata meriterebbe la cultura-spettacoli che è troppo vasta (se si tiene conto anche delle otto pagine del supplemento di cronaca milanese) e che quindi sarebbe meglio cedesse, nel suo complesso, due pagine allo sport e due alle cronache nazionali (che dovrebbero essere prevalentemente dal Nord). Nella cultura, poi, pezzi come quello di Franco Cordelli (“Lo zibaldone dei voltagabbana”), provare per credere, sono illeggibili. Comincia cosi: “Chissà perché ma, penso, fosse vivo, li leggesse in italiano, o tradotti in francese..”
Buona notte.

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