Marco Castoro

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I cinesi puntano sulla Sicilia

marco | 6 giugno 2009

Il governo va caccia di cinesi. Dei soldi cinesi. Pechino invece guarda all’Italia come base logistica per il mercato del Mediterraneo e del nord Africa. Con questi scopi salpa una missione destinata a portare nel nostro paese i compratori di Pechino vogliosi di fare shopping in Italia. Il nuovo Marco Polo si chiama Adolfo Urso. Il viceministro allo sviluppo economico è tra i politici italiani che vantano un ottimo rapporto con i cinesi. A Pechino, infatti, non hanno dimenticato quando nel 2004, in piena epidemia di Sars, Urso fu tra i pochi politici mondiali a non annullare il viaggio di Stato in Cina. E siccome la riconoscenza esiste, ecco che lo ospiteranno di nuovo per gettare le basi e concludere un accordo che può cambiare il rapporto tra i due paesi, dopo le polemiche nate di recente, per alcune affermazioni fatte dalla Lega e anche dal ministro Tremonti.
Urso sarà il paladino di circa 400 imprese, scelte con la consulenza di Confindustria, pronte a vendere prodotti e servizi ai cinesi. Dai treni ad alta velocità delle Ferrovie dello Stato, da utilizzare per i binari cinesi, ai motori industriali della Ansaldo. Dagli elicotteri Agusta ai progetti curati dalle aziende farmaceutiche. Le imprese italiane vogliono entrare nel mercato cinese ma nello stesso tempo vendere i prodotti agli investitori di Pechino. Inoltre, aspetto da non sottovalutare, ci sono i fondi sovrani da investire in grandi imprese italiane. Non è da escludere che in breve tempo ci possa essere – così come si è verificato con i fondi libici – un interessamento da parte del governo cinese per entrare nel cda di grandi aziende nazionali come Eni ed Enel.
Ma a che cosa sono interessati i cinesi? In testa al loro shopping commerciale ci sono i macchinari utensili, la moda, gli elicotteri, i treni, gli yacht. La Cina possiede un forziere di oltre 100 miliardi di dollari. L’ultimo shopping cinese risale al febbraio scorso e si concluse con acquisti pari a oltre 13 miliardi di euro. A beneficiarne furono paesi come Germania, Gran Bretagna e Svizzera. La Francia no, a causa delle aperture politiche fatte da Sarkozy nei confronti del Dalai Lama. In questo giro le nostre imprese sperano che tocchi all’Italia fare la parte del leone. la spedizione cinese ci sarà nel prossimo luglio se Urso riuscirà a convincerli.
Tuttavia, come abbiamo già anticipato, ai cinesi fa gola la Sicilia. Hanno individuato nell’area dell’isola la zona ideale per realizzare il ponte con il mercato nord africano. Una piattaforma logistica che faccia da base alla merce destinata nel continente nero. Il sogno dei cinesi è costruire un aeroporto nella piana di Enna. Per riuscirci – ammesso che riescano ad avere tutte le autorizzazioni necessarie – dovrà passare del tempo. Mentre più a portata di mano ci sembra l’altra soluzione che però non esclude la precedente: quella che vedrebbe il porto di Augusta come meta di forti investimenti cinesi. In modo da far transitare da lì e non più da Suez i container di merce di Pechino destinata al mercato nord africano.
Non va dimenticato che la Cina è per l’Italia un partner privilegiato. È il terzo paese al mondo per il Pil, dopo Stati Uniti e Giappone, con una popolazione di 1 miliardo e 300 milioni e con oltre 300 mila paperoni. Nel 2008 l’export italiano in Cina è stato di 6.444 milioni di euro, seppure in crescita ben quattro volte inferiore rispetto all’import. Per far fronte alla crisi mondiale Pechino ha varato un piano di sostegno e rilancio economico da 486 miliardi di dollari da utilizzare entro il 2010.

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